Giorno per giorno – 23 Febbraio 2021

Carissimi,
“Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate” (Mt 6, 7-8). Ci sono giorni, come anche, in modo particolare, oggi, che ci giungono comunicazioni che non vorremmo, da amici, parenti, vicini. E viene questo vangelo, quasi a chiuderci la bocca, ma non il cuore. Così ci si limita a dirgli: Tu sai, vero? Lui ci risponderà a suo tempo. Molti anni fa, molti dei nostri lo ricordano ancora, quando qualcuno della comunità passava per situazioni di sofferenza, noi si menzionava un commento rabbinico all’Esodo che diceva cosí: “ Il Santo, benedetto sia, disse a Mosè: Non senti che io sono nel dolore proprio come Israele è nel dolore? Guarda da che luogo ti parlo – dalle spine! Se così si potesse dire, io condivido il dolore di Israele. Perció si legge anche: ‘In tutte le loro angustie Egli fu afflitto’ (Is 63,9)” (Esodo Rabbà 2,5). Sapere che il Dio della vita sta abbracciato a noi nelle battaglie che ci troviamo a combattere è già qualcosa. Il resto verrà. Anche perché la parola di Gesù sulla preghiera apre sull’invocazione: Abbà, Padre. Anzi, Papà.

Oggi si celebra la memoria di Policarpo di Smirne, pastore e martire.

Policarpo nacque probabilmente nel 69 d.C. da una famiglia benestante di Smirne (nell’attuale Turchia) e secondo lo storico Eusebio “non solo fu educato dagli Apostoli e visse con molti di quelli che avevano visto il Signore; ma fu anche dagli Apostoli stabilito nell’ Asia come vescovo di Smirne”. Questo incarico gli deve essere stato affidato intorno all’anno 100. Durante il suo episcopato, nell’anno 107, accolse a Smirne il vescovo di Antiochia, Ignazio, che veniva portato a Roma per subirvi il martirio. E fu proprio Policarpo a raccogliere, su richiesta dei Filippesi, le lettere di Ignazio, che costituiscono uno dei documenti scritti più antichi della primitiva comunità cristiana. Quando Aniceto divenne papa di Roma, Policarpo si recò a Roma per dirimere con lui il contrasto sulla data di celebrazione della Pasqua, che in oriente si celebra in coincidenza con il 14 del mese ebraico di Nisan e in occidente nella domenica successiva al primo plenilunio di primavera. I due non trovarono un accordo, ma decisero che questo non doveva tradursi in motivo di rottura o separazione. Tornato a Smirne, il vecchio Policarpo, che aveva 86 anni suonati, trovò una situazione pesante nella sua comunità. All’imperatore Antonino il Pio, nonostante il soprannome, non dispiaceva scatenare ogni tanto qualche persecuzione nei confronti dei cristiani. E, in provincia, non mancavano zelanti funzionari per eseguire le direttive imperiali. Poco dopo il suo ritorno in patria, il vecchio vescovo, fu arrestato e portato a palazzo del proconsole Stazio Quadrato, che lo sollecitò ripetutamente a sacrificare agli dèi e a maledire Cristo, per tornare libero. Policarpo gli obiettò: “Sono ottantasei anni che lo servo, e mai mi ha fatto torto. Come posso bestemmiare il mio re e salvatore?”. Rifiutò di difendersi di fronte alla folla, arrampicandosi poi da solo sulla catasta pronta per il rogo. Chiese ed ottenne che non lo inchiodassero, ma le guardie comunque lo legarono. Fu finito con la spada. Era il 23 febbraio 155.

I testi che la liturgia odierna propone alla nostra riflessione sono tratti da:
Profezia di Isaia, cap.55, 10-11; Salmo 34; Vangelo di Matteo, cap.6, 7-15.

La preghiera del martedì è in comunione con le religioni tradizionali del Continente africano.

È tutto, per stasera. Tra i testi dei Padri apostolici contemporanei di Policarpo, brilla il Pastore di Erma, cui nel secondo secolo fu da molti riservata un’autorità pari a quella della Sacra Scrittura. Nel congedarci, scegliamo di proporvene un brano come nostro

PENSIERO DEL GIORNO
Mi dice: “Sii semplice e buono e sarai come i bimbi che non conoscono la cattiveria che distrugge la vita degli uomini. Prima non sparlare di nessuno né ascoltare con piacere il maldicente. Diversamente, tu pure che ascolti, sarai partecipe del peccato del maldicente se credi alla maldicenza che ascolti. Prestandogli fede anche tu sei contro tuo fratello e sei partecipe del peccato del maldicente. Perniciosa è la maldicenza; è un demone inquieto che non ha mai pace, ma alligna sempre tra le discordie. Lungi da essa e avrai sempre buoni rapporti con tutti. Abbi la moderazione che non ha alcun cattivo inciampo, e tutto ha piano e tranquillo. Opera il bene e ciò che il Signore ti dà delle tue fatiche elargiscilo con semplicità ai bisognosi, senza esitare a chi dare o a chi non dare. Darai a tutti. Il Signore vuole che a tutti si diano i propri beni. Quelli che ricevono renderanno conto a Dio perché hanno ricevuto e a qual fine. Coloro che hanno ricevuto e sono nelle ristrettezze non saranno giudicati; quelli invece che hanno ricevuto con ipocrisia, sconteranno la pena. Chi dà è immune. Egli ha ricevuto da Dio di compiere un servizio e lo compie con semplicità senza discriminare a chi dare o no. Un tale servizio compiuto con semplicità è glorioso presso il Signore. Chi serve con semplicità vivrà in Dio. Osserva dunque questo precetto, come ti ho spiegato, perché la penitenza tua e della tua famiglia sia nella semplicità, pura, schietta e incorruttibile”. (Erma, Il pastore, Mand. II, 27).

Ricevete l’abbraccio dei vostri fratelli e sorelle della Comunità del bairro.

Giorno per giorno – 23 Febbraio 2021ultima modifica: 2021-02-23T22:09:25+01:00da fraternidade
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