Giorno per giorno – 20 Aprile 2021

Carissimi,
“Allora gli dissero: Quale segno tu fai perché possiamo crederti? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: Diede loro da mangiare un pane dal cielo. Rispose loro Gesù: In verità, in verità vi dico: non Mosè vi ha dato il pane dal cielo, ma il Padre mio vi dà il pane dal cielo, quello vero; il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo” (Gv 6, 3-33). Ogni cosa, gesto, atteggiamento, parola è segno che rimanda a qualcos’altro. Fosse pure uguale, dipendendo da come si dà, può esprimere significati anche completamente opposti. Si pensi al bacio di Giuda. O a un abbraccio rubato; al silenzio (come anche ad ogni parola, per come la si dice), che può rivelare indifferenza, disprezzo, timidezza, dolore, empatia, riverenza; a una gentilezza, come espressione di un animo buono, o invece di interesse e di servilismo; alla partecipazione a una lotta (a un partito, a un movimento), in vista di interessi egoistici, o a tutela dei più. Si pensi quali significati diversi comporti l’adesione ad una stessa fede, il congregarsi in una stessa chiesa, la frequenza allo stesso rito, la stessa preghiera. Che tipo di segno dà Gesù, perché gli si possa credere? Quello del pane. O, meglio, quello del farsi pane. Non per la vita di alcuni, per la vita del mondo. Credere in Lui, significa allora credere questo di Lui, e fare questo di noi. Pane per la vita del mondo. Vita condivisa. Se non è questo, crediamo solo in un idolino fasullo.

Oggi è memoria di don Tonino Bello, pastore secondo il cuore di Dio e profeta di nonviolenza.

Antonio Bello era nato ad Alessano (Lecce) il 18 marzo 1935. Entrato da ragazzo nel seminario di Ugento, fu ordinato sacerdote l’8 dicembre 1957 e, nel 1982, divenne Vescovo di Molfetta, Ruvo, Giovinazzo e Terlizzi. Tutto il suo ministero episcopale fu al servizio dei poveri, dei senza-casa, dei disoccupati, degli immigrati e degli emarginati. Amò, annunciò e visse l’immagine della “Chiesa del grembiule”, condividendo con gli ultimi il sogno di un’umanità più giusta e fraterna e, più concretamente, lo stile di vita, spesso l’abitazione e la congrua che riceveva. Osteggiato o mal sopportato da quanti scambiano l’appartenenza alla Chiesa per un’opportunità di carriera o si legano ai potenti di turno attraverso la pratica di reciproci favori, seppe invece contagiare quanti incontrava con l’amore per la vita e per Cristo che in lui traspariva e con la coerenza e semplicità che testimoniava. Nominato nel 1985 Presidente nazionale di Pax Christi, si fece pellegrino di pace, ovunque ne vedesse la necessità, proclamando la Parola di Dio e compiendo gesti profetici di riconciliazione. L’ultimo fu quando, già visibilmente malato, partì con altri 500 pacifisti, di diverse nazioni, credenti e non credenti, il 7 Dicembre 1992, per Serajevo, ancora in guerra. Lì disse loro: “Vedete, noi siamo qui, allineati su questa grande idea, quella della nonviolenza attiva. […] Noi qui siamo venuti a portare un germe: un giorno fiorirà. […] Gli eserciti di domani saranno questi: uomini disarmati”. Don Tonino morì a Molfetta il 20 aprile 1993.

I testi che la liturgia del giorno propone alla nostra riflessione sono tratti da:
Atti degli Apostoli, cap.7, 51 – 8, 1a; Salmo 31; Vangelo di Giovanni, cap.6, 30-35.

La preghiera del martedì è in comunione con le religioni tradizionali del Continente africano.

È tutto, per stasera. Noi ci si congeda, offrendovi in lettura una citazione di don Tonino Bello, tratta da una conversazione tenuta il 18 agosto 1992 con Vito Cassiano. La troviamo nl sito dontoninobello.info ed è, per oggi, il nostro

PENSIERO DEL GIORNO
Una chiesa troppo sicura di sé, una chiesa che ha una risposta a tutti i problemi, non credo che rappresenti proprio l’ideale evangelico. Noi molto spesso siamo più portati ad incarnare Gesù che stende le braccia e seda la tempesta, e non invece Gesù che stende le braccia sulla croce e attira tutti a sé. Io penso che la chiesa debba vivere le insicurezze dell’uomo contemporaneo, che vive il travaglio di una crescita interiore, che non ha sempre le ricette prefabbricate per tutti i problemi della vita, che sa sostituire al logos la sofia, la sapienza del vangelo, una chiesa un po’ stolta per il mondo, che condivide la follia della croce, le onnidebolezze di Dio, come affermava Bonhoeffer. Io la vedo così la chiesa; può darsi pure che mi sbagli, ma la vedo così. (Don Tonino Bello, Chiesa di parte, Chiesa dei poveri).

Ricevete l’abbraccio dei vostri fratelli e sorelle della comunità del bairro.

Giorno per giorno – 20 Aprile 2021ultima modifica: 2021-04-20T22:35:26+02:00da fraternidade
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