Giorno per giorno – 14 Maggio 2011

Carissimi,

“Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando” (Gv 15, 12-14). Non fosse per la memoria dell’apostolo Mattia, che cade oggi e che prevede  letture che le sono proprie, la liturgia ci avrebbe fatto ascoltare il dialogo tra Gesù e i suoi discepoli (Gv 6, 61-70), posto in coda al discorso sul pane della vita, tenuto nella sinagoga di Cafarnao. Che ci avrebbe ricordato la diffidenza, l’incredulità e lo scandalo che esso aveva suscitato (e suscita) e, alla fine, l’inevitabile desistenza di molti di loro. E, assieme, la domanda, forse carica di delusione, e un po’ triste e apprensiva, che Gesù rivolge ai Dodici: “Volete andarvene anche voi?” (Gv 6, 67). E Pietro che risponde per tutti noi: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna” (v. 68). Cosa di cui, a volte, capita che ci dimentichiamo. Il Vangelo della memoria di Mattia, tratto dal lungo discorso d’addio che Giovanni mette sulle labbra di Gesù, ci offre le indicazioni perché questo non accada: “Rimanete nel mio amore” (Gv 15, 9). Già, ma come si rimane nel suo amore? Osservando i suoi comandamenti. E quali sono i suoi comandamenti? Sono uno solo: amatevi come io vi ho amato. Al grado massimo. Fino al dono della vita. La comunità di Gesù è la comunità degli amici di Gesù (v. 14), senza più né servi, né padroni, senza più gerarchie, se non quella che deriva da un più grande amore, e cioè da una sempre maggiore disponibilità a scomparire, servire, donarsi, in cui tutti siamo chiamati a gareggiare. Sacramento di Dio e profezia di una nuova umanità. “Non siete voi che avete scelto me, ma io ho scelto voi” (v. 16). Ma, Signore, quando ci hai scelto, ci hai guardato bene?

 

Il calendario ci porta dunque oggi la memoria di Mattia, apostolo e martire, e anche quella  di Isacco di Ninive, eremita del VII secolo.

 

14 MÁTIAS APÓSTOLO.jpgCiò che sappiamo di Mattia ci è raccontato negli Atti degli Apostoli. Pietro, parlando alla comunità riunita, la invita a coprire il posto lasciato vacante da Giuda il traditore e suggerisce che il prescelto sia del numero di coloro “che ci furono compagni per tutto il tempo in cui il Signore Gesù ha vissuto in mezzo a noi, incominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui è stato di tra noi assunto in cielo”. La scelta cadde su Mattia, “che fu aggiunto al gruppo degli undici apostoli”. Di ciò che accadde in seguito, si sa nulla. Ma se se l’era scelto Lui, dobbiamo pensare che si portò bene. E che, come tutti gli altri, in un ottica puramente umana, finì male.  Ma, incontrò Lui. Ed era tutto ciò che contava.

 

14 ISACCO DI NINIVE.jpgIsacco di Ninive doveva essere uno di quei frati Nessuno che, in quest’epoca di protagonismo diffuso, ci sconfinferano un bel po’. Di fatto, sappiamo solo che, nato nei primi decenni del VII secolo nel Bet Qatraye (l’attuale Qatar), si ritirò a menar vita solitaria nei deserti di quella regione, fino a quando mar Giorgio, catholicos di Seleucia-Ctesifonte, lo nominò vescovo di Ninive (nell’attuale Iraq), verso il 680. Ma non durò molto, non sappiamo bene perché. Fatto sta che lui se ne tornò a vivere in solitudine, nel Bet Huzaye (attuale Iran). Consumati letteralmente gli occhi sulle Scritture, lasciò una serie di discorsi, trasmessici dai suoi discepoli, che costituiscono uno dei pilastri della spiritualità cristiana. La cui sostanza è l’amore per la misericordia, “fondamento dell’adorazione, e l’umiltà, baluardo della virtù”. Isacco morì verso la fine del VII secolo, nel monastero di Rabban Shabur, dove fu sepolto.

 

I testi che la liturgia odierna propone oggi alla nostra riflessione sono propri della memoria dell’Apostolo Mattia e sono  tratti da:

Atti degli Apostoli, cap.1, 15-17. 20-26; Salmo 113; Vangelo di Giovanni, cap.15, 9-17.

 

La preghiera del sabato è in comunione con le comunità ebraiche della diaspora e di Eretz Israel.

 

Ci dicono che domani, in molte delle vostre città, ci saranno le elezioni. Che saranno semplici elezioni amministrative, se dovessero risultare punitive per i partiti di governo. Mentre avranno valore di plebiscito, se mai dovessero premiarli. Secondo una logica che un po’ ci sfugge. Beh, noi non sappiamo mica bene cosa augurarvi, se di toccare il fondo, così che più giù non si possa andare, o cominciare già, con coraggio e lena, a risalire la china, sbarazzandovi, almeno a livello locale, delle forze che appoggiano la politica della volgarità, dell’insulto, della menzogna, del razzismo, della corruzione, della fabbrica del fango, dell’illegalità e dell’impunità. Sarebbe già qualcosa. Auguri, comunque.

 

Noi ci congediamo qui, con il testo di una preghiera di Isacco di Ninive, tratto dai suoi  Discorsi ascetici. Terza collezione” (Edizioni Qiqajon). Che è, per oggi, il nostro

 

PENSIERO DEL GIORNO

I miei peccati, mio Signore, sono molti, ma la tua benevolenza è più grande dei miei peccati. Le mie empietà aumentano, ma non sono comparabili alla tua misericordia. Quando accade che i miei debiti aumentino, io vedo, mio Signore, che il tuo amore è più grande dei miei peccati, e sono ridotto al silenzio per quanto ho osato fare. Sono messo alla prova dalle tue visite in me, e sono preso da meraviglia poiché da te sono ricompensato all’opposto rispetto a quanto meriterei. È il tuo dono che mi ha avvicinato alla conoscenza di te, e non il tuo castigo! È la tua misericordia che mi ha irrorato della tua amabilità, e non le mie fatiche ascetiche! Tu ci hai rivestito di una natura fragile, che in ogni tempo è testimonianza della tua grazia. La tua sapienza ci rivela, per mezzo della nostra debolezza, il tuo amore nei nostri confronti. Hai posto in noi un’inclinazione perché testimoni della tua natura; la tua longanimità infatti è più grande dei nostri sbagli e dei nostri peccati. Non hai forse trovato, mio Signore, uno stratagemma per la tua longanimità? È tale da essere più potente della tortura che ci spetterebbe! Il male che ci accade noi sappiamo che non viene dalla bontà che è nella tua natura. Se in noi osasse entrare una tale convincimento, sarebbe certo l’ignoranza a farlo sgorgare in noi! Tu infatti, mio Signore, ci sopporti senza turbarti, e senza affliggerti tu sopporti i peccatori. Donaci, mio Signore, la conoscenza perché guardiamo  a te con i tuoi occhi e non con i nostri, e pensiamo di te ciò che è degno di te, elargitore di ogni nostro dono. Grande è la tua ricchezza nei nostri confronti, cioè la retta conoscenza che si muove in noi riguardo al tuo essere segreto! Infatti, mio Signore, sono la tua bontà, il tuo amore e la forza del bene che è nella tua natura, la ragione sulla quale peserai il fardello dei nostri peccati! E per questo, senza neppure attenderti la sua conversione, tu concedi tempo al peccatore. (Isacco di Ninive, Discorsi ascetici. Terza collezione, VII, 37-39. 41).

 

Ricevete l’abbraccio dei vostri fratelli e sorelle della Comunità del bairro.

Giorno per giorno – 14 Maggio 2011ultima modifica: 2011-05-14T23:20:00+02:00da fraternidade
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