Giorno per giorno – 19 Agosto 2019

Carissimi,
“Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e vieni! Seguimi!” (Mt 19, 21). Che questo non fosse un optional per la sequela di Gesù, o, in altre parole, che esso rappresentasse la condizione per accedere al Regno, ossia il mondo come è desiderato da Dio, lo vedremo anche meglio nel vangelo di domani, con la categoricità delle affermazioni di Gesù in proposito. Stamattina, ci chiedevamo perché mai, nella sua storia, la Chiesa si sia attestata, non da subito, ma relativamente presto, su posizioni rigide e inappellabili per quanto riguarda per esempio le norme sul matrimonio e sul divorzio, mentre abbia continuato a largheggiare sulle conseguenze che sarebbero da trarre dall’episodio che il Vangelo ci ha proposto oggi. Optando per ridurre l’istruzione di Gesù alla categoria di una libera promessa, vincolante solo per particolari categorie di consacrati, quale, nel caso, il voto di povertà, che, spesso, finisce per consistere in una rinuncia alla titolarità personale della proprietà, offrendo però nel contempo la possibilità di godere comunitariamente di condizioni di vita, che poco hanno a che fare con la povertà dei poveri veri. Ci sono certo, e sempre più, eccezioni profetiche a questa linea di tendenza. Resta, però, il fatto che la parola di Gesù è rivolta a tutti coloro che, al suo seguito, sono chiamati a testimoniare, in un processo di conversione continua, le esigenze radicali poste dal progetto di un mondo “altro”, che abbia come priorità i poveri e il loro riscatto, rispetto a quello su cui si regge il Sistema del dominio. Una testimonianza che non ha bisogno dell’esibizione di simboli religiosi, motivatori per altro della coscienza credente, ma di una sua traduzione “laica” sul piano di scelte, sociali, economiche e politiche, che abbiano in vista il bene di tutti. Compito certo difficile, da cristiani e non solo, adulti.

Oggi facciamo memoria di Bernardo Tolomei, monaco, e di Blaise Pascal, scienziato, pensatore e mistico francese.

Giovanni Tolomei, nato a Siena nel 1272, fino a quarant’anni aveva fatto parte di un movimento laico, i Disciplinanti di santa Maria, che si dedicavano alla preghiera e alle opere di carità. Ma arrivò il momento in cui lui ed alcuni altri amici pensarono che questo non bastasse più. Non gli andava granché la rotta imboccata dalla società del tempo, l’ideologia mercantilista, lo strapotere del denaro, il gusto del lusso che vedevano affermarsi. E decisero di andarsene a lavorare duro e a vivere dell’essenziale, come eremiti, nelle grotte che loro stessi si scavarono ad un tiro di schioppo dalla citta, ad Accona, in una tenuta di famiglia di Giovanni. Che cambiò il nome in Bernardo. A testimoniare che tutto ricominciava da zero. Passarono gli anni e, come spesso accade, le cose si complicarono un po’. Sicché lasciati i loro eremiteri, e spostatisi sul Monte Oliveto, i nostri decisero di costruire un monastero. Sarà l’inizio di un nuovo ordine religioso e loro sceglieranno di chiamarsi monaci benedettini di santa Maria di Monte Oliveto. Bernardo, dopo aver dato prova di santità nel monastero, coronò la vita con un atto di dedizione eroica, prodigandosi con altri monaci nell’assistenza agli appestati, a Siena, nel 1348.

Blaise Pascal nacque a Clermont-Ferrand, in Francia, il 19 giugno 1623, figlio di Étienne Pascal e di Antoinette Begon. Fu scienziato e matematico famoso. Solo lentamente percepì il vuoto che, nella sua vita, chiedeva di essere colmato. Il suo sì definitivo alla fede cristiana fu suggellato da una esperienza mistica il 23 novembre 1654, il cui racconto egli affiderà ad uno scritto. Essa si apre con le parole: “Fuoco. Dio d’Abramo, d’Isacco, Dio di Giacobbe, non dei filosofi e dei dotti” . La sua religiosità, sincera, appassionata e profonda, fu caratterizzata da accenti di rigore e da venature di un certo pessimismo, frutto anche delle influenze su Pascal esercitate dall’ambiente giansenistico che dominava l’abbazia di Port-Royal, dove sua sorella Jacqueline era monaca. Quando papa Innocenzo X condannò le tesi giansenistiche (1653), Pascal prese le difese di Port-Royal, scrivendo le famose Lettere Provinciali. Nel frattempo lavorava a quella che doveva essere la sua opera maggiore: L’Apologia del cristianesimo, che non vide mai la luce come tale. Gli amici ne avrebbero raccolto, dopo la sua morte, i frammenti con il titolo di Pensieri, una delle opere più significative della riflessione cristiana moderna. Cagionevole di salute, fu colpito da un tumore addominale che lo condusse alla morte, il 19 agosto 1662, a trentanove anni. Presentendo il momento del trapasso, si confessò e comunicò. Le ultime parole prima di morire furono: “II Signore non mi abbandona mai”.

I testi che la liturgia odierna propone alla nostra riflessione sono tratti da:
Libro dei Giudici, cap. 2, 11-19; Salmo 106; Vangelo di Matteo, cap.19, 16-22.

La preghiera di questo lunedì è in comunione con i fedeli del Sangha buddhista.

È tutto, per stasera. Noi ci si congeda qui, lasciandovi a una citazione di Blaise Pascal, tratta dai suoi “Pensieri”. Che è, per oggi, il nostro

PENSIERO DEL GIORNO
Non dovete meravigliarvi di vedere persone semplici credere senza aver bisogno di ragionamenti. Dio dona loro l’amore di sé e l’odio di se stessi. Inclina il loro cuore a credere. Non si crederà mai in modo utile e con fede, se Dio non vi inclina il cuore; e si crederà quando ve lo inclinerà. David sapeva bene questo, quando diceva: Inclina il mio cuore, o Dio, verso le tue testimonianze… (Sal 118, 36). Coloro che credono senza aver letto i Testamenti, credono perché si trovano in una disposizione interiore del tutto santa, e perché quello che sentono dire della nostra religione è conforme ad essa. Essi sentono che un Dio li ha creati; non vogliono amare che Dio, e odiare se stessi. Sentono che da soli non ne hanno la forza, che sono incapaci di andare verso Dio, e che, se Dio non viene a loro, non possono avere alcuna comunicazione con lui. E sentono dire, nella nostra religione, che non bisogna amare che Dio, e odiare se stessi; ma che, essendo noi del tutto corrotti e incapaci di Dio, Dio si è fatto uomo per unirsi a noi. Non occorre altro per persuadere uomini che hanno questa disposizione in cuore, e che conoscono il loro dovere e la loro incapacità. Coloro che costatiamo cristiani senza che abbiano la conoscenza delle profezie e delle altre prove, non ne giudicano per questo meno bene di coloro che hanno questa conoscenza. Essi ne giudicano con il cuore, come gli altri ne giudicano con l’intelletto. È Dio stesso che li inclina a credere, e così ne sono efficacemente persuasi. Riconosco che uno di quei cristiani che credono senza prove non riuscirebbe forse a convincere un incredulo che dicesse altrettanto di sé. Ma coloro che conoscono le prove della religione proveranno senza difficoltà che quel credente è veramente ispirato da Dio, sebbene non lo sappia provare da sé. Poiché Dio ha detto per mezzo dei suoi profeti (che sono indubitabilmente tali) che nel regno di Gesù Cristo avrebbe effuso il suo spirito sulle nazioni, e che i figli, le figlie e i bambini della Chiesa avrebbero profetizzato, senza dubbio lo spirito di Dio è su costoro, e non sugli altri. (Blaise Pascal, Pensieri, IV, 166-168).

Ricevete l’abbraccio dei vostri fratelli e sorelle della Comunità del bairro.

Giorno per giorno – 19 Agosto 2019ultima modifica: 2019-08-19T22:37:56+02:00da fraternidade
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