Giorno per giorno – 11 Novembre 2020

Carissimi,
“Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano. Ma Gesù osservò: Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?” (Lc 17, 15-17). In dieci, lebbrosi, erano andati incontro a Gesù, fermandosi a distanza, tutti e dieci semplicemente esclusi, per una qualche loro colpa, come diagnosticava da sempre la discutibile sapienza dei maestri. Del resto, anche oggi, chi vive ai margini è sempre per colpa sua, a giudizio dei più. Nel vangelo, sono loro i primi a chiamare Gesù (Dio-salva) per nome, come, del resto, è chi è cosciente della propria condizione di escluso che anela alla salvezza. Gli altri se ne stanno al sicuro nelle loro case, convinti di godere quella che ne è soltanto una contraffazione. Gesù si limita a dire: “Andate a presentarvi ai sacerdoti” (v. 14). E qui, saltarono evidentemente fuori le differenze: nove, ebrei si diressero a Gerusalemme, l’altro, samaritano, dai suoi sacerdoti di Samaria. E mentre essi andavano per la loro strada, obbedendo alla parola di Gesù, furono sanati. Uno, però, a quel punto, disobbedisce, tanto alla Legge quanto a Gesù, e torna indietro. E, sorprendentemente, Gesù non lo rimprovera, anzi lo loda: lui, straniero ed eretico, ha capito prima degli altri, oltre ogni teorizzazione e obbligo religioso, la verità che restituisce l’umanità intera all’innocenza primordiale, per grazia, solo per grazia: in questo consiste l’evento di Gesù, questa è la parola della salvezza. Ora, quei dieci lebbrosi sono, in realtà, tutti noi, l’umanità intera, segnata dalla lebbra del peccato, dal sistema del dominio, dell’odio, della divisione. Su di essa è stato portato, una volta per tutte, nella vita e nella morte del Figlio di Dio, l’annuncio del perdono e della redenzione, che abbatte il muro di ogni separazione e inimicizia; non tutti, però, lo sanno, paradossalmente, spesso, proprio chi vive nella sfera religiosa. Solo un samaritano, allora, quanti samaritani, oggi, più avanti di noi! Resta vero quanto diceva dom Helder Câmara, in un suo discorso del 1972: “Forse alcuni – o forse molti di voi – pensano di non avere alcuna religione o fede. La verità è che siamo e saremo con Cristo anche se non lo sappiamo, e anche se sembra che non lo vogliamo. Perché egli sarà con noi, nella misura in cui la nostra fame e sete di giustizia, verità e amore saranno sincere”.

Il nostro calendario ci porta oggi due belle memorie: Martino di Tours, pastore e difensore dei deboli, e Sören Kierkegaard, filosofo appassionato di Cristo.

Martino nacque in Pannonia (l’attuale Ungheria), nella famiglia di un ufficiale dell’esercito romano nell’anno 330 circa. Giovanissimo si arruolò anche lui nella cavalleria imperiale, e prestò servizio in Gallia. È a questo periodo che potrebbe risalire, se fosse storico, l’episodio del mantello diviso in due per aiutare un mendico a proteggersi dal freddo. Nel 356, divenuto cristiano, decise di lasciare l’esercito, dicendo: “Finora ho servito fedelmente Cesare, adesso lasciatemi servire Cristo”. Accusato di viltà dai suoi ex-commilitoni (i cappellani militari non c’erano ancora a dar loro man forte!), si offrì di restare privo di armi nel bel mezzo di una battaglia. Si diresse poi alla città di Poitiers, dove divenne collaboratore del vescovo Ilario che, nel 360 lo ordinò presbitero. L’anno successivo fondò a Ligugé il primo monastero della Gallia e, nel 371, fu eletto vescovo di Tours. Intraprese un’opera di evangelizzazione piuttosto rozza nelle forme e poco rispettosa delle tradizioni religiose delle campagne, ma seppe, in compenso, conquistarsi il favore delle popolazioni contadine, prendendone le difese nei confronti dell’esoso fisco romano. Reagì inoltre duramente all’uso invalso in quel tempo, di condannare a morte gli eretici. La popolarità che conquistò fu così grande che, alla sua morte, l’8 novembre del 397, la sua salma fu contesa tra gli abitanti di Poitiers e quelli di Tours. La memoria si celebra nell’anniversario della sua sepoltura.

Søren Kierkegaard nacque il 5 maggio 1813, a Copenhagen, in Danimarca. Quando già era un giovane e brillante filosofo, la sua ricerca del senso divino dell’esistenza lo portò a rinunciare all’ideale di sposare Regina Olsen, non volendo esporla all’angoscia della sua ricerca spirituale, né accettando che il matrimonio fosse ad essa di ostacolo. Vittima di ogni genere di aggressività, a causa della sua aspra critica della cultura europea e della filosofia hegeliana allora dominante, soleva dire che il suo tempo si caratterizzava per l’ingenua accettazione di idee borghesi, calate dall’alto, senza alcun serio questionamento. Essere cristiano, per lui, significava seguire concretamente la prassi di Gesù. Il cristianesimo è, pertanto, di una serietà tremenda. E tuttavia dopo duemila anni “tutto è diventato superficiale” e la più sottile e pericolosa delle eresie è quella di “fingere o scherzare al cristianesimo”, come fanno disinvoltamente tanti cattolici e protestanti. Tanto che, affermava, è, oggi, paradossalmente “più difficile divenire cristiani quando già lo si è, che quando non lo si è”. Søren Kierkegaard morì l’11 novembre 1855.

I testi che la liturgia del giorno propone alla nostra riflessione sono tratti da:
Lettera a Tito, cap.3, 1-7; Salmo 23; Vangelo di Luca, cap.17, 11-19.

La preghiera del mercoledì è in comunione con quanti ricercano l’Assoluto della loro vita nella testimonianza per la pace, la fraternità e la giustizia.

È tutto, per stasera. Noi ci congediamo qui, lasciandovi ad una citazione di Søren Kierkegaard, tratta dal suo “Il giglio nel campo e l’uccello nel cielo. Discorsi 1849-1851” (Donzelli Editore). Che è, per oggi, il nostro

PENSIERO DEL GIORNO
Pensa a una persona che si mette davanti a un’altra e con il suo corpo la copre completamente, così che nessuno, nessuno possa scorgere chi si nasconde dietro: allo stesso modo Gesù Cristo nasconde il tuo peccato con il suo corpo santo. Se poi la giustizia andasse su tutte le furie, cosa potrebbe volere di più: viene data soddisfazione. Se poi in te il pentimento, già così lacerante, ritenesse di dover aiutare la giustizia fuori di te a scoprire il peccato: viene data soddisfazione, c’è una riparazione, un espiatore che copre ogni tuo peccato e ne rende impossibile la vista; impossibile per la giustizia e così a sua volta impossibile per te o per il pentimento in te, perché anche il pentimento perde la vista quando la giustizia, a cui esso si appella, dice: non riesco a vedere nulla. Li nasconde letteralmemente. Pensa a una chioccia che, preoccupata, nel momento del pericolo raccoglie i pulcini sotto le proprie ali, li copre, ed è pronta a dare la sua vita piuttosto che privarli di quel riparo che ne rende impossibile la vista all’occhio del nemico: allo stesso modo egli nasconde il tuo peccato. Allo stesso modo: perché anch’egli è preoccupato, infinitamente preoccupato nell’amore; darà la sua vita prima di privarti di questo riparo sicuro sotto il suo amore. Prima darà la sua vita, anzi no, proprio per questo questo ha dato la sua vita, per assicurarti un riparo sotto il suo amore. E perciò non allo stesso modo della chioccia: vale a dire, è preocccupato allo stesso modo o infinitamente di più della chioccia che copre i suoi pulcini, ma d’altro canto non allo stessso modo poiché egli nasconde con la sua morte. Oh riparo eternamente sicuro, beatamente protetto! Per i pulcini c’è pur sempre un pericolo; seppure coperti continuano ad essere in pericolo: quando la madre ha compiuto l’atto estremo, quando per amore ha dato la sua vita per loro, il riparo viene loro sottratto. Ma lui invece… sì, se coprisse il tuo peccato con la sua vita, sussisterebbe sempre la possibilità del pericolo che gli tolgano la vita, e a te il riparo. Ma le cose stanno diversamente, perché copre il tuo peccato con la sua morte. La morte può certo sopprimere un vivente; ma è impossibile sopprimere una morte, e dunque è impossibile che il tuo riparo ti venga sottratto. Se poi la giustizia andasse su tutte le furie, cosa potrebbe volere di più della pena di morte; ma la pena è stata scontata, la sua morte è il tuo riparo. (Søren Kierkegaard, Il giglio nel campo e l’uccello nel cielo).

Ricevete l’abbraccio dei vostri fratelli e sorelle della Comunità del bairro.

Giorno per giorno – 11 Novembre 2020ultima modifica: 2020-11-11T22:57:39+01:00da fraternidade
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