Giorno per giorno – 23 Aprile 2021

Carissimi,
“Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me” (Gv 6, 56-57). Questo dovrebbe essere il risultato della partecipazione all’Eucaristia. Se questo non si dà, dovremmo chiederci il perché. Come proviamo che Cristo abita davvero in noi e noi in lui? Solo dando concretezza alla nostra dimensione di figli dell’unico Padre e perciò di fratelli e sorelle universali. Come la vita che scorre in Gesù è riflesso dell’amore trinitario che il Padre, attraverso lo Spirito, nutre per il Figlio, così la vita che riceviamo dal Figlio, attraverso il nostro cibarci di lui, ci rende capaci di testimoniare un mondo altro, rispetto al Sistema che conosciamo, retto dal principio del dominio e dalla competizione degli egoismi, conformandoci all’esistenza di Gesù nella dedizione, nella cura, nel servizio alla causa del Regno, in cui la promessa di vita che è Dio diventi realtà per tutti.

Il calendario ci porta oggi le memorie di Maria Gabriella Sagheddu, testimone di ecumenismo, di Toyohiko Kagawa, pacifista, riformatore e scrittore cristiano, e di César Chavez, leader della lotta non-violenta dei chicanos.

Maria Sagheddu era nata nel 1914, a Dorgali, in Sardegna, in una famiglia di poveri pastori. Da adolescente mostrò poco interesse ai problemi religiosi; era anzi conosciuta per il suo temperamento ribelle e contestatario. A diciotto anni, tuttavia, intervenne in lei un cambiamento profondo: cominciò ad amare la preghiera, scomparvero gli scatti d’ira, maturò una sensibilità spirituale e una coscienza ecclesiale, che la portò a iscriversi all’Azione Cattolica. A ventun anni scelse di consacrarsi totalmente a Dio ed entrò nel monastero trappista di Grottaferrata. Lì scoprì l’ecumenismo spirituale di Paul Couturier e decise di offrire la sua vita, la sua preghiera e le sue sofferenze per la causa dell’unità dei cristiani. Ammalatasi, qualche mese dopo, di tubercolosi, visse la sua malattia come offerta per contribuire a guarire la lacerazione del Corpo di Cristo. Dopo poco più di un anno di atroci sofferenze, Maria Gabriella morì la sera del 23 aprile 1939, alla fine dei vespri della domenica del Buon Pastore, in cui il Vangelo proclamava: “Ci sarà un solo ovile e un solo pastore”.

Toyohiko Kagawa era nato il 10 luglio 1888 a Kobe, in Giappone. Rimasto presto orfano, visse dapprima con la vedova di suo padre e più tardi con uno zio. Iscrittosi ad un corso di Bibbia, per imparare l’inglese, rimase colpito dal suo messaggio e ancora adolescente divenne cristiano, finendo per essere ripudiato dalla famiglia. Dopo aver frequentato per tre anni il Presbyterian College di Tokyo, comprese che, per annunciare credibilmente il vangelo ai poveri, doveva condividerne la vita. Così, dal 1910 al 1924 visse in un casotto di neppure due metri quadrati, nei bassifondi di Kobe, salvo un’interruzione di due anni, dal 1914 al 1916, quando si recò a Princeton, a studiare tecniche per la riduzione della povertà. Già nel 1912 aveva contribuito alla sindacalizzazione dei lavoratori dei cantieri navali, nel 1918 organizzò il sindacato degli operai, e nel 1921 quello degli agricoltori. Sì battè per il suffragio universale maschile (concesso nel 1925) e per leggi più favorevoli ai sindacati. Nel 1923 gli fu chiesto di sovrintendere il lavoro sociale a Tokyo. Fondò cooperative di credito, scuole, ospedali e chiese, e nel frattempo scrisse e tenne conferenze sull’applicazione dei principi cristiani all’ordinamento della società. Fondò la Lega Anti-guerra, e nel 1940 fu arrestato per aver chiesto pubblicamente scusa alla Cina per l’invasione giapponese di quel paese. Nell’estate del 1941 si recò in America nel tentativo di evitare la guerra tra il Giappone e gli Stati Uniti. Dopo la guerra, nonostante le precarie condizioni di salute, si dedicò alla riconciliazione degli ideali e dei processi democratici con la cultura tradizionale giapponese. Morì a Tokio il 23 luglio 1960. È ricordato come l’ “Apostolo giapponese dell’amore”, che seppe coniugare gli aspetti mistici della fede in Gesù Cristo con la necessità dell’azione sociale. Il suo nome è incluso nel calendario dei santi della chiesa luterana e in quella episcopaliana degli Stati Uniti.

César Chavez era nato a Yuma, in Arizona (Usa), il 31 marzo 1927, da una famiglia di chicanos (oriundi messicani), che sarà ridotta sul lastrico dopo la grande crisi del 1929. I chicanos rappresentavano una delle minoranze più povere degli Stati Uniti e, tra loro, i braccianti erano una categoria al di sotto della soglia minima di povertà. La famiglia di Chavez dovette a lungo sopravvivere di lavori agricoli a carattere stagionale, che l’obbligavano a spostarsi continuamente e ad abitare sempre sotto una tenda. Inutilmente il piccolo César si iscriveva a scuola, perché, immancabilmente, dopo qualche mese, veniva il trasferimento, la perdita dell’anno scolastico, la nuova iscrizione e così via. Lasciata definitivamente la scuola, dopo sette ani di studi intermittenti, il ragazzo cominciò a lavorare col padre per aiutare la famiglia. Divenuto adulto, a 21 anni sposò Helena Fabela, che gli darà otto figli. Nel 1952, il sodalizio con un prete cattolico, padre Donald Mc Donnel, e con un organizzatore sindacale, Fred Ross, portò il giovane a diventare sindacalista a tempo pieno nella CSO (Community Service Organization). Qualche anno dopo, tuttavia, percependo la progressiva verticalizzazione dell’organizzazione, preferì lasciarla per lavorare a stretto contatto della gran massa dei chicanos stagionali. Nel 1962 fondò la National Worker Association, il cui obiettivo, oltre al miglioramento delle condizioni lavorative dei braccianti, sará quello del recupero della memoria storica e dell’ identità culturale della sua gente. Il tutto nel rispetto rigoroso dei metodi non-violenti di lotta, che Chavez apprese dalla lettura delle opere di Gandhi e dall’amicizia con Martin Luther King: marce, boicottaggi, sit-in. César Chavez morì, per cause naturali non accertate, il 23 aprile 1993.

I testi che la liturgia odierna propone alla nostra riflessione sono tratti da:
Atti degli Apostoli, cap.9, 1-20; Salmo 117; Vangelo di Giovanni, cap.6, 52-59.

La preghiera del Venerdì è in comunione con i fedeli della Umma islamica, che confessano l’unicità del Dio clemente e ricco in misericordia.

È tutto, per stasera. Noi ci si congeda qui, offrendovi in lettura una citazione di Toyohiko Kagawa, che troviamo in rete e che è, così, per oggi, il nostro

PENSIERO DEL GIORNO
Siamo consapevoli, o Dio, che Tu dimori tra le persone più umili della Terra, che Tu siedi sul mucchio di polvere tra quanti popolano le baraccopoli e si ammassano nelle prigioni, che Tu sei presente tra i giovani delinquenti e i senzatetto, che Tu ti confondi con la folla dei mendicanti in cerca di pane, che Tu soffri con i malati e che sei in fila con i disoccupati. Si possa noi essere allora consapevoli che quando dimentichiamo i disoccupati, ci dimentichiamo di Te. (Toyohiko Kagawa).

Ricevete l’abbraccio dei vostri fratelli e sorelle della Comunità del bairro.

Giorno per giorno – 23 Aprile 2021ultima modifica: 2021-04-23T22:03:19+02:00da fraternidade
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