Giorno per giorno – 22 Dicembre 2019

Carissimi,
“Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi” (Mt 1, 23). È la profezia di Isaia, che l’angelo, in sogno, richiama a Giuseppe per dirgli della misteriosa gravidanza della sua promessa sposa. Stamattina, alla chácara di recupero, noi ci si è congedati da Carlos Antonio, giunto al termine dei suoi nove mesi di trattamento. Che, come ci ripetiamo ogni volta, rappresentano una sorta di nuova gravidanza che sfocia (o dovrebbe sfociare) in una nuova vita. Della precedente, noi si tende a far nostra a promessa di Dio, che riguarda poi tutti: “Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve. Se fossero rossi come porpora, diventeranno come lana” (Is 1, 18). Si tratta, allora, anche in questo caso, di credere ai sogni, in primo luogo lui, il diretto interessato, con i piedi ben piantati in terra. Sapendo tutti i pericoli che incombono, ancora di più in questo tempo di Natale in cui già stiamo entrando, che qui, come o più che altrove, cede ai riti dell’alcool e delle droghe, sacramenti profani – e non i peggiori – dell’ottenebramento delle menti e dei cuori, che l’ideologia del Potere favorisce. Venga dunque questo Natale a rinnovarci tutti, disponendoci a una vita che testimoni, non solo per un giorno, i prodigi di cui è capace la Grazia in quanti non le resistono.

I testi che la liturgia di questa 4ª Domenica di Avvento propone alla nostra riflessione sono tratti da:
Profezia di Isaia, cap.7, 10-14; Salmo 24; Lettera ai Romani, cap.1, 1-7; Vangelo di Matteo, cap.1, 18-24.

La preghiera della Domenica è in comunione con tutte le comunità e chiese cristiane.

Il martirologio latino-americano ci propone oggi la memoria di Chico Mendes, martire in difesa del medio ambiente

Francisco Alves Mendes Filho era nato il 15 dicembre 1944 nel Seringal Cachoeira, in Acre, da una famiglia di raccoglitori di caucciù, originaria del Nordest del Brasile. Fin da bambino, sperimentò sulla sua pelle il lavoro duro e le condizioni di semischiavitù cui i seringueiros erano costretti. Poco più che adolescente, Chico conobbe un rifugiato politico, Euclides Fernando Távora, che gli insegnò a leggere e scrivere, ma soprattutto gli trasmise la passione per la giustizia e la volontà di lottare per migliorare le condizioni di vita e di lavoro dei suoi fratelli. Il primo obiettivo che il giovane si pose fu quello di organizzare corsi di alfabetizzazione per i seringueiros, per evitare che fossero troppo facilmente imbrogliati quando ricevevano le loro misere paghe. Negli anni successivi iniziò una vasta e sistematica opera di coscientizzazione tra i suoi compagni circa le condizioni di sfruttamento cui erano sottoposti e l’esigenza di migliorare il proprio stato sociale, identificando via via gli obiettivi (salvaguardia dell’occupazione, salari dignitosi, protezione dell’ambiente minacciato, convivenza pacifica con gli indios della regione) e gli strumenti atti a conseguirli (organizzazione sindacale e lotta non-violenta). Tutto questo, se gli valse riconoscimenti internazionali, gli attirò però l’odio dei latifondisti della zona e della loro famigerata organizzazione: l’Unione Democratica Ruralista (UDR) che, sistematicamente assoldava killer per assassinare sindacalisti o quanti a vario titolo si impegnavano nella lotta per la giustizia. Il 22 dicembre 1988, Chico Mendes, che aveva già ricevuto diverse minacce di morte, lasciò per alcuni istanti la sua guardia del corpo. Mentre stava nella veranda posteriore della sua casa, fu raggiunto da alcuni colpi partiti da alcuni cespugli lì vicino, morendo subito dopo. Nel 1990, i proprietari terrieri Darly Alves da Silva e suo figlio Darci furono condannati a 19 anni, rispettivamente, come mandante ed esecutore dell’omicidio. Fuggiti nel 1993, ricatturati nel 1996, a partire dal 1999, il primo sconta la pena a domicilio, il secondo in regime semi-aperto.

È tutto, per stasera. Noi ci si congeda qui, offrendovi un testo di san Massimo di Torino, tratto da un’omelia dal sapore del Natale che si avvicina. Che è, per oggi, il nostro

PENSIERO DEL GIORNO
Dunque, fratelli, noi che siamo in attesa del Natale del Signore, ripuliamoci da ogni residuo di colpa! Colmiamo i suoi tesori di doni diversi, perché nel Giorno Santo si possano accogliere i forestieri, ristorare le vedove, vestire i poveri! Infatti che cosa succederebbe, se in una stessa casa dei servi dello stesso padrone uno vestisse orgoglioso abiti di seta, un altro fosse coperto di stracci; uno fosse rimpinzato di cibo, un altro patisse fame e freddo; quegli fosse tormentato da indigestione per le gozzoviglie del giorno prima, questi invece non riuscisse a placare la fame del giorno prima? Oppure quale sarebbe il valore della nostra preghiera? Chiediamo di essere liberati dal nemico noi che non siamo liberali verso i fratelli. Imitiamo nostro Signore! Se infatti egli vuole che i poveri siano insieme con noi partecipi della grazia celeste, perché non dovrebbero essere con noi partecipi dei beni terreni? E non siano privi di nutrimento quelli che sono fratelli nei sacramenti, se non altro per meglio difendere per mezzo loro la nostra causa davanti a Dio, così che noi li manteniamo a nostre spese ed essi rendano grazie a lui. Quanto più poi il povero benedice il Signore, tanto più gioverà a chi gli fa benedire il Signore. (Massimo di Torino, Discorsi, LX, 3-4).

Ricevete l’abbraccio di vostri fratelli e sorelle della Comunità del bairro.

Giorno per giorno – 22 Dicembre 2019ultima modifica: 2019-12-22T22:11:02+01:00da fraternidade
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