Giorno per giorno – 08 Novembre 2020

Carissimi,
“Il regno dei cieli è simile a dieci ragazze che, prese le loro lampade, uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le lampade, ma non presero con sé olio; le sagge invece, insieme alle lampade, presero anche dell’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e dormirono. (Mt 25, 1-5). Se “uscirono incontro allo sposo”, devono poi essersi messe a dormire lungo la strada, come tutti noi, giorno dopo giorno, si va incontro allo sposo, si veglia e si dorme. La vita è questo andare incontro allo sposo, costitusce cioè l’attesa creativa del regno, nelle sue parziali manifestazioni storiche, nelle esperienze personali, e nel suo compimento finale. Che si sia come le ragazze sagge o come le stolte dipende da noi. Non basta la lampada della fede, occorre la riserva di olio, che si compra dai venditori (v.9). Chi siano questi venditori, lo sapremo più avanti, nello stesso capitolo di Matteo, nella parabola del giudizio finale. Sono i poveri di ogni tipo, nei quali si nasconde niente meno che Dio, aiutando i quali avremo acquisito la nostra riserva d’olio. Su questo siamo giudicati ogni giorno, fino all’ultimo giorno. Potremmo dire che lo sposo è avvistato ad ogni mezzanotte, quando noi dovremmo chiederci se, durante il giorno trascorso, abbiamo fatto una scorta sufficiente di amore fattivo per giungere fino a lui. Se, nelle nostre scelte, avremo di fatto allontanato i nostri “fornitori di olio”, potremmo non fare a tempo a ritrovarli e ci saremmo così perduti l’incontro con lo sposo che è il fine di ogni nostro giorno e della nostra vita. Giornata irrimediabilmente perduta, dunque. Nella speranza che vada meglio l’indomani.

I testi che la liturgia di questa XXXII Domenica del Tempo Comune propone alla nostra riflessione sono tratti da:
Libro della Sapienza, cap. 6, 12-16; Salmo 63; 1ª Lettera ai Tessalonicesi, cap. 4, 13-18; Vangelo di Matteo, cap. 25, 1-13.

La preghiera della domenica è in comunione con tutte le comunità e chiese cristiane di ogni denominazione.

Oggi il nostro calendario ecumenico ci porta la memoria di Mohammed ibn ‘Ali Ibn al-‘Arabi, mistico islamico.

Mohammed ibn ‘Ali Ibn al-‘Arabi, detto Muhyi ed-Din (Vivificatore della Religione) era nato a Murcia, in Spagna, il 27 luglio 1165 (17 Ramamdan del 560, secondo il calendario egiriano), quando l’Andalusia era ancora sotto dominio islamico (lo era ormai da 450 anni). A otto anni, con la famiglia si trasferì a Siviglia, dove visse per i successivi ventisette anni. A 16 anni, secondo quanto lui stesso racconterà, la visione di Mosè, Gesù e Mohammed lo portò a decidere di intrapprendere il cammino di una vita tutta rivolta a Dio. Dopo un incontro con il filosofo Ibn Rushd (Averroè) a Cordova, cominciò a studiare seriamente il Corano e gli Hadith (i Detti e Fatti del Profeta), frequentando nel contempo molti maestri spirituali, uomini e donne. Ebbe, durante tutta la vita, numerose esperienze mistiche, visioni e rivelazioni. Nel 1193, un soggiorno a Tunisi segnò una tappa ulteriore della sua esperienza spirituale. Tornato a Siviglia, la descrisse nel suo primo libro Mashahid al-asrar (Contemplazione dei Santi Misteri). Nel 1204 al-‘Arabi si trasferì a Malatya, in Turchia, dove si sposò, ed ebbe almeno due figli e una figlia. Nel 1211, durante un pellegrinaggio alla Mecca, cominciò la stesura del suo poema più famoso “Tarjumân al-Ashwâq” (L’interprete delle passioni). Poi, a partire dal 1223, si stabilì a Damasco, dove continuò a scrivere e a insegnare a un gran numero di discepoli, molti dei quali sarebbero divenuti a loro volta sufi famosi. Tra loro ci fu Shams-i-Tabrizi, il maestro di Jalaluddin Rumi. Nel 1229 una visione gli mostrò il profeta Mohammed che gli porgeva il Fusus al-Hikam (il Castone della Saggezza), il libro in cui il nostro raccoglierà la quintessenza dei suoi insegnamenti. Negli anni successivi si dedicò a stendere la monumentale Futuhat al-Makkiyya (Rivelazioni Meccane): 560 capitoli dedicati ad ogni aspetto della vita spirituale. Compilò anche una vasta collezione di poesie, raccolte nel volume Diwan. Morì il 9 novembre 1240 (il 22 del mese di Rabi’ II del 638 anno dell’Egira) all’età di 75 anni, lasciando ai discepoli un’enorme quantità di scritti e di insegnamenti spirituali.

Pare, dunque, che, con oggi, si sia conclusa la tragica stagione del vanesio gradasso insediato quattro anni fa alla Casa Bianca. E speriamo facciano la stessa fine i suoi emuli e tifosi sparsi per il mondo. Con la speranza che al nuovo inquilino i reali poteri che governano le sorti di quel Paese, permettano di operare, non solo con la decenza delle buone maniere, ma, se non è chiedere troppo, con margini maggiori di rispetto della democrazia, dei diritti umani e dei popoli, senza perciò vergognose interferenze, e in vista del bene comune.

È tutto, per stasera. Noi ci congediamo qui, lasciandovi ad una citazione di Mohammed ibn ‘Ali Ibn al-‘Arabi, tratta da “Il Trattato dell’Unità”, che troviamo in rete e che è, così, per oggi, il nostro

PENSIERO DEL GIORNO
Il Profeta ha detto: “Dio dice: Mio servitore! Ero ammalato e tu non mi hai visitato; avevo fame e tu non mi hai dato da mangiare; ti ho chiesto l’elemosina e me la hai rifiutata”. Egli ha voluto intendere che era Lui il malato ed il mendicante. Come il malato ed il mendicante possono essere Lui, così tu e tutte le cose della creazione, accidenti o sostanze, potete essere Lui. Se si scopre l’enigma di un solo atomo si può conoscere il mistero di tutta la creazione, quella interiore e quella esteriore. Vedrai che Dio non soltanto ha creato ogni cosa, ma vedrai pure che, così nel mondo invisibile come nel mondo visibile, non vi è che Lui, perché questi due mondi non hanno esistenza propria. Vedrai che Egli non è soltanto il loro nome, ma anche Colui che dà loro il nome e Colui che è nominato, e nello stesso tempo la loro esistenza. Vedrai che Egli non soltanto ha creato ogni cosa una volta per tutte, ma vedrai che Egli è ogni giorno nello stato di Creatore Sublime, per l’espansione e l’occultamento della Sua Esistenza e dei Suoi attributi, al di fuori di ogni condizione intelligibile. Perché Egli è il Primo e l’Ultimo, l’Esterno e l’Interno. Egli appare nella Sua Unità e si nasconde nella Sua Singolarità. Egli è il Primo per la Sua essenza. È l’Ultimo per la Sua eterna permanenza. Egli è l’esistenza delle Lettere del Primo e dell’Ultimo; dell’Interno e dell’Esterno, come l’esistenza delle Lettere è Lui. Egli è il Suo nome; Egli è Colui che è nominato. Poiché la Sua esistenza è fatale, logica e dogmatica, così è fatale la non esistenza di ogni altro diverso da Lui. (Ibn al-Arabi, Il Trattato dell’Unità).

Ricevete l’abbraccio dei vostri fratelli e sorelle della Comunità del bairro.

Giorno per giorno – 08 Novembre 2020ultima modifica: 2020-11-08T22:08:18+01:00da fraternidade
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