Giorno per giorno – 08 Gennaio 2021

Carissimi,
“Un giorno, mentre Gesù si trovava in una città, ecco, un uomo coperto di lebbra lo vide e gli si gettò dinanzi, pregandolo: Signore, se vuoi, puoi purificarmi. Gesù tese la mano e lo toccò dicendo: Lo voglio, sii purificato! E immediatamente la lebbra scomparve da lui” (Lc 5, 12-13). Rompere con la logica dell’esclusione, quale che sia la ragione (che coi nostri criteri poteva anche non avere nulla di ragionevole) addotta per determinarla, e a costo di trasgredire la Legge (o l’istruzione) del Signore. Di cui Gesù, costituisce qui un autorevole precedente. Il progetto di Dio per i suoi figli è la comunione, di cui la lebbra, biblicamente intesa, a partire dal racconto della malattia che aveva colpito Miriam, sorella di Mosè, era manifestazione della sua rottura. Come a dire: chi di spada ferisce, di spada perisce, se non proprio fisicamente, almeno civilmente. Chi attenta alla comunione con l’arma della diffamazione, è condannato a vivere (e a manifestare) nella propria pelle l’esclusione dal convivio umano. Questo è l’insegnamento che i Maestri, sotto l’autorità di Mosè, trassero dal racconto, e che li portò a dettare le severe norme in materia. Se poi, il malcapitato, raggiunto dalla malattia, fosse del tutto innocente della colpa attribuitagli, era affar suo, il tutto sarebbe servito a istruzione e ammonizione degli altri. E tuttavia resta il fatto che escludere qualcuno, fosse anche colpevole, non ristabilisce la comunione, ma ne perpetua la ferita. Rende anzi lebbrosa la stessa società (il Tempio, la sinagoga, la chiesa) che esclude. È questo a cui Gesù intende porre riparo. Nella legge c’è qualcosa che non quadra. Così alla trasgressione del lebbroso, che entra in città, anziché starsene nel deserto, e gli si avvicina, nonostante il divieto, ne aggiunge una anche peggiore, toccandolo. Diventando lui stesso, agli occhi di chi assiste, peccatore e lebbroso. Poco importa, Gesù, cioè Dio, sopporterà anche di peggio! È, dunque, epifania di una nuova immagine di Dio, che si nega a escludere, perché non giudica e non condanna, e sogna una chiesa e un’umanità così. Noi, dal canto nostro, sapremo esserne all’altezza?

Oggi il calendario ci porta la memoria di Giorgio di Choziba, monaco e di Rabbi David di Lelow, mistico chassidico.

Di Giorgio sappiamo che, vissuto tra il VI e il VII secolo, era nato a Cipro e che, ancora giovane, volle seguire il fratello maggiore, Eraclide, nella vita eremitica che questi conduceva nella laura di Calamon, sul fiume Giordano. Inviato alla laura di Choziba, sulla strada che va da Gerusalemme a Gerico, per formarsi nella vita monastica, vi rimase il tempo necessario perché la fama della sua santità si diffondesse nella regione, inducendolo così a fuggire precipitosamente e a raggiungere il fratello, con cui sarebbe rimasto fino alla morte di costui. Essendo poi sorte tensioni e incomprensioni con gli altri eremiti, Giorgio decise di tornare al monastero di Choziba, allora sotto la guida dell’abate Leonzio. All’epoca dell’invasione persiana della Palestina (614), i monaci lasciarono Choziba e Giorgio si rifugiò nei pressi di Calamon. Scoperto dai persiani, fu però lasciato tranquillo a causa della sua età avanzata. Compì allora il suo ultimo pellegrinaggio a Gerusalemme, poi tornò a Choziba e vi morì. Durante tutti quegli anni, senza ricoprire alcun incarico di responsabilità nella comunità, seppe essere di sostegno spirituale ai fratelli, edificandoli con la parola e con l’esempio. Giorno per giorno.

Rabbi David di Lelow nacque a Biala, in Polonia, nel 1746. Martin Buber scrisse di lui che rappresenta “una delle più amabili figure del chassidismo. Saggio e puerile insieme, aperto a tutte le creature, pur custodendo in cuore un segreto, estraneo al peccato, ma pronto a proteggere i peccatori dai loro persecutori, egli è l’esempio dello zaddik, a cui solo la verità chassidica, liberandolo dall’ascetismo, ha permesso di diventare ciò che è. Dovette la liberazione a Rabbi Elimelech”. Divenuto discepolo di Rabbi Yaakov Yitzchak, il Veggente di Lublino, gli restò fedele per tutta la vita. Gestiva una piccola bottega, ma non esitava a mandare i compratori a fare i loro acquisti in altre botteghe più povere. Quando poteva, si recava a visitare altri villaggi ebrei sperduti, per rianimare il cuore dei suoi fratelli di fede. Dove giungeva riuniva attorno a sé i bambini e se li portava a spasso in carrozza, giocando e cantando allegramente con loro; nei mercati dava da mangiare e da bere ai cavalli e ammoniva che non si potevano battere. Insegnava anche che non è bene sgridare la gente che desideriamo convertire, ma bisogna trattare con loro da buoni amici, conquistarne il cuore e portarli con l’amore al riconoscimento di Dio. Rabbi David morì a Lelow, il 7 Shevat 5573, secondo il calendario ebraico, che coincide con l’8 gennaio 1813.

I testi che la liturgia odierna propone oggi alla nostra riflessione sono tratti da:
1ª Lettera di Giovanni, cap.5, 5-13; Salmo 147B; Vangelo di Luca, cap.5, 12-16.

La preghiera del Venerdì è in comunione con i fedeli dell’Umma islamica che confessano l’unicità del Dio clemente e misericordioso.

È tutto, per stasera. Avendo esaurito, negli anni scorsi, le citazioni relative al Rabbi David di Lelow, scegliamo di proporvi un aneddoto su Rabbi Naftali di Ropschitz, che appartenne alla sua stessa scuola, quella del Veggente di Lublino. Tratto da “I Racconti dei Chassidim” (Garzanti) di Martin Buber, è, per oggi, il nostro

PENSIERO DEL GIORNO
Un giorno di Sabato Grande, il Rabbi di Ropschitz tornò a casa dalla sinagoga con passo stanco. “Che cosa ti ha così spossato” gli chiese sua moglie. “La predica” disse lui, “mi ha fatto tanto faticare. Dovevo parlare dei poveri e dei loro molteplici bisogni per la prossima Pasqua, perché mazzot e vino e tutto il resto sono carissimi quest’anno”. “E che hai raggiunto con la tua predica?” chiese ancora la moglie. “La metà del necessario è assicurata,” rispose lui, “i poveri, cioè, sono pronti a ricevere. Come stiano le cose per l’altra metà, se cioè i ricchi sono pronti a dare, questo non lo so ancora”. (Martin Buber, I racconti dei Chassidim).

Ricevete l’abbraccio di vostri fratelli e sorelle della Comunità del bairro.

Giorno per giorno – 08 Gennaio 2021ultima modifica: 2021-01-08T22:12:34+01:00da fraternidade
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