Giorno per giorno – 24 Aprile 2021

Carissimi,
“Molti dei suoi discepoli, dopo aver ascoltato, dissero: Questo linguaggio è duro; chi può intenderlo? Gesù disse loro: Questo vi scandalizza? Da allora molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: Forse anche voi volete andarvene?” (Gv 6, 60-61. 66-67). Coraggiosi i discepoli che si tirarono indietro come anche i Dodici che decisero di restare con Gesù. Oggi, noi si resta, ma come ce ne fossimo andati. La sua parola non ci scandalizza più, ci scorre addosso, senza cambiarci la vita. Come anche il cibarci di lui fatto carne e sangue nel pane benedetto è solo una pia abitudine, quando ancora c’è, senza che ci lasciamo interpellare sul mistero dell’amore di un Dio crocifisso, che vuole salvi tutti, a partire dagli ultimi. Mentre noi, giocosamente o tristemente, ce ne stiamo al servizio dei primi, che, gli ultimi, li eliminano, sull’altare dei loro egoismi, annegandoli in mare o soffocandoli in terra, per mancanza di ossigeno o di vaccini, in fila, quando ci arrivano, davanti agli ospedali. Tanto, come si dice: Chi muore tace, chi vive (finché non gli tocca) si dà pace. Se c’è da mobilitarsi, che sia per il diritto alla movida. Signore, che noi si resti, sì, con te, ma con l’anelito di Pietro, per aver scoperto in te la parola di vita, che fa vivere tutti. Assumendola come progetto per la nostra esistenza.

Il 24 aprile gli armeni ricordano Metz Yeghern (il Grande Male), che designa lo Sterminio in massa di civili armeni, deciso dal governo dei “giovani turchi” durante la prima guerra mondiale.

Il 24 aprile 1915, con l’arresto e la deportazione dell’intera élite armena di Costantinopoli – ecclesiastici, politici, letterati, avvocati e giornalisti -, prese il via l’eliminazione di gran parte del popolo armeno sul territorio ottomano. Il decreto provvisorio di deportazione, datato maggio 1915, e quello di confisca dei beni non furono mai ratificati dal parlamento. Durante i penosissimi e drammatici trasferimenti in massa delle popolazioni, si registrarono massacri e violenze indiscriminate, ad opera sia di turchi che di bande di curdi e di circassi. La fame, le epidemie, gli stenti, nella terribile marcia nel deserto, con destinazione Deir es-Zor, in Mesopotamia, fecero il resto. Secondo gli storici, le stime delle vittime oscillano tre le 700.000 e il milione e mezzo.

I testi che la liturgia odierna propone alla nostra riflessione sono tratti da:
Atti degli Apostoli, cap.9,31-42; Salmo 116, 12-17; Vangelo di Giovanni, cap.6, 60-69.

La preghiera del Sabato è in comunione con le comunità ebraiche della diaspora e di Eretz Israel.

È tutto, per stasera. Noi ci si congeda qui, offrendovi in lettura una “ninna nanna delle deportate armene”, ritrovata dalla scrittrice italiana di origine armena Antonia Arslan, che l’ha inserita nel suo romanzo “La strada di Smirne” (Rizzoli). Come lei stessa ebbe a spiegare nel corso di un incontro: “Deir ez-Zor nel deserto siriano è per gli armeni quello che per gli ebrei è Auschwitz, il luogo della fine delle deportazioni, il luogo dove gli ultimi sopravvissuti sono stati seppelliti vivi in enormi buche di tipo carsico, presenti nel terreno, coperti di terra e di foglie e dati alle fiamme. I bambini sono stati uccisi nello stesso modo. Per gli armeni questo era Deir ez-Zor”. E questo è, per oggi, il nostro

PENSIERO DEL GIORNO
Stiamo marciando verso Deir ez-Zor piangendo, nel mezzo del fuoco, nel dolore. Non c’è speranza, non una luce. Canto una ninna nanna al mio bambino. Io la canto e lui dorme. Dormi dormi dormi, non pensare che la strada è lunga e il tuo cuore innocente non sarà turbato. Noi siamo esiliate, non abbiamo una casa, siamo deportate, non abbiamo un luogo, non abbiamo nemmeno Dio a giudicare. La nostra pena è senza fine. Hai pianto e sei sfinito. Goccia a goccia ti sei disseccato succhiando il mio seno asciutto. La tua anima giusta era turbata, eri stanco, stanco di piangere. Goccia a goccia te ne sei andato. Non ho più latte da darti, solo sangue esce dai miei occhi. (Ninna nanna delle deportate armene).

Ricevete l’abbraccio dei vostri fratelli e sorelle della Comunità del bairro.

Giorno per giorno – 24 Aprile 2021ultima modifica: 2021-04-24T22:04:48+02:00da fraternidade
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