Giorno per giorno – 20 Ottobre 2019

Carissimi,
“Dio non farà giustizia ai suoi eletti che gridano giorno e notte verso di lui, e li farà a lungo aspettare? Vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?” (Lc 18, 7-8). È la conclusione della parabola della vedova importuna e del giudice disonesto, che Gesù raccontò per illustrare “la necessità di pregare sempre, senza stancarsi” (v. 1). Stamattina, ci dicevamo che la vedova in questione, più che immagine dell’esigenza di vedersi resa giustizia di una singola persona, è specchio di un’intera società, “vedova” di governanti, che si facciano davvero, finalmente, carico dei suoi bisogni, rispondendo alle sue attese con misure in grado di compierle, eliminando gli ostacoli che si frappongono sul cammino di una vita sotto il segno delle benedizioni del cielo. Noi non sappiamo se la sola preghiera, così come la si intende generalmente, sia sufficiente ad ottenere simili risultati, espressione certo della volontà e del progetto di Dio. In un brano di vangelo che si è letto e meditato qualche tempo fa, Gesù diceva: “Se voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!” (Lc 11, 13). Ecco, la preghiera più vera è quella che lo Spirito prega in noi e che non mira tanto a ottenerci ciò che possiamo desiderare a nostro personale vantaggio, ma plasma il nostro comportamento in modo che in esso e attraverso esso si compia la volontà e la giustizia di Dio in una storia che coinvolga tutti. “Perché tutti abbiano vita e vita in abbondanza” (Gv 10, 10). “Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede (questa fede) sulla terra?” (v.8).

I testi che la liturgia di questa XXIX Domenica del Tempo Comune propone alla nostra riflessione sono tratti da:
Libro dell’Esodo, cap.17, 8-13; Salmo 121; 2ª Lettera a Timoteo, cap.3, 14-4, 2; Vangelo di Luca, cap.18, 1-8.

La preghiera della Domenica è in comunione con tutte le comunità e Chiese cristiane.

Il calendario ci porta oggi la memoria di Raimundo Hermann, prete e martire a difesa degli indios, in Bolivia, Jerzy Popiełuszko, prete e martire della Solidarietà; Soeur Emmanuelle Cinquin, straccivendola per solidarietà.

Raimundo Hermann era un prete statunitense, parroco a Marochata, in Cochabamba (Bolivia). Quando il 20 ottobre 1975 lo trovarono morto assassinato, nella sua parrocchia, aveva quarantacinque anni. Stava aiutando i contadini a organizzarsi in cooperativa per commercializzare le patate che coltivavano. Ma questo avrebbe contribuito a smantellato la rete di potenti intermediari, che avevano nelle autorità locali i loro referenti naturali. Subito dopo il fatto, il vescovo di Cochabamba emise una dichiarazione che sottolineava la dedizione pastorale del sacerdote e l’amore e la venerazione che la sua gente nutriva per lui; nel condannarne l’assassinio, chiedeva poi che si facesse prontamente giustizia. L’autore materiale del delitto fu arrestato, ma riuscì a scappare di prigione e non fu più trovato.

Jerzy Popiełuszko era nato in una famiglia contadina, il 14 settembre 1947, a Okopy, nella provincia di Bialystok. Ordinato prete dal cardinal Stefan Wyszynsky il 28 maggio 1972 a Varsavia, fu destinato alla parrocchia di san Stanislao Kostka, assumendo come incarico pastorale anche quello di cappellano alla Facoltà di medicina. All’agosto 1980 risale il suo coinvolgimento in Solidarnosc (Solidarietà), il movimento sindacale, nato un anno dopo la visita di papa Woytila. E fu solo per caso. I dipendenti delle acciaierie di Varsavia in sciopero avevano chiesto alla curia che un prete andasse da loro a celebrare la messa. P. Jerzy era libero e ci andò. Quella messa, di fronte alla fabbrica, dove gli operai avevano eretto una grande croce, cambiò la vita del giovane prete, che si rese conto, come del resto accadeva altrove nel mondo, sotto dittature di altro colore o sotto le false democrazie borghesi, che le lotte dei lavoratori per giustizia e libertà costituivano una vera e propria battaglia spirituale. Divenne così il cappellano dei lavoratori in sciopero. Quando nel dicembre 1981, il governo dichiarò la legge marziale e migliaia di membri e di simpatizzanti di Solidarnosc furono arrestati, l’attività di Popiełuszko incluse subito l’assistenza ai prigioniri e alle loro famiglie. Nello stesso tempo, attraverso i suoi “sermoni patriottici” che attiravano folle immense, sottolineava la dimensione morale e spirituale della causa di Solidarietà. Quando il governo dichiarò che questo non era affare della Chiesa, P. Jerzy rispose: “La missione della Chiesa è di stare con la gente, condividendone gioie e dolori”. Minacce, attentati, arresti si susseguirono, senza che egli si lasciasse intimorire. La sera del 19 di Ottobre 1984, di ritorno da un servizio pastorale, padre Popieluszko veniva rapito. Sotto la pressione popolare, il governo avviò immediatamente le indagini, che portarono in pochi giorni, il 30 ottobre, alla scoperta dei colpevoli, tre funzionari del ministero dell’interno polacco: Grzegorz Piotrowski, Wademar Chmelewski, Leszek Pekala. Rei confessi, dichiararono che la mattina del 20 ottobre, dopo aver picchiato selvaggiamente il prete, l’avevano legato, ne avevano appesantito il corpo con pietre e l’avevano lanciato ancora vivo in una cisterna. Oggi la tomba di Popiełuszko presso la Chiesa di san Stanislao Kostka è diventata meta di continui pellegrinaggi.

Madeleine Cinquin era nata a Bruxelles, seconda di tre figli, il 16 novembre 1908, da padre francese e madre belga. Nel settembre 1914, visse il trauma di assistere alla morte per annegamento del padre. In seguito confesserà: “Nell’inconscio, la mia vocazione data da quel momento. Ho cercato l’assoluto, non l’effimero”. Entrata nel 1929 tra le suore di Notre-Dame de Sion, dopo la laurea alla Sorbona, insegnò per quarant’anni a Istanbul, Tunisi e Alessandria, in scuole che offrivano insegnamento di qualità ai figli delle classe agiate dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Nel 1971, la svolta della sua vita, con la decisione di condividere la propria vita con quella degli straccivendoli del Cairo. La religiosa lascerà l’Egitto, ventidue anni più tardi, a ottantacinque anni, facendo ritorno in Francia, per dedicarsi a una vita di preghiera e di meditazione, senza comunque abbandonare il suo aiuto a molteplici situazione di povertà in diverse parti del mondo e l’appoggio a senzatetto e immigranti irregolari nel suo Paese. È scomparsa il 20 ottobre 2008, a Callian, in Francia, quando mancava poco meno di un mese al suo centesimo compleanno.

Per stasera è tutto. Noi ci si congeda qui, lasciandovi alla lettura di una preghiera di Suor Emmanuelle, tratta dal suo ultimo libro che ha come titolo “Confessioni di una religiosa” (Jaca Book). È, per oggi, il nostro

PENSIERO DEL GIORNO
Signore, donami la Tua divina dolcezza, Tu che hai voluto esere un bimbetto avvolto nelle fasce, un adolescente sottomesso a Maria e Giuseppe, un Messia mai conquistatore, un Risorto nel segreto. Signore, donami la Tua divina dolcezza, Tu che hai detto: “Beati i miti, possederanno la terra”. Donami di prendere ogni cosa con dolcezza: il telefono e la valigia, la penna e la scopa, la forchetta e il piatto, e soprattutto la mano che mi viene tesa. Signore, donami la Tua divina dolcezza, Tu che hai detto: “Imparate da me che sono dolce e umile di cuore”. Donami di accogliere ogni cosa con dolcezza: il bene e il male, la gioia e il dolore, l’incoraggiamento e la critica, l’istante così come si presenta e soprattutto l’altro così come si presenta. Vergine piena di grazia, Vergine del sorriso, ripristina in me la divina dolcezza, insegnami a risanare coloro che ho ferito, la Tua tenerezza faccia scaturire dalle mie labbra parole d’amore capaci di ristabilire la pace. (Suor Emmanuelle, Confessioni di una religiosa).

Ricevete l’abbraccio dei vostri fratelli e sorelle della Comunità del bairro.

Giorno per giorno – 20 Ottobre 2019ultima modifica: 2019-10-20T22:29:33+02:00da fraternidade
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