Giorno per giorno – 30 Gennaio 2019

Carissimi,
“Ascoltate. Ecco, il seminatore uscì a seminare” (Mc 4, 3). E gettò il seme in ogni terreno a portata da mano, senza preoccuparsi della sua qualità: che fosse sulla strada, tra le pietre, tra i roveti o in terra buona, seminò profusamente il suo buon seme. Noi si è letto questo vangelo, stamattina, nella chácara di recupero, dove ci si è ritrovati, con frei José Roberto, per congedarci da Antonio, giunto al termine del suo trattamento. Quei terreni, ci siamo detti, siamo noi, mica sempre lo stesso, ma a volte uno a volte l’altro, buono o meno buono, pronto ad accogliere e far germinare il seme della parola, – che è quella che ci parla in Gesù Cristo, ma, anche, più in generale, tutto ciò che nella natura e nelle relazioni umane ci dice il dono di Dio -, ma anche resistente ad essa, per il fatto di lasciarsi sviare o dominare da altre suggestioni, preoccupazioni, bramosie, tribolazioni. Ed è, nell’uno e nell’altro caso, la nostra storia, nella quale l’unica cosa certa è l’indefettibile fedeltà di Dio, che continua a darsi a noi, fiducioso che, un giorno o l’altro, anche noi impareremo ad essere fedeli a Lui. Quanto ad Antonio, ai suoi famigliari e a quanti di noi l’accompagnassero un po’ apprensivi in questa nuova tappa della sua vita, potremmo affidare come messaggio queste parole di Rainer Maria Rilke all’amica Merline: “Bisogna sperare, e poi bisogna credere, e poi bisogna amare. Forse che, con tutto questo, vi resterebbe ancora tempo d’avere costantemente preoccupazioni? Certo che no!”. Né preoccupazioni, né altro. E questa, come suggeriva Bruno, uno degli interni, nella sua collocazione stamattina, è la maniera di divenire noi stessi seme, parola di annuncio e di testimonianza, capace di portare “frutto nella misura chi del trenta, chi del sessanta, chi del cento per uno” (v. 20).

Oggi è memoria del Mahatma (grande anima) Mohandas Karamchand Gandhi, profeta di pace e martire della nonviolenza.

Mohandas Karamchand Gandhi nacque il 2 Ottobre 1869 a Pobandar, città costiera della penisola di Kathiawar, in India. Trascorse l’infanzia in un ambiente familiare agiato. A tredici anni, secondo le regole della propria casta, si sposò, divenendo padre a diciotto anni. Dopo aver compiuto i suoi studi in patria, si recò nel 1888 a Londra, per conseguire l’abilitazione alla professione forense. Restò lì circa tre anni. Tornato per un breve periodo in India, viaggiò alla volta del Sudafrica nel 1893, dove resterà fino al 1915, impegnandosi nella lotta non-violenta contro la discriminazione razziale che là dominava. Tornato in patria, volle in primo luogo dedicarsi al miglioramento morale e spirituale del suo popolo, cominciando da se stesso. A tal fine pronunciò i suoi voti: di assoluta onestà, del divieto di uccidere e della soppressione in sé del desiderio di nuocere o sopraffare chicchessia; di castità e di purezza di vita, di dieta semplice e vegetariana e di perfetta povertà. Nel febbraio 1919, fondò il “Satyagraha Sabhaio”, per combattere la presenza coloniale britannica e conseguire l’indipendenza e l’unità nazionale, con mezzi non-violenti. La sua lotta appassionata fu interrotta ripetutamente da arresti e carcerazioni, ma venne infine coronata da successo quando nel 1947, dopo lunghe trattative l’India ottenne infine l’indipendenza. Gandhi morì a Nuova Delhi, il 30 gennaio 1948, assassinato da un giornalista, Nathuram Godse, per conto del partito Hindu Mahasabha, che respingeva la dottrina gandhiana della nonviolenza e il suo progetto di conciliazione tra indù e musulmani. Venti ore prima del suo assassinio, durante la riunione di preghiera, Gandhi aveva detto: “Prendete nota di questo: se qualcuno dovesse porre fine alla mia vita trapassandomi con una pallottola e io la ricevessi senza un gemito ed esalassi l’ultimo respiro invocando il nome di Dio, allora soltanto giustificherei la mia pretesa”. Di testimoniare la verità della nonviolenza nella costruzione di una civiltà autenticamente umana. Avvenne come aveva desiderato.

I testi che la liturgia odierna propone alla nostra riflessione sono tratti da:
Lettera agli Ebrei, cap.10, 11-18; Salmo 110; Vangelo di Marco, cap.4, 1-20.

La preghiera del mercoledì è in comunione con quanti, anche fuori da strutture religiose tradizionali, lavorano per costruire un mondo di fraternità, di giustizia e di pace.

È tutto, per stasera. Noi ci si congeda qui, lasciandovi ad una breve ma davvero impegnativa citazione del Mahatma Gandhi, tratta dalla raccolta di suoi pensieri e scritti, edita lì da voi con il titolo “Antiche come le montagne” (Edizioni di Comunità). Che è, per oggi, il nostro

PENSIERO DEL GIORNO
Ho scoperto che la vita persiste in mezzo alla distruzione; e quindi dev’esserci una legge piú alta di quella della distruzione. Soltanto sotto questa legge una società bene ordinata sarebbe intelligibile e la vita degna di essere vissuta. E se questa è la legge della vita, dobbiamo attuarla nella vita di ogni giorno. Dovunque ci siano discordie, ogni qualvolta vi troviate di fronte a un avversario, vincetelo con l’amore. Nella mia vita ho proceduto in questa semplice maniera. Ciò non significa che tutte le mie difficoltà siano risolte. Però ho visto che questa legge dell’amore ha risposto come la legge della distruzione non ha mai fatto. Non che io sia incapace d’ira, per esempio; ma in quasi tutte le occasioni riesco a dominare i miei sentimenti. Qualunque sia il risultato, vi è sempre in me uno sforzo consapevole per seguire la legge della non violenza, deliberatamente e incessantemente. Quanto piú mi applico a questa legge, tanto piú sento la gioia nella mia vita, la gioia nello schema dell’universo. Essa dà una pace e un senso dei misteri della natura, che non sono in grado di descrivere. (M. K. Gandhi, Antiche come le montagne).

Ricevete l’abbraccio dei vostri fratelli e sorelle della Comunità del bairro.

Giorno per giorno – 30 Gennaio 2019ultima modifica: 2019-01-30T22:59:28+01:00da fraternidade
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