Giorno per giorno – 06 Marzo 2021

Carissimi,
“Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato” (Lc 15, 31-32). Ai religiosi che lo criticavano per il fatto di accompagnarsi volentieri a persone di cattiva fama e di passare il tempo a tavola con loro, Gesù risponde con tre parabole, quella della pecora perduta, della moneta ritrovata, e del figlio perduto e ritrovato. In tutte e tre si racconta l’allegria che il Signore prova nel ritrovare chi si era perduto (convertito prima Lui al peccatore, che il peccatore a Lui). Allegria sperimentata ora da Gesù nel ritrovarsi con quegli scapestrati, la cui frequentazione gli veniva così acidamente rimproverata. La terza di queste parabole è quella che abbiamo ascoltato stamattina ed è forse la più bella di tutto il Nuovo Testamento, la più capace di dire Dio, il Padre di Gesù. In campo ci sono due fratelli e il loro padre: il maggiore tutto ligio al dovere, casa, lavoro e chiesa, si direbbe oggi, l’altro insofferente di ogni disciplina, che, a un certo punto, non ce la fa più, chiede al padre di dargli quanto gli spetta dell’eredità (che poi è la sua quota di libertà), e se ne va lontano. E comunque viene da pensare che, tra i due, chi intuiva qualcosa di più della verità del padre era proprio quest’ultimo, tanto è vero che non esita a dirgli: me ne vado e, poi, in seguito, a tornare: un padre che rispetta la libertà del figlio. L’altro, invece, zitto e infelice, alle dipendenze di un padre che ritiene padrone. Come spesso nelle chiese ci si immagina Dio. Il che spiega l’acredine di quanti si considerano giusti nei confronti dei peccatori. Da cui è difficile essere convertiti, come intende mostrare la parabola. Per Dio è più facile convincere del suo amore chi gli si è allontanato o persino rivoltato contro, di quanto non risulti esserlo con chi vive la relazione con Lui in termini di dovere e di imposizioni. Il fratello minore rifiuta la sua, per altro falsa, immagine del padre (in termini religiosi, si direbbe che è ateo di quel dio), l’altro la coltiva e la riflette, fedele e scontento. Bisogna fare l’esperienza di sentirsi peccatori per incontrare il volto amante del Padre. Potrà accadere di udire allora le parole che il vangelo di Tommaso mette sulle labbra del buon pastore, quando, affaticato, ritrova la pecora che si era perduta: “Ti amo più delle novantanove”. Può dirlo, in tutta verità, a ognuno/a di noi.

Il calendario ci porta oggi le memorie di Martin Niemoeller, pastore della Chiesa Confessante, e Jean-Pierre de Caussade, mistico e maestro spirituale.

Martin Niemoeller era nato il 14 gennaio 1892 a Lippstadt, in Germania, dalla famiglia di un pastore evangelico. Durante la Prima Guerra Mondiale comandò un sommergibile della Marina tedesca. Anticomunista, aveva appoggiato inizialmente l’ascesa al potere di Hitler. Almeno fino a quando non si rese conto, nel 1934, del pericolo che il nazismo rappresentava per la vita e la testimonianza della Chiesa. Fu questo che portò lui e altri 2500 pastori luterani a firmare la Dichiarazione di Barmen con cui si denunciava il processo di progressiva identificazione della chiesa con lo Stato nazionalsocialista, voluto dal movimento razzista e antisemita dei Deutschen Christen, che presto conquistò la maggioranza dei consensi in seno alle chiese evangeliche. Costoro sognavano l’alleanza tra croce uncinata e croce cristiana, dichiaravano Hitler l’unto del Signore, investito di una missione divina per risollevare le sorti della Germania, pretendevano che potessero accedere all’ufficio di pastori solo gli appartenenti alla razza ariana e imponevano il giuramento di fedeltà a Hitler. In reazione alla Chiesa del Reich, nacque, per iniziativa di Niemoeller la Lega d’emergenza dei pastori e, successivamente, con Karl Barth e Dietrich Bonhoeffer, la Chiesa confessante con il compito salvare il messaggio cristiano dall’ideologia paganeggiante del nazismo. Una predica su questi temi, tenuta da Niemoeller nella chiesa di Dahlem, il 5 marzo 1935, provocò l’arresto di oltre settecento pastori evangelici. Il 1° luglio 1937 fu la volta di Niemoeller. Processato l’anno seguente e condannato a sette mesi di prigione, dopo il suo rilascio, fu nuovamente arrestato per ordine personale di Hitler. Confinato a Sachsenhausen e poi a Dachau, vi restò fino alla Liberazione nel 1945. Dopo la Guerra, Martin Niemoeller fu eletto Presidente delle chiese protestanti e, nel 1961, presidente del Consiglio mondiale delle Chiese. La sua lotta a favore del disarmo, la difesa di una posizione neutrale tra le due Germania, la sua lotta per la pace, gli valsero l’ostracismo da parte di molti politici occidentali. Niemoeller continuò imperturbabile a servire l’Evangelo della Pace fino alla fine dei suoi giorni. Confessò che la chiave della sua visione etica consisteva nel chiedersi in ogni situazione: Cosa farebbe Gesù al mio posto? Morì il 6 marzo 1984.

Non sappiamo molto di Jean-Pierre de Caussade, salvo il fatto che nacque nel 1671 e che entrò nella Compagnia di Gesù, a Tolosa, nel 1693. Svolse il suo ministero in compiti relativamente insignificanti. Per un anno fu direttore spirituale delle Suore della Visitazione, a cui indirizzò una serie di lettere, che in seguito furono raccolte nel testo “Abbandono alla Divina Provvidenza”, in cui de Caussade sottolinea l’importanza del sacramento del momento presente: incontrare Dio negli avvenimenti più umili del nostro quotidiano. Morì il 6 marzo 1751.

I testi che la liturgia odierna propone alla nostra riflessione sono tratti da:
Profezia di Michea, cap.7, 14-15. 18-20; Salmo 103; Vangelo di Luca, cap.15, 1-3.11-32.

La preghiera del Sabato è in comunione con le comunità ebraiche della diaspora e di Eretz Israel.

Oggi si celebra la Giornata dei Giusti dell’umanità. Istituita dal Parlamento Europeo il 10 maggio 2012, è dedicata a mantenere viva e rinnovare la memoria di quanti, in ogni tempo e in ogni luogo, hanno fatto del bene salvando vite umane, si sono battuti in favore dei diritti umani durante i genocidi e hanno difeso la dignità della persona rifiutando di piegarsi ai totalitarismi e alle discriminazioni tra esseri umani. La data del 6 marzo è stata scelta perché coincide con il giorno della scomparsa di Moshe Bejski, magistrato israeliano, superstite dell’Olocausto (fece parte della “lista di Schindler) e animatore del Giardino dei Giusti di Yad Vashem in Israele, al cui esempio la celebrazione odierna si ispira.

È tutto, per stasera. E noi ci si congeda qui, offrendovi in lettura un passo del libro “Abbandono alla Divina Provvidenza” di Jean-Pierre de Caussade. Che è, per oggi, il nostro

PENSIERO DEL GIORNO
Bisogna che un’anima di fede cammini sempre con sicurezza, prendendo tutto come velo e travestimento di Dio, la cui presenza più intima scuote, spaventa le facoltà. Non c’è niente di più generoso di un cuore che ha la fede, che sa scorgere la vita divina nei travagli e nei pericoli più mortali. Anche se si dovesse inghiottire del veleno, esporsi sulla breccia, fare da schiavo a degli appestati, si trova in tutto ciò una pienezza di vita divina che non si dà soltanto a goccia a goccia, ma che in un istante inonda l’anima e la sommerge. Un esercito di simili soldati sarebbe invincibile. Perché‚ l’istinto della fede produce una elevazione e una dilatazione del cuore al di là e al di sopra di tutto ciò che può accadere. La vita della fede e l’istinto della fede sono la stessa cosa. Questo istinto è un godimento del bene di Dio e una fiducia fondata sull’attesa della sua protezione che rende tutto piacevole e tutto serenamente accettabile. Rende indifferenti verso tutti i luoghi, tutte le situazioni e tutte le persone. La fede non è mai infelice, mai malata, mai in uno stato di peccato mortale; questa fede viva è sempre immersa in Dio, sempre sotto il suo influsso, ben oltre le apparenze contrarie che oscurano i sensi. I sensi spaventati gridano con violenza all’anima: “Sventurata, eccoti perduta, non hai più risorse!” . Ma la fede con voce più forte subito le dice: “Sta’ salda, cammina e non avere timore di nulla”. (Jean-Pierre de Caussade, Abbandono alla Divina Provvidenza).

Ricevete l’abbraccio dei vostri fratelli e sorelle della Comunità del bairro.

Giorno per giorno – 06 Marzo 2021ultima modifica: 2021-03-06T22:47:08+01:00da fraternidade
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