Giorno per giorno – 15 Ottobre 2020

Carissimi,
“Guai a voi, che costruite i sepolcri dei profeti, e i vostri padri li hanno uccisi. Così voi date testimonianza e approvazione alle opere dei vostri padri: essi li uccisero e voi costruite loro i sepolcri. Guai a voi, dottori della legge, che avete tolto la chiave della scienza. Voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare l’avete impedito” (Lc 11, 47-48. 52). Ancora due ammonimenti rivolti ai dottori in religione che, Dio non voglia, ci si possa arrogare di essere. Il primo indirizzato a chi canonizza e venera i profeti e i santi del passato, che hanno sperimentato persecuzione e martirio, ma non si preoccupa di prestare ascolto, anzi si accanisce contro considerandoli nemici, a quanti si affacciano nella nostra storia, per denunciare l’ingiustizia del Sistema-mondo, vissuta nella propria carne, e richiamarci così alla verità del Vangelo. Il secondo per chi “toglie la chiave della conoscenza”, usando il sapere per il perpetuarsi di dominazione e oppressione. Cosa sia questa chiave della conoscenza, lo sappiamo da Paolo, quando scrive ai Corinzi: “Io ritenni di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e questi crocifisso” (1Cor 2, 2). È la croce – l’amore infinito e incondizionato di Dio per tutti, a partire dagli ultimi – l’unica chiave ermeneutica che ci consente di interpretare la Scrittura e la storia nell’ottica del progetto di Dio, il Regno. Non a caso, il verbo togliere, dell’originale greco (airo), significa anche innalzare, eliminare, e persino uccidere. Verbi tutti che si applicano a ciò che i potenti, con i loro cappellani e intellettuali organici, hanno fatto e fanno nei confronti della verità che hanno crocifisso e crocifiggono nella persona dei poveri. Che il buon Dio ci guardi dal cadere in queste situazioni e ci aiuti a mantenerci incrollabilemente fedeli a “Gesù Cristo, e questi crocifisso”. E, solo per questo, risorto.

Oggi, il calendario ci porta la memoria di Teresa d’Avila, contemplativa e dottore della Chiesa.

Teresa de Cepeda y Ahumada nacque ad Avila, in Spagna, il 28 marzo 1515, da una famiglia di ascendenza ebraica. A vent’anni, il 2 novembre 1535, fuggì di casa per entrare nel Carmelo della sua città. Lì, la regola dell’Ordine era praticata in forma molto mitigata e, per molto tempo, Teresa si adeguò a tale situazione. Nel 1555, tuttavia, decise che non valeva la pena perdere il tempo con le mezze misure e scelse di cominciare a vivere la radicalità della vocazione e della vita monastica. A partire dal 1557 visse una serie di profonde esperienze mistiche, sperimentando una grande intimità con il Signore, ma anche l’aridità, “la notte dei sensi”. L’esigenza di un ritorno del Carmelo alla Regola primitiva gli si impose sempre più. Ottenne così dal generale dell’Ordine, Giovanni Battista Rossi, il permesso di fondare nella stessa città di Avila un monastero di stretta osservanza. Nel 1567 convinse un giovane carmelitano ad attuare la stessa riforma nei conventi maschili. L’attività riformatrice dei due, nonostante l’ostilità aperta dei “mitigati” conquistò in poco tempo l’insieme dell’ordine. Questa intensa attività esteriore in nulla impedì che Teresa continuasse conducendo una intensissima e profonda vita spirituale, della quale possiamo intuire qualcosa leggendo le sue opere: Il Libro della Vita, Il Cammino della Perfezione, Il Castello Interiore. Teresa morì il 4 ottobre 1582 ad Alba de Tormes (Salamanca). La sua memoria è celebrata il giorno dopo, il 15 d’ottobre (!). Non ce ne dobbiamo stupire, perché la riforma gregoriana, varata proprio allora, fece sparire i dieci giorni compresi tra le due date.

I testi che la liturgia odierna porpone alla nostra riflessione sono tratti da:
Lettera agli Efesini, cap.1, 1-10; Salmo 98; Vangelo di Luca, cap.11, 47-54.

La preghiera del giovedì è in comunione con le religioni tradizionali dei popoli indigeni.

E, per stasera, è tutto. Noi ci si congeda qui, offrendovi in lettura una citazione di Teresa d’Avila, tratta dalle sue “Esclamazioni”. Che è, così, per oggi, il nostro

PENSIERO DEL GIORNO
Oh, Gesù mio, quanto è immenso l’amore che nutrite per i figli degli uomini, se il miglior servizio che vi si possa rendere è abbandonare voi per amore verso di essi e per il loro profitto! Allora vi si possiede più pienamente. Infatti, anche se la volontà si appaga meno del godimento, l’anima gode di compiacervi e vede che le gioie terrene sono incerte, anche quelle che sembrano concesse da voi, finché viviamo questa vita mortale, se non si accompagnano all’amore del prossimo. Chi non lo ama, non vi ama, mio Signore, poiché tutto il sangue che avete versato ci dimostra l’immenso amore che nutrite per i figli di Adamo. (Teresa d’Avila, Esclamazioni II, 2).

Ricevete l’abbraccio dei vostri fratelli e sorelle della Comunità del bairro.

Giorno per giorno – 15 Ottobre 2020ultima modifica: 2020-10-15T22:35:00+02:00da fraternidade
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento