Giorno per giorno – 08 Febbraio 2021

Carissimi,
“Compiuta la traversata, approdarono e presero terra a Genèsaret. Appena scesi dalla barca, la gente lo riconobbe. E dovunque giungeva, in villaggi o città o campagne, ponevano i malati nelle piazze e lo pregavano di potergli toccare almeno la frangia del mantello; e quanti lo toccavano guarivano” (Mc 6, 53-54. 56). Il brano che precede immediatamente quello propostoci dalla liturgia di oggi, si chiudeva con l’annotazione che i discepoli “non avevano capito il fatto dei pani, essendo il loro cuore indurito” (v. 52). Il fatto dei pani, cui era seguita la manifestazione di Gesù sul lago come l’Io-sono di Dio, era quello in cui si racconta di come egli avesse sfamato la folla, a partire dai cinque pani e due pesci, messigli a disposizione dai discepoli. Un racconto che anticipa il significato dell’Eucaristia in cui, sull’esempio del Maestro, siamo chiamati a fare dono della nostra vita per saziare la fame delle moltitudini. Che questo indurimento del cuore e la mancata comprensione del fatto dei pani (Eucaristia) non sia un dato isolato nella storia e nella vita della comunità cristiana, lo si ricava anche dall’ammonimento che Paolo rivolge ai cristiani di Corinto, quando scrive: “Ciascuno esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna” (1Cor 11, 28-29). Si trovava infatti davanti ad una comunità che celebrava, sì, il memoriale della morte del Signore, ma come un semplice rito, staccato dalla vita, in cui si poteva scorgere chi era troppo sazio e chi aveva ancora fame. Ragione per la quale, concludeva: “tra voi ci sono molti ammalati e infermi, e un buon numero sono morti” (v. 30). Non per una qualche condanna divina, ma per l’assenza di solidarietà e condivisione. A fronte di questa durezza di cuore che può caratterizzare i discepoli, il vangelo di oggi registra la fede spontanea delle folle che accorrono a Gesù alla ricerca di cura e liberazione dai loro mali. Di questo, la comunità cristiana è chiamata ad essere segno, anticipazione e sacramento.

Oggi il calendario ci porta le memorie di Bruno Hussar, profeta di pace in Israele, e di Stefano di Muret, testimone dell’Evangelo.

Andrea Hussar era nato a Il Cairo il 4 maggio 1911, da genitori ebrei non praticanti. Dopo gli studi al liceo italiano nella capitale egiziana, il giovane, alla morte del padre, si trasferì con la madre in Francia, dove ottenne la cittadinanza francese, completando a Parigi gli studi di ingegneria. Fu in quegli anni che iniziò un cammino spirituale che sfociò nella scoperta del cristianesimo e nella richiesta del battesimo. Battezzato il 22 dicembre 1935, svolse la sua professione per alcuni anni fino a quando nel 1941 fu colpito da una tubercolosi che lo condannò per due anni a completa immobilità. Nel 1945 maturata la vocazione religiosa, entrò tra i domenicani, assumendo il nome di Bruno. Fu ordinato sacerdote cinque anni più tardi ed inviato nel 1953 in Israele per favorire la creazione di un centro di studi ebraici, che vedrà la luce cinque anni più tardi, la Casa di sant’Isaia. Lì, Bruno approfondì la sua coscienza di appartenere al popolo ebraico e contribuì, con la sua attività di riflessione e di studio, negli anni che seguirono, a tessere le fila del dialogo ecumenico tra la Chiesa e il popolo ebreo. Negli anni settanta, assieme ad Anne Le Meignen, diede avvio al progetto di Nevè Shalom/Waahat as-Salaam, Oasi di pace, un villaggio, situato tra Tel Aviv e Gerusalemme, in cui, convivendo insieme, ebrei, musulmani e cristiani delle diverse confessioni, apprendessero a conoscere, rispettare e amare le rispettive identità. Il frate volle che là sorgesse un luogo di preghiera, privo di qualsivoglia simbolo religioso, chiamato Dumia (Silenzio), dove chiunque potesse raccogliersi in contemplazione. Bruno Hussar morì nel suo villaggio, profezia di un futuro di pace, l’8 febbraio 1996.

Stefano di Muret era nato nel 1045 nel castello di Thiers, feudo di famiglia, nell’Auvergne. Poco più che trentenne, semplice laico, divenne eremita, nella zona di Limoges, nel sud-ovest della Francia, riunendo altri amanti della solitudine al servizio di Cristo. Accoglieva allegramente quanti venivano a ricevere una parola, grandi e piccoli, poveri e ricchi, giusti e peccatori. Morì l’8 febbraio 1124.

I testi che la liturgia odierna propone alla nostra riflessione sono tratti da:
Libro di Genesi, cap.1, 1-19; Salmo 104; Vangelo di Marco, cap.6, 53-56.

La preghiera di questo lunedì è in comunione con le religioni del subcontinente indiano: Vishnuismo, Shivaismo, Shaktismo.

In questo giorno, nel 1878, nasceva, a Vienna, Martin Buber, che è una delle nostre memorie preferite (anche se a volte ci viene di dirlo di ogni personalità che figura nel nostro calendario). Cultore come pochi altri del chassidismo, di cui raccolse e riscrisse centinaia di storie e leggende, concepì l’ebraismo, non come un insieme di precetti legali, ma come santificazione della vita quotidiana, vissuta nell’umiltà e nell’allegria. Noi ne facciamo più estesamente memoria nella data della scomparsa, il 13 giugno, ma gli riserviamo un doveroso spazio anche in questa occasione, offrendovi in lettura un brano tratto dal suo “L’eclissi di Dio” (Oscar Mondadori), che è, così, per oggi, il nostro

PENSIERO DEL GIORNO
La verità divina vuole, come dice Franz Rosenzweig, essere “supplicata” con “ambe le mani”, quella della filosofia e quella della teologia. “Essa non sarà rifiutata”, egli continua, “a colui che le si rivolge con la duplice preghiera del credente e del non-credente”. Ma che cos’è la preghiera di chi non crede? “Ateismo” critico (atheoi erano per i greci coloro che negavano l’esistenza degli dei tramandati) è la preghiera espressa in terza persona e nella forma di un discorso sull’idea, rivolta dal filosofo al dio ridivenuto ignoto. Tale preghiera è adatta a smuovere gli uomini religiosi e a indurli a vagare attraverso una realtà privata della presenza divina alla ricerca di un nuovo incontro. Sul loro cammino distruggono immagini che evidentemente non posssono più corrispondere a Dio. Li sospinge quello spirito che aveva incitato i filosofi. (Martin Buber, L’eclissi di Dio).

Ricevete l’abbraccio dei vostri fratelli e sorelle della Comunità del bairro.

Giorno per giorno – 08 Febbraio 2021ultima modifica: 2021-02-08T21:26:50+01:00da fraternidade
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