Giorno per giorno – 31 Dicembre 2019

Carissimi,
“Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe. Venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto” (Gv 1, 9-11). Ultimo giorno dell’anno. Da sempre, la Parola che, incarnandosi, sarebbe divenuta storia in Gesù di Nazareth, costituisce la luce che illumina ogni essere umano, quale sia la sua etnia, religione, cultura, come rivelazione interiore circa la sua origine, la sua vocazione, la sua destinazione finale, il suo anelito piú profondo, orientandolo perciò al bene e fornendogli i mezzi per perseguirlo. E tuttavia, per ciò che ci è dato sperimentare, persino noi che ci siamo messi consapevolmente alla sua sequela, succede spesso di disconoscerne le esigenze, rifiutarne la grazia, negarci alla sua accoglienza. Il Natale serve a rendercene avvertiti, al fine di rinascere come testimoni credibili del Figlio unigenito in cui siamo stati resi tutti fratelli dell’unico Padre.

Questo è il Settimo giorno dell’Ottava di Natale. Noi facciamo anche memoria di Melania la giovane, penitente, e di John Wycliff, riformatore.

Melania era nata a Roma, nel 383, nella famiglia facoltosa di Valerio Publicola e di Albina Ceionia. Benché desiderasse consacrarsi a Dio, fu costretta, quattordicenne a sposare il cugino Piniano. Dal matrimonio nacquero due figli, morti entrambi poco dopo la nascita. Fu dopo questi luttuosi avvenimenti che la ragazza riuscì a convincere il marito e la madre, rimasta nel frattempo vedova, a optare per la vita monastica. Vincendo l’opposizione dei familiari, i giovani sposi mandarono liberi i loro ottomila schiavi e vendettero le loro numerosissime proprietà, fornendo, con il ricavato dalla vendita, aiuto a poveri, infermi, ex-schiavi, pellegrini, nonché a numerose chiese e monasteri sparsi un po’ ovunque. Dopo un soggiorno presso il vescovo Paolino di Nola, imparentato con la famiglia, la comitiva si spostò in Sicilia e poi in Africa, a Tagaste, dove Melania divenne amica di S. Agostino. Recatisi in Egitto, vi conobbero l’esperienza dei padri del deserto, dopo di che viaggiarono alla volta della Terra Santa. A Gerusalemme incontrò la cugina Paola e S. Girolamo che aveva dato vita alla comunità femminile, in cui essa viveva. Anche Melania fondò un monastero femminile e, più tardi, uno maschile. Nella regola delle Comunità, redatta da lei stessa, cercò di attenuare in qualche misura la severità e l’ascesi mutuata dal modello egiziano. Melania sopravvisse alla morte della madre, avvenuta nel 431, e a quella del marito, nel 432. Entrambi furono sepolti sul Monte degli Olivi. Nel 439, con la cugina Paola, si recò a celebrare il Natale a Betlemme, dove si ammalò. Il 31 dicembre, dopo aver partecipato all’Eucaristia, passò il resto del giorno ricevendo visite. Al calar della notte disse le sue ultime parole: “Ciò che Dio vuole, così sia fatto”. E spirò.

John Wycliff era nato nel 1324 a Hipswell, nei pressi di Richmond, nello Yorkshire (Inghilterra). Poco si sa della sua giovinezza, salvo il fatto che studiò a Oxford, subendo l’influenza di teologi come Guglielmo di Ockham, Giovanni Duns Scoto, e Roberto Grossatesta. Soltanto nel 1372 ricevette tuttavia il titolo di dottore in teologia. Nel 1377 fondò i Poveri Predicatori (chiamati in seguito Lollardi), che, come i “barba” valdesi, vivevano in povertà e si dedicavano all’evangelizzazione, utilizzando la Bibbia tradotta per la prima volta in inglese dallo stesso Wycliff. Insegnavano nelle piazze dei mercati, nelle vie delle grandi città, o nei villaggi di campagna. Visitavano i vecchi, gli ammalati, i poveri, e annunciavano loro la buona notizia della grazia di Dio. Tra loro c’erano alcuni studenti boemi, che in seguito, tornati in patria, tradussero gli scritti di Wycliff nella loro lingua, influenzando notevolmente il pensiero di Jan Hus, promotore della riforma della Chiesa in quel Paese. Sospettato di eresia, Wycliff fu più volte processato per le sue dottrine sulla chiesa e sui sacramenti e per le sue denunce della corruzione del clero e del potere di Roma. Ma la protezione di cui godeva negli ambienti di corte gli evitarono condanne e incarceramenti. Ritenuto da alcuni ispiratore, sia pure indirettamente, della Rivolta Contadina del 1381, preferì ritirarsi nella sua parrocchia di Lutterworth, nella contea del Leicestershire, dove, colpito da un infarto durante la messa, il 28 dicembre 1384, morì tre giorni dopo. La sua condanna per eresia fu pronunciata postuma dal Concilio di Costanza nel 1415. Nel 1428, dietro pressioni di papa Martino V, il suo corpo fu riesumato e bruciato sul rogo e le ceneri sparse nel fiume Swift.

I testi che la litugia odierna propone alla nostra riflessione sono tratti da:
1ª Lettera di Giovanni, cap.2, 18-21; Salmo 96; Vangelo di Giovanni, cap.1, 1-18.

La preghiera del martedì è in comunione con le religioni tradizionali africane.

È tutto, anche per questa ultima sera dell’anno. Noi ci si congeda qui, offrendovi in lettura il brano di una riflessione sul Natale del teologo Hans Urs von Balthasar. La troviamo in rete sotto il titolo “Natale con Hans Urs von Balthasar” ed è, per oggi, il nostro

PENSIERO DEL GIORNO
L’incarnazione di Dio è un’avventura, cioè qualcosa che arriva, che viene incontro, e ha quindi essenzialmente futuro, carattere di venuta, ad-ventura. Qualcosa che ci riguarda nelle nostre feste, qualcosa cui i nostri alberi di Natale e le nostre montagne di regali non possono rimanere estranei, qualcosa che non si può risolvere in pura atmosfera familiare e in cordiali e amichevoli rapporti umani. Poiché è certo che con questo evento è apparso sulla terra l’amore, l’Amore assoluto, insuperabile, che è così grande che mozza il fiato ad ogni amante, giungendo sino all’estremo termine, sino all’abbandono da parte di Dio e alla morte in sostituzione vicaria. L’amore che va decisamente al di là della cerchia degli amici, dei connazionali e delle persone fidate, per raggiungere il nemico, l’infido e lo straniero. Natale come festa del futuro è come nessun’altra la festa delle porte aperte, della mano tesa, del ponte gettato verso l’altra sponda. Verso chi non ha sensibilità, verso chi è rinchiuso in sé e deciso a rimanerlo. Nonostante ogni argomentazione contraria, nonostante ogni apparenza e ogni evidenza: nonostante tutto il nostro tempo non è un tempo delle porte che si aprono, un tempo in cui nessun uomo può più rimanere solo e vivere solamente per se stesso, così come nessuna nazione, nessun continente, nessuna superpotenza? Un tempo in cui l’isolazionismo, il principio dell’egoismo viene condotto ad absurdum dalla storia stessa? Un tempo in cui il nazionalismo chiuso in sé, che ancora poco tempo fa era prevalente, oggi è già fondamentalmente e inequivocabilmente superato, mentre eventuali ricadute in esso possono portare soltanto a catastrofi per la storia del mondo? È presuntuoso in quanto cristiani avere una speranza che si estende anche al futuro, anche al germe di storia ventura che è già nascosto nel presente? Certo, il Regno di Dio non coinciderà mai con un punto all’interno della storia del mondo. E certamente le potenze ostili gareggeranno per il concentramento di potere e la corsa per prendere in mano il potere mondiale. Malgrado ciò e malgrado tutti i realismi e i pessimismi politici ed economici, o gli ottimismi ateistici, non sembra oggi presuntuoso, ma doveroso nella festa dei bambini, coltivare una speranza infantile, ingenua, in ciò che verrà, che è Dio. (Natale con Hans Urs von Balthasar).

Ricevete l’abbraccio dei vostri fratelli e sorelle della Comunità del bairro.

Giorno per giorno – 31 Dicembre 2019ultima modifica: 2019-12-31T22:23:44+01:00da fraternidade
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