Giorno per giorno – 19 Aprile 2021

Carissimi,
“In verità, in verità vi dico, voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Procuratevi non il cibo che perisce, ma quello che dura per la vita eterna, e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo” (Gv 6, 26-27). Cosa c’è dietro il nostro cercare Dio? Assai spesso, niente più che la ricerca [o l’illusione] di una determinata egoistica soddisfazione, materiale, psicologica o spirituale che si voglia. Come del resto capita avvenga anche nelle relazioni umane, dove il motivo interesse ne condiziona il sorgere, il perdurare, e il finire in termini di alleanza, amicizia, affetto, fedeltà, persino in ambito famigliare. Non bastassero le nostre esperienze, ne abbiamo conferma anche nei racconti della Bibbia, che è sempre uno specchio realistico della condizione umana. È questo di cui Gesù rimprovera chi si era messo alla sua ricerca dopo l’episodio di pani. Lo cercano perché si sono saziati, e sperano che questo avvenga di nuovo, a comando. I germi di certa nefasta teologia della prosperità, presenti da sempre nella dimensione religiosa, hanno qui la loro conferma. Gesù, con pazienza, spiega loro che si sono persi il meglio, che è ciò che ha innescato il segno e quanto ne è seguito: la disponibiltà del ragazzino al suo seguito che ha rinunciato a tutto ciò che aveva, per soddisfare la fame degli altri. Facendosi, perciò, pane lui stesso. Che, poi, è il significato delle nostre eucaristie, dove noi, cibandoci di Colui che si è fatto nostro alimento, ci compromettiamo ad essere come Lui, testimoniando, nella condivisione generosa, l’economia del Regno. Questo è credere nella risurrezione. Diversamente è solo una barzelletta.

Il martirologio latinoamericano ci porta oggi la memoria di Joana Tum de Menchu, martire per la giustizia in Guatemala. Noi ricordiamo anche il Massacro dei Conversos di Lisbona.

Juana Tum de Menchu era catechista e parteira di una comunità indigena del Quiché. Sposata a Vicente, anche lui catechista e leader di comunità, ebbe undici figli, di cui due morirono ancora piccoli, vittime della miseria e della fame; un altro, Patrocinio, sedicenne, anche lui catechista, fu sequestrato dall’esercito, il 9 settembre 1979, torturato brutalmente e ucciso. Il 31 gennaio del 1980 fu la volta di Vicente, bruciato con altri 36 compagni, nel rogo dell’Ambasciata di Spagna, da loro pacificamente occupata per denunciare all’opinione pubblica mondiale l’espropriazione arbitraria delle terre indigene e la repressione governativa. Juana fu sequestrata il 19 aprile 1980, violentata, torturata e lasciata poi morire dissanguata. Un altro figlio, Victor sarebbe stato ucciso dall’esercito, l’8 marzo 1983. Una figlia, Rigoberta Menchu, che ha saputo dar voce alla cultura, alla sofferenza e alla resistenza del suo popolo, è stata insignita del Premio Nobel per la Pace, nel 1992.

Il 19 aprile 1506 scoppiarono a Lisbona, fomentati dalla predicazione di alcuni frati domenicani, una serie di tumulti contro i conversos (ebrei convertiti). Circa diecimila abitanti della città, cui si aggiunsero marinai tedeschi, olandesi e francesi, entrarono nel quartiere dove i conversos abitavano e massacrarono uomini, donne e bambini. Furono accesi numerosi roghi nella città e vi furono bruciati molti già morti ed altri ancora vivi. Il massacro ebbe fine solo il 23 aprile. Il numero delle vittime oscillò tra tre e quattro mila.

I testi che la liturgia odierna propone alla nostra riflessione sono tratti da:
Atti degli Apostoli, cap.6, 8-15; Salmo 119, 23-30; Vangelo di Giovanni, cap. 6, 22-29.

La preghiera di questo lunedì è in comunione con le grandi religioni dell’India, Vishnuismo, Shivaismo, Shaktismo.

Oggi si celebra la Giornata Panamericana dell’Indio, votata dal 1° Congresso Indigenista inter-americano, riunito in Messico il 19 aprile 1940. Mira a sensibilizzare l’opinione pubblica e l’azione dei governi per ciò che concerne la salvaguardia e la valorizzazione delle culture autoctone, la tutela delle terre tradizionalmente occupate dagli indigeni e la loro protezione contro gli atteggiamenti predatori, di cui da secoli sono vittima.

Il 19 aprile 2015 si spegneva Elio Toaff, già rabbino capo della comunità ebraica di Roma, “uomo di pace e di dialogo”, come lo ha definito papa Francesco. Vogliamo ricordarlo con le parole di Renzo Gattegna, presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane: “Piangiamo in lui la scomparsa di un uomo straordinario. Un punto di riferimento, un leader, una guida spirituale in grado di segnare il suo tempo e il tempo delle generazioni che ancora verranno. I gesti e gli insegnamenti che hanno caratterizzato il magistero e la lunga vita del rav Toaff rappresentano infatti uno dei momenti più alti nella storia, non solo dell’ebraismo italiano ma dell’umanità intera”.

È tutto, per stasera. Prendendo spunto dalle memorie che ci portano alla mente e al cuore episodi di martirio che hanno marcato la storia della comunità ebraica, scegliamo di congedarci, offrendovi in lettura una preghiera che scandisce la quotidianità dei nostri fratelli ebrei, la Benedizione per la Torah, che si apre con le parole “Con amore eterno”. Che è, così, per oggi, il nostro

PENSIERO DEL GIORNO
Con amore eterno hai amato la Casa d’Israele, Tuo popolo, ci hai insegnato la Torah, i precetti, gli statuti e le costituzioni. Perciò, Signore Dio nostro, concedi che quando ci corichiamo e quando ci alziamo, meditiamo sui precetti della Tua volontà e fa’ che ci rallegriamo e gioiamo in eterno nelle parole dell’insegnamento della Tua Torah, dei Tuoi statuti e precetti. Perché essi sono la nostra vita e longevità. Il Tuo amore non allontanare da noi in eterno. Benedetto Tu, Signore, che ama il suo popolo Israele. (Benedizione per la Torah, Ahabhath olam).

Ricevete l’abbraccio dei vostri fratelli e sorelle della Comunità del bairro.

Giorno per giorno – 19 Aprile 2021ultima modifica: 2021-04-19T22:05:28+02:00da fraternidade
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