Giorno per giorno – 13 Ottobre 2020

Carissimi,
“Voi farisei pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria. Stolti! Colui che ha fatto l’esterno non ha forse fatto anche l’interno? Date piuttosto in elemosina quello che c’è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà puro” (Lc 11, 39-41). Gesù, che sedeva spesso a tavola con pubblicani e peccatori, non rifiutava però gli inviti che gli rivolgevano religiosi e persone perbene, anche se finiva sempre in un modo o nell’altro per scontentarli. Come nel caso del vangelo di oggi. Che l’abbia fatto per trascuratezza o di proposito, di sedersi a tavola senza lavarsi le mani, legge nello sguardo del buon uomo che lo ha invitato, il disappunto per questa mancanza, non solo di igiene, ma di una norma religiosa, che prevede, ancora oggi tra l’altro, una specifica benedizione: “Benedetto sei tu, Signore nostro Dio, Re dell’universo, che ci hai santificato con i Tuoi comandamenti e ci hai comandato il lavaggio delle mani”. Tralasciarla, sarebbe come per noi mettersi a tavola senza farsi almeno un segno di croce, “come dei cagnolini”, ci insegnavano i nostri vecchi. Bene, Gesù l’ha fatto. E, senza aver neppure cominciato a mangiare, apostrofa subito il suo ospite, che immaginiamo trasecolato, davanti alla lettura del pensiero di cui è fatto oggetto. Gesù va giù pesante da subito, come abbiamo sentito. Beh, quel fariseo, siamo anche noi. Così attenti, se lo siamo, alla nostra immagine esteriore, come obbedienti cultori delle leggi, umane e divine, ma così pronti a cedere nel nostro intimo alla trasgressione che più pesa al Signore, quella che ci porta ad arrogarci il merito di una falsa giustizia, e a giudicare malevolmente gli altri. A questa impurità interna che ci ha invaso, non c’è altro rimedio, dice Gesù, che condividere con i poveri ciò che possediamo (“quello che c’è dentro il piatto”), una sorta di forma sacramentale per riacquistare la purezza perduta. E questo è solo l’inizio. Il resto lo vedremo nei prossimi giorni.

Oggi è memoria di Madeleine Delbrêl, appassionata di Dio e della gente ordinaria.

Madeleine era nata il 24 ottobre 1904 a Mussidan (Dordogne – Francia). Ancora giovane si convertì dall’ateismo al cristianesimo. Assieme ad altre donne, trovò tra i comunisti di Parigi la possibilità di vivere una vita autentica di comunità cristiana, senz’altro scopo che quello di farsi “prossimo dei suoi prossimi” in una disponibilità incondizionata all’evangelo. Fu una vera umanista che amò Dio intensamente, incontrandolo in tutte le cose ordinarie della vita. Scrisse: “Ci sono persone che Dio chiama e mette da parte in conventi o monasteri. Ve ne sono altre che Dio chiama e le lascia nella società, quelle che Dio non ritira dal mondo. Queste sono le persone che hanno un lavoro ordinario, un matrimonio ordinario o un celibato ordinario. Persone che hanno malattie ordinarie e sofferenze ordinarie. Che vivono in case ordinarie e vestono abiti ordinari. Le persone che noi incontriamo in qualunque strada ordinaria…” “Noi, le persone ordinarie delle strade, crediamo con tutte le nostre forze che questa via, che questo mondo in cui Dio ci ha posto è per noi il luogo della nostra santità”. “Noi incontriamo Dio in tutti i “piccoli” che soffrono nel loro corpo, che sono disgustati, angosciati, che hanno bisogno di qualcosa. Noi incontriamo Cristo respinto in innumerevoli atti di egoismo. Come potremmo prenderci gioco di questa gente o odiare questa moltitudine di peccatori, di cui noi facciamo parte?”. Madeleine visse in pieno il travaglio della Chiesa pre-conciliare di reinventare l’esistenza cristiana nel mutato contesto storico e culturale. Conobbe, com’è inevitabile, incomprensioni, isolamento, ostilità, nei suoi fratelli di chiesa. Ma trovò anche chi la sostenne e l’appoggiò (tra questi il card. Montini). Alla convocazione del Concilio Vaticano II, volle vedere in esso il sorgere di una nuova primavera dello Spirito, a cui aveva dedicato la vita. Madeleine morì improvvisamente, il 13 ottobre 1964, nel suo pieno vigore.

I testi che la liturgia odierna propone alla nostra riflessione sono tratti da:
Lettera ai Galati, cap.5, 1-6; Salmo 119; Vangelo di Luca, cap.11, 37-41.

La preghiera del martedì è in comunione con le religioni tradizionali del Continente africano.

Anche per stasera, è tutto. Noi ci si congeda qui, lasciandovi ad un’ultima parola di Madeleine Delbrêl, tratta dal suo libro “Noi delle strade” (Gribaudi), che è, così, per oggi, il nostro

PENSIERO DEL GIORNO
Non sempre notiamo che la Buona Novella del Vangelo passa incessantemente sulle labbra del Signore attraverso parole che si rivolgono alle speranze del cuore, alle speranze degli uomini. È chiamando la gente che piange e che spera di non piangere, che spera la pace, che spera la giustizia, che spera di sfuggire agli eccessi della povertà, che il Signore annuncia le Beatitudini stesse, che il Signore chiama questa gente alla speranza. Quando ci rivolgiamo agli uomini, il Signore non ci domanda di esssere meno umani di lui, di tradire più di lui le speranze. Egli è un Dio fedele ai cuori che ha creato e la loro vocazione alla speranza non è un tradimento delle speranze. Alla scuola di Dio apprendiamo a mettere il nostro cuore in ascolto del cuore degli altri e delle sue speranze. Apprendiamo a riconoscervi la prefigurazione della speranza. Abbiamo visto a lungo quel che sperano i comunisti: la loro speranza, prolungamento di certe grandi speranze umane e di una moltitudine di speranze personali, nate nell’amore, nel lavoro o nella pena. Se il Signore avesse incontrato questi comunisti li avrebbe a un tempo chiamati con il loro nome e interpellati sulle loro speranze. Allo stesso nome noi dobbiamo chiamare con il suo nome il comunista che conosciamo, non con il nome della sua ideologia o del suo partito, e dobbiamo interpellarlo su ciò che, nelle sue speranze, rimane ancora la speranza dei poveri; bisogna che il suo cuore non ci sia estraneo; che noi non si diventi ottusi al male del mondo. Si può sperare davvero la Redenzione del mondo, senza avere nel cuore la passione profonda di veder cessare le ingiustizie del mondo e le loro conseguenze, anche se esse non sono e non fanno tutto il male? Possiamo sinceramente sperare la Redenzione, sperarla con speranza, e non sperare che cessino le conseguenze di quei peccati che chiamiamo gli egoismi, le ingiustizie, le repressioni? È perché i comunisti fanno in nome di tutto questo delle rivoluzioni che dobbiamo, noi, rassegnarci alla sofferenza degli altri e al peccato degli altri? Quando piangiamo con coloro che piangono perché è morto un bambino che avrebbe potuto non morire, perché un uomo mutilato avrebbe potuto non esserlo, perché un uomo ha passato in carcere venti anni che avrebbe potuto non passarvi, allora, forse, sapremo sperare, avere un cuore che rassomiglia, nella speranza, al cuore stesso di Gesù Cristo. (Madeleine Delbrêl, Noi delle strade).

Ricevete l’abbraccio dei vostri fratelli e sorelle della Comunità del bairro.

Giorno per giorno – 13 Ottobre 2020ultima modifica: 2020-10-13T22:52:10+02:00da fraternidade
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