Giorno per giorno – 16 Agosto 2019

Carissimi,
“Perciò io vi dico: Chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di concubinato, e ne sposa un’altra commette adulterio” (Mt 19, 9). Ogni volta che, da noi, si legge il brano evangelico che ci è proposto oggi dalla liturgia, relativo al divorzio, si manifesta inevitabilmente un certo malessere, per la frequenza con cui, qui, avvengono le separazioni. Malessere, comunque, legato al significato che viene dato all’eccezione ammessa da Gesù: il termine “porneia”, che le vostre Bibbie traducono con “concubinato”, le nostre con “fornicazione”, “prostituzione”, “relazioni incestuose”. Che, se fosse concubinato, cioè il convivere senza essere sposati, ci si salverebbe in corner, dato che questa è la situazione di molte delle nostre coppie, una scelta spesso forzata, per i costi del matrimonio, sia civile che religioso, sia per la diceria che sposarsi porti sfortuna e finisca perciò male. Resta il fatto che ci sono unioni regolari o di concubini che durano tutta una vita, e altre che falliscono. Per cui si ritenta. Anche se questo non significa necessariamente procedere con superficialità, dato che si tratta quasi sempre di cammini di sofferenza, determinati dal venir meno di quelle condizioni minime di amore e di rispetto, che lungo il tempo, potevano aver mascherato relazioni in qualche modo, a vario titolo, interessate. Forse, allora, il “porneia” del testo greco, potrebbe, ai nostri occhi, ai giorni nostri, significare anche solo questo: un rapporto che, nel tempo, comporta l’uso della persona come fosse una cosa, con il disprezzo, la violenza impliciti in questa considerazione. Che costituirebbe così l’eccezione riconosciuta dal Vangelo a dichiarare l’inesistenza dell’unione voluta e benedetta da Dio.

Oggi facciamo memoria di Roger Schutz, fondatore di Taizé e profeta di pace, e di Shri Ramakrishna, mistico hindu.

Roger Louis Schutz era nato a Provenza, in Svizzera, il 12 maggio 1915, figlio di un pastore riformato. Per diversi anni, durante la giovinezza soffrì di tubercolosi polmonare e durante la malattia, maturò in lui il desiderio di creare una comunità, in cui “la semplicità e la benevolenza del cuore potessero essere vissute come realtà essenziali del Vangelo”. L’occasione gli venne data dallo scoppio della Seconda Guerra mondiale. Convinto di dover fare qualcosa per salvare le vite in pericolo, nel 1940, lasciò il Paese per stabilirsi in Francia, a Taizè, dove, raggiunto dalla sorella Geneviève, grazie ad un piccolo prestito, comprò una casa abbandonata da anni con annessi alcuni edifici, cominciando ad accogliere quanti fuggivano dalla guerra o dalle deportazioni, soprattutto ebrei. Dopo una breve interruzione, dovuta al fatto che la rete di aiuti era stata scoperta dalle autorità filogermaniche, la comunità riprese a formarsi nel 1945. Nel giorno di Pasqua del 1949, quanti vi si erano via via integrati si impegnarono insieme a vivere per sempre nel celibato, nella vita comune e in semplicità di vita. Oggi la comunità è formata da un centinaio di fratelli, evangelici e cattolici, provenienti da più di venticinque nazioni. I fratelli vivono esclusivamente del loro lavoro, rinunciando ad ogni donazione e anche alle proprie eredità familiari, che la comunità destina ai più poveri. A partire dagli anni 50, la Comunità di Taizé ha aperto alcune fraternità in Asia, Africa, America Latina. Condividendo la vita della gente più povera, esse cercano di essere una presenza d’amore e segno di riconciliazione e di pace. Roger Schutz morì pugnalato da una povera squilibrata, la sera del 16 Agosto 2005, mentre partecipava ad una veglia di preghiera.

Shri Ramakrishna era nato a Kamarpukur, nel Bengala, il 18 febbraio 1836, nella famiglia di un bramino povero, e ricevette il nome di Gadadhar. All’età di sei anni ebbe la sua prima esperienza mistica. L’iniziazione braminica, all’età di nove anni, approfondì ulteriormente la sua inclinazione spirituale. Vishnuita fervoroso, Ramakrishna passerà tutta la vita a Calcutta, nel tempio di Dakshineshvar, consacrato alla dea Kali, la Madre, come, in quella tradizione, è chiamato l’Assoluto, da cui derivano tutte le differenze che separano gli esseri umani. Nella convinzione che l’Onnipotente Differenziazione è lo stesso volto di Dio e che tutte le religioni conducono allo stesso Dio UNICO, volle conoscere tutte le strade che portano a Dio e, imboccandole, una dopo l’altra, si arricchì di tutte le loro esperienze. Si può dire che passò gran parte della sua vita in estasi. Raccontò che un giorno vide venire verso di lui una figura con occhi bellissimi, piena di pace. Sentì una voce che gli diceva: “Guarda Gesù che ha sparso il sangue del cuore per la salvezza del mondo, ha sofferto un oceano d’angoscia per l’amore degli uomini. Lui è il Maestro in eterna unione con Dio.” Ramakrishna morì il 16 agosto 1886 di un tumore alla gola. Dopo la sua morte un gruppo di discepoli fondò un Ordine monastico col suo nome, a cui si aggiunse successivamente la Missione Ramakrishna, che coniuga ricerca spirituale e lavoro sociale. Swami Shiwananda, abate dell’ordine, scrisse tempo fa: “Spero che [la conoscenza di Ramakrishna] contribuisca a fare dei cristiani dei veri cristiani, degli indù dei veri indù, dei musulmani dei veri musulmani. Possa egli mostrarci il cammino sul quale inoltrarci per riconoscere che siamo tutti figli dello stesso Padre”.

I testi che la liturgia odierna propone alla nostra riflessione sono tratti da:
Libro di Giosuè, cap.24, 1-13; Salmo 136; Vangelo di Matteo, cap.19, 3-12.

La preghiera del Venerdì è in comunione con i fedeli della Umma islamica, che confessano l’unicità del Dio clemente e misericordioso.

Per stasera è tutto. Noi ci congediamo qui, lasciandovi ad una pagina di frère Roger Schutz, tratta dal suo “Dinamica del provvisorio” (Morcelliana). Che è, per oggi, il nostro

PENSIERO DEL GIORNO
In questa metà del secolo XX, noi altri cristiani ci siamo posti di fronte alle conseguenze delle nostre divisioni: un impoverimento reciproco. Intorno a noi vivono masse indifferenti di battezzati o di non battezzati. Siccome non condividono la nostra fede, non possono credere se non ciò che vedono. Come potrebbero prenderci sul serio finché il nostro amore fraterno non sbocci nella sua manifestazione visibile? Viene il tempo dei confronti; ci riguarda tutti perché tutti siamo interpellati. Dopo venti secoli di cristianesimo, dei battezzati in numero sempre crescente si disinteressano della fede. Inoltre, nonostante la nostra presenza cristiana attraverso il mondo, la condizione umana va peggiorando di anno in anno in certe regioni della terra. La nostra unità è in funzione di tutti gli uomini, è tutta per loro. Non la vogliamo per stare meglio insieme, né per essere più forti contro altri uomini; la vogliamo unicamente per assumere la nostra vocazione missionaria. Questo è lo scopo dell’ecumenismo: è un preludio alla pastorale delle masse. Non incontreremo mai coloro che non credono se non saremo insieme. Non che bisogni disprezzare la verità! Ma il mettersi d’accordo su di una prima verità, la necessità dell’unità visibile, significa trovare la possibilità esistenziale di mettersi d’accordo un giorno su altre verità della fede. Un dinamismo nuovo è promesso a coloro, che si ritrovano dopo essere stati separati. Ogni uomo, che opera una riconciliazione vi guadagna un’apertura di spirito e di cuore ed anche se è vecchio ritorna giovane. Riconciliato con se stesso e con il prossimo, riprende una forza viva. Ugualmente le vecchie cristianità sparse nel mondo conosceranno nell’unione visibile ritrovata una giovinezza, una vitalità, una primavera nuove. Vi è una dinamica della riconciliazione, che ci condurrà fuori dallo stato di impoverimento, costituito dalle nostre divisioni. Questo slancio ci permetterà di superare l’incapacità di raggiungere un mondo che, se non aspetta gran che da noi, sarebbe in diritto di aspettare tutto da uomini e da donne che portano il nome di cristiani. Ma il confronto che si prepara significherà, nel senso pieno del termine, un risveglio di tutti. Perché possiamo raggiungere insieme coloro che non possono credere, ci viene domandata quotidianamente l’offerta nascosta delle nostre vite. La vera storia del movimento ecumenico non verrà mai scritta. Si trova nelle piccole e nelle grandi fedeltà di coloro che intraprendono il combattimento fin nel più profondo dell’uomo interiore. Per molto tempo ancora l’ecumenismo significherà una marcia contro la corrente del conformismo: il dialogo con coloro che sono più lontani non andrà mai avanti da solo. (Roger Schutz, Dinamica del provvisorio).

Ricevete l’abbraccio dei vostri fratelli e sorelle della Comunità del bairro.

Giorno per giorno – 16 Agosto 2019ultima modifica: 2019-08-16T22:36:26+02:00da fraternidade
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