Giorno per giorno – 22 Settembre 2020

Carissimi,
“Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica” (Lc 8, 21). Vangelo strano, quello che si è ascoltato oggi, che ci mostra un Gesù scontroso con sua madre e gli altri famigliari che erano venuti a cercarlo. Marco, nel vangelo parallelo a questo, specifica che volevano riportarlo a casa, perché pensavono gli avesse dato di volta il cervello (cf Mc 3, 21. 31-35). Il vangelo non vuole registrare uno sgarbo di Gesù alla famiglia, ma sottolineare il fatto che non c’è legame di sangue (né di battesimo, potremmo aggiugnere), per il quale ci si possa arrogare il monopolio della Parola di Dio, che si è resa presente nella persona di Gesù. Men che meno da parte di chi arrivi a pensare che l’annuncio del Regno, così come da lui testimoniato, sia di per sé esagerato, improponibile e persino scandaloso, nella sua radicalità, ed abbia perciò bisogno di essere tradotto, edulcorato, ricondotto ad una dimensione religiosa, sacrale, devozionale, che eviti il rischio di scompaginare gli equilibri spesso precari che reggono la società. Immediatamente prima del vangelo di oggi, Gesù aveva detto: “Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la pone sotto un letto; la pone invece su un lampadario, perché chi entra veda la luce” (Lc 8, 16). Ora, la luce è la verità. Che non consiste in un dogma astratto, o in una qualche affermazione teologica, ma è l’amore nel suo darsi. Per dirlo con le parole di Paolo “essere veritieri nell’amore” (Ef 4, 15). Mancando l’amore, viene meno la verità. Rifiutiamo la luce, che è il Cristo stesso. Con il praticarlo, il viverlo, succede invece l’assolutamente impensabile: generiamo Dio al mondo, resi sua madre nel tempo che viviamo, e fratelli di Gesù, sua vera famiglia. Diversamente, siamo solo venditori abusivi di merci contraffatte, esibiamo etichette false.

Oggi, il calendaio ci porta le memorie di Eugenio Lyra, martire della lotta per la giustizia; e quella di Guruk Nānak, mistico e fondatore del Sikhismo.

Eugenio Lyra era nato l’8 gennaio 1947, nello Stato di Bahia. Dopo gli studi medi, desiderando diventare avvocato, si iscrisse alla Facoltà di Diritto, dove si laureò nel 1970. L’anno successivo si sposò con Lucia, sua compagna di studi, prima e, ora, di professione, ed insieme aprirono uno studio a Salvador. Iniziò allora la collaborazione con diversi sindacati, che portò il giovane avvocato a viaggiare spesso in diverse città del’entroterra bahiano. Nel 1976, la coppia maturò la decisione di traferirsi a Santa Maria da Vitória, a mille e quattrocento chilometri dalla capitale. Là fissò la sua residenza, fornendo assistenza legale ai lavoratori e lottando per la restituzione delle terre ai contadini che ne erano stati espropriati illegalmente dai grileiros. In una situazione di estrema tensione, che vedeva lo Stato di Bahia ai primi posti per numero di assassini e di episodi di violenza nei campi, questa scelta procurò presto al giovane avvocato numerosi nemici, che cercarono a più riprese di intimidirlo con minacce e persecuzioni. Pochi giorni prima della deposizione che si apprestava a fare nell’ambito della Commissione Parlamentare di Inchiesta sulla sottrazione di terre ai danni dei piccoli proprietari terrieri, con una documentazione, che incriminava senza ombra di dubbio i potentati locali e additava la loro impunità davanti alla legge, Eugenio Lyra fu ucciso dal pistoleiro Wilson Gusmão, il 22 settembre 1977. L’assassinio era stato commissionato per quarantamila cruzeiros dal fazendeiro Valdely Rios, dall’avvocato Alberto Nunes, e da Abílio Antunes, Cantídio de Oliveira e João da Costa da Silva, con la complicità del delegato di polizia, Eymar Portugal Sena Gomes. Lyra lasciò la giovane moglie incinta e una bimba, Mariana, che sarebbe nata quattro mesi più tardi. Morì, martire della causa del Regno, perché rifiutò di divenire complice dell’arbitrio e della violenza generate da un sistema di dominazione, d’ingiustizia e d’impunità.

Guru Nānak era nato il 15 aprile 1469 a Rāi Bhōi dī Talwandī (oggi Nankana Sahib, nei pressi di Lahore, in Pakistan), figlio di Mehta Kalyan Das Bedi e di Tripta Devi. Dimostrò sin da ragazzo una forte inclinazione alla vita meditativa, preferendo a tutto la compagnia di asceti indù e musulmani. Si dice che egli abbia incontrato a Benares il mistico Kabir, che avrebbe avuto non poca influenza sui suoi sviluppi futuri. All’età di diciotto anni sposò Mata Sulakhanī, da cui ebbe due figli: Lakhmī Dās e Srī Cand. Durante la giovinezza Nānak visse nella città di Sultānpur, dove lavorò come magazziniere alle dipendenze del nababbo Daulat Khān Lodī, ma, trentenne, in seguito ad un’esperienza mistica, lasciò ogni cosa e, assieme ad un suonatore musulmano di nome Mardāna, intraprese un lungo viaggio che lo portò a diversi luoghi santi sia indù che musulmani. Lungo il cammino impartiva col canto i propri insegnamenti. Predicava il superamento della troppo facile esteriorità a cui si riduce la pratica religiosa nelle diverse tradizioni, ed esortava a preferire un culto devozionale rivolto nell’intimo del cuore al Signore supremo, che egli diceva essere l’anām , il “senza-nome”, dato che sono infiniti i nomi con cui gli uomini si sono rivolti a Lui. Ma, proprio per questo, egli è anche semplicemente Nām, il “Nome, o anche Sat-nām, il “Vero Nome”, che si dà a conoscere attraverso l’ordine divino del creato (Hukam), la Parola interiore (Sabad), il Maestro (Guru) – che è in primo luogo il Signore stesso con le sue ispirazioni, ma anche chi è chiamato ad esserne interprete -, la Verità (Sac). Solo la Parola di Dio, la sua Grazia, consente all’uomo di liberarsi dalla prigione del suo egoismo (haumai). Verso il 1520, Guru Nānak ricevette in donazione una terra sulle rive del fiume Rāvi, dove fece costruire un villaggio che chiamò Kartārpur (“città del Creatore”), nel distretto di Narowal, in Punjab (Pakistan). Lì trascorse i suoi ultimi anni di vita, allontanandosi solo per brevi viaggi, al fine di visitare esponenti di altre correnti religiose. Il grande numero di discepoli che vi affluì costituì la prima comunità Sikh. Un discepolo di nome Lahnā ricevette da Guru Nānak il nuovo nome di Angad e fu da lui designato come suo successore. Compiuta la sua missione Guru Nānak si spense il 22 settembre 1539.

I testi che la liturgia odierna propone alla nostra riflessione sono tratti da:
Libro dei Proverbi, cap.21, 1-6. 10-13; Salmo 119; Vangelo di Luca, cap.8, 19-21.

La preghiera del martedì è in comunione con le religioni tradizionali africane.

Noi ci si congeda qui, offrendovi in lettura un canto di Guru Nānak, che troviamo nel libro “Canti religiosi dei Sikh” (Rusconi), edito a cura di Stefano Piano, e che è, per oggi, il nostro

PENSIERO DEL GIORNO
Colui che serve il solo Dio non conosce altri: / egli lascia da parte gli amari affanni del mondo. / Nell’amore e nella verità s’incontra il più Vero dei veri. // Tale è il servo devoto di Dio; / cantando le virtù di Dio egli Lo incontra e lava via / la macchia del suo peccato. // Nel mondo intero capovolto è il loto del cuore; / le cattive intenzioni sono come un fuoco che brucia il mondo / e solo chi medita sulle parole del Guru si salva. // Il calabrone, la falena, l’elefante, il pesce / e il cerbiatto soffrono per le proprie azioni e muoiono. / Schiavi dei desideri terreni, essi non vedono la verità. // L’amante di una donna ha il cuore pieno della sua passione / e l’ira manda in rovina tutti i peccatori. / Chi dimentica il Nome perde il buon senso e l’onore. // Col pensiero rivolto alla casa di un altro il peccatore vaga nell’errore; / ha un cappio attorno al collo ed è sedotto dalle cose del mondo. / Il santo invece è liberato cantando le virtù di Dio. // Come una vedova che dà il suo corpo a uno straniero / e cade in potere di un altro per lussuria o per denaro / né mai è soddisfatta senza un amante, // così l’uomo legge e rilegge i libri, recita le Smriti, / legge, ascolta ed espone anche i Veda e i Purāna, / ma senza l’ambrosia del Nome divino / la sua mente continua a danzare in mille modi. // Come il cātrik ama e brama le gocce di pioggia, / come il pesce si rallegra nell’acqua, / così Nānak si sazia bevendo a grandi sorsi il nettare di Dio. // (Guru Nānak, Sevā ek na jānas avare).

Ricevete l’abbraccio dei vostri fratelli e sorelle della Comunità del bairro.

Giorno per giorno – 22 Settembre 2020ultima modifica: 2020-09-22T22:43:40+02:00da fraternidade
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