Giorno per giorno – 02 Febbraio 2021

Carissimi,
“Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele” (Lc 2, 29-32). Sono le parole del cantico del vecchio Simeone, nell’incontro che ha con il piccolo Gesù, presentato dai genitori al Tempio, come imponeva la Legge, a quaranta giorni dalla nascita. La Chiesa ne ha fatto la sua preghiera della sera, come una sorta di professione di fede, che reitera quella di Simeone, il quale vide compiuta in quel fagottino di bambino la profezia di Isaia: “Alzati, rivèstiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te. Poiché, ecco, le tenebre ricoprono la terra, nebbia fitta avvolge le nazioni; ma su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te. Cammineranno i popoli alla tua luce” (Is 60, 1-3). Ci sono tempi in cui la salvezza sembra quanto mai lontana. È accaduto e accade spesso, basta dare un’occhiata ai libri di storia o ai giornali. Del resto la situazione che si viveva ai giorni del Vangelo non si può dire fosse migliore di quella che sperimentiamo noi. Possono cambiare i nomi dei dententori del potere (o di chi, mosso da ambizioni sfrenate, non bada a mezzi per raggiungerlo), ma la sostanza non cambia: oppressione, sfruttamento, latrocinio, menzogna, corruzione, eretti spesso a sistema. Simeone aveva davanti a sé lo spettacolo sconcio di un Erode, folle, potremmo dire, quanto un Bolsonaro, eppure non esitò a dichiarare avvenuta la salvezza. Non può essere diverso per noi. Ogni sera, fino all’ultima, siamo chiamati a dirGli e a dirci: Adesso, Signore, puoi lasciare partire in pace il tuo servo, la tua serva, perché i miei occhi già contemplano lo splendore della salvezza. Che noi abbiamo cercato di testimoniare oggi, e, se tu lo vorrai, testimonieremo anche meglio, domani. Una salvezza che raggiunge tutti, senza escludere nessuno. Così sia.

Oggi è la Festa della Presentazione del Signore.

Quaranta giorni dopo la nascita, Gesù fu portato da Maria e Giuseppe al Tempio, in ottemperanza alla legge mosaica che prevede l’offerta a Dio e il successivo riscatto del figlio primogenito, oltre al rito di purificazione per la madre. Quattrocentonovanta giorni sono trascorsi dall’annuncio della nascita di Giovanni alla presentazione di Gesù al Tempio; si compie così la profezia di Daniele: “Settanta settimane sono fissate per il tuo popolo e per la tua città santa per mettere fine all’empietà, mettere i sigilli ai peccati, espiare l’iniquità, portare una giustizia eterna, suggellare visione e profezia e ungere il Santo dei santi” (Dn 9, 24). In questa festa la Chiesa celebra il primo incontro tra Cristo e il popolo credente, rappresentato da Simeone ed Anna. Fu nel VI secolo che l’imperatore Giustiniano estese a tutto l’impero d’Oriente la festa di Ipapante (l’Incontro), che le comunità cristiane celebravano da quasi duecento anni il 2 Febbraio. La Chiesa di Roma l’avrebbe introdotta, un secolo più tardi, con il nome con cui la conosciamo oggi. Il papa Sergio I (687-701) istituì in tale data la più antica delle processioni penitenziali romane, che partiva dalla chiesa di S. Adriano al Foro e si concludeva a S. Maria Maggiore. Il rito della benedizione delle candele, praticato già nel sec. X, fu ispirato alle parole di Simeone: “Con i miei occhi ho visto il Salvatore. Tu l’hai messo davanti a tutti i popoli: luce per illuminare le nazioni”. Da questo rito è derivato il nome popolare di festa della “candelora”

I testi che la liturgia propone alla nostra riflessione sono propri della Festa della Presentazione del Signore e sono tratti da:
Profezia di Malachia, cap.3, 1-4; Salmo 24; Lettera agli Ebrei, cap.2, 14-18; Vangelo di Luca, cap.2, 22-40.

La preghiera del martedì è in comunione con le religioni tradizionali del Contintente africano.

Il nostro calendario ci porta anche la memoria di Alfred Delp, martire del totalitarismo nazista.

Alfred era nato a Mannhheim in Germania il 15 settembre 1907, da madre cattolica e padre protestante e, quattordicenne, aveva ricevuto la sua Confermazione nella chiesa luterana, salvo passare, poco dopo, nella chiesa cattolica. Completati brillantemente gli studi, era entrato nella Compagnia di Gesù nel 1926. Ordinato prete nel 1937, contò tra i suoi amici il grande teologo gesuita Karl Rahner. Durante la seconda guera mondiale con altri amici entrò a far parte di un gruppo antinazista con lo scopo di individuare proposte nuove, oltre il capitalismo e il socialismo, sulla questione sociale e sulle condizioni di vita dei ceti operai. La Gestapo cercò senza successo di dimostrare una sua collaborazione nel fallito attentato a Hitler. Arrestato nel 1944 a Monaco e poi trasferito a Berlino, nella sua autodifesa, Delp affermerà: “La mia colpa è solo quella di aver creduto che la Germania alla fine saprà uscire da quest’ora di tenebra e di angoscia e di aver rifiutato questo cumulo di arroganza, orgoglio e di forza che costituisce lo stile di vita nazista, e di averlo fatto come cristiano e gesuita”. Confinato in un’oscura cella e mantenuto in catene, nel dicembre 1944 Delp stese una serie di penetranti riflessioni sul tempo di Avvento e sul Natale, sullo sfondo della tragedia della guerra e della sua propria morte che sentiva ormai vicina. Fu impiccato nel carcere di Plotzensee il 2 febbraio 1945. Mentre si avviava alla forca disse al cappellano che l’assisteva: “Tra mezz’ora ne saprò molto più di te”.

Ed è tutto, per stasera. Noi ci si congeda qui, offrendovi in lettura una citazione di P. Alfred Delp. Tratta dal libro “The Prison Meditations of Father Delp” (Herder and Herder), è, per oggi, il nostro

PENSIERO DEL GIORNO
Riprendiamo la pratica di dare nomi alla vita e alle cose. Io sono stato abbastanza a lungo un semplice numero per sapere cosa significhi essere senza nome e quale effetto abbia sulla vita. Finché la vita stessa non ha un nome, o almeno nessuno che la onori, le persone e le cose continueranno a perdere la loro identità nella terribile irreggimentazione e nell’anonimato in cui siamo affondati. La vita ha un sistema nervoso sensibile attraverso il quale tutto è collegato. Dal momento che il nome di Dio non è più il primo e il principale di tutti i nomi nella terra e la voce del popolo, allora tutto il resto che un tempo era prezioso e apprezzato ha perso il suo nome ed è stato sottoposto a etichette false e falsificanti. Il cliché, l’etichetta, l’uniforme, lo slogan, la “tendenza dominante delle masse” – questi sono i nostri sovrani. E povero l’uomo che osa differenziarsi, proclamare i propri pensieri o usare il proprio nome. La preghiera è la nostra strada verso la libertà e l’educazione nel metodo della preghiera è il servizio più prezioso che possiamo offrire all’umanità. Permette al tempio e all’altare di occupare nuovamente il loro posto legittimo e all’umanità di umiliarsi e di misurare le sue responsabilità in nome di Dio. (Alfred Delp, Meditation on the Lord’s Prayer).

Ricevete l’abbraccio dei vostri fratelli e sorelle della Comunità del bairro.

Giorno per giorno – 02 Febbraio 2021ultima modifica: 2021-02-02T22:18:50+01:00da fraternidade
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