Giorno per giorno – 04 Ottobre 2020

Carissimi,
“E Gesù disse loro: Non avete mai letto nelle Scritture: ‘La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi’? Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti” (Mt 21, 42-32). È la conclusione della parabola che in genere è detta dei vignaioli omicidi, con cui Gesù si dirige a esponenti della gerarchia religiosa e politica, che ne stanno contestando l’azione (cf Mt 21, 23). Ispirandosi al canto della vigna di Isaia (Is 5, 1-7), che la liturgia ci ha proposto come prima lettura, racconta di un uomo, proprietario di un terreno (la terra è di Dio), il quale, piantatavi una vigna, l’affida poi a dei coltivatori perché se ne prendano cura. Isaia specifica che la vigna è Israele (cf Is 5, 7), così come lascia intendere anche Gesù, ma è ovvio che possiamo applicare l’allegoria alla vita della chiesa, della nostra comunità, dell’umanità tutta. Fatto sta che Dio, una volta fatto il suo lavoro, se ne va (v. 33), lasciando ai coltivatori la piena responsabilità dei frutti. Quali siano questi frutti, lo dice espressamente, ancora una volta, Isaia: “Egli si aspettava giustizia ed ecco spargimento di sangue, attendeva rettitudine ed ecco grida di oppressi” (Is 5, 7). Stamattina, c’era anche chi menzionava i frutti dello Spirito, che dovrebbero caratterizzare le relazioni umane, ecclesiali, comunitarie, personali: “amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé” (Gal 5, 22). A questo richiamano ripetutamente i profeti, in diversa veste, inviati da Dio. La risposta ai quali, invece che segnare un’inversione di marcia, aggiunge spesso violenza a violenza, oppressione a oppressione, seminando quella morte e distruzione, in cui già consiste l’eliminazione del Figlio, la verità del Padre e il suo progetto di vita per tutti. Dio, tuttavia, non desiste, della pietra scartata (il Crocifisso e i crocifissi a vario titolo della storia), fa, con la risurrezione, la pietra angolare di una nuova creazione, una nuova umanità, che accetti di impegnarsi a vivere i valori del Regno di giustizia, pace, libertà e fraternità. A cui anche noi possiamo e dobbiamo concorrere.

Oggi è la XXVII Domenica del Tempo Comune e i testi che la liturgia propone alla nostra riflessione sono tratti da:
Profezia di Isaia, cap.5, 1-7; Salmo 80; Lettera ai Filippesi, cap. 4, 6-9; Vangelo di Matteo, cap.21, 33-43.

La preghiera della Domenica è in comunione con tutte le comunità e le Chiese cristiane.

La Chiesa celebra oggi la memoria di Francesco d’Assisi, fratello minore dei poveri. Ad essa noi aggiungiamo quella di Carlo Carretto, piccolo fratello del Vangelo.

Giovanni di Bernardone nacque ad Assisi, nel 1182, nella famiglia di un ricco commerciante che, per la simpatia che aveva per la Francia, dove si recava frequentemente per affari, passò presto a chiamarlo Francesco. Il giovane, che non doveva aver una grande propensione per l’attività paterna, preferì correre appresso alle glorie militari. Non ebbe molta fortuna, dato che, durante una guerra tra Perugia e Assisi, fu fatto prigioniero e questa esperienza lo portò a riflettere sulla vanità della vita che aveva condotto fino ad allora. Nel 1206, in un epoca in cui, sempre più, si affermavano gli ideali della ricchezza e dell’autoaffermazione, Francesco visse il suo personale cammino di Damasco, incontrando i lebbrosi e riconoscendo in essi la presenza di Cristo. Scelse allora di lasciare la famiglia, rinunciando ai suoi beni e proprietà, per sposare “madonna Povertà”. Ben presto altri giovani si unirono a lui, con il solo proposito di vivere il Vangelo, nella radicalità e nella libertà dei figli di Dio, facendosi compagni degli ultimi, fratelli minori, nella convinzione che è nelle categorie minori, nella gente povera, umile ed emarginata, che Dio ha da sempre la sua abitazione. Nel 1211, Chiara, una giovane assisiate affascinata dalla predicazione e dall’esempio di Francesco, diede vita a una famiglia di claustrali povere, immerse nella preghiera per sé e per gli altri. In una Chiesa trionfalista e in pieno regime di cristianità e di crociate, Francesco, esente tuttavia da ogni forma di orgoglio spirituale, preferì essere immagine della tenerezza di Dio con tutti, usando le armi del dialogo, della non-violenza, della pace e dell’amore. A 45 anni, malato e quasi cieco, di fatto emarginato dalla fraternità cui aveva dato vita, portando nel corpo i segni della passione di Cristo, morì, nudo sulla nuda terra, cantando la gioia di servire Cristo e le bellezze del creato. Era la sera del 3 ottobre del 1227.

Carlo Carretto era nato ad Alessandria, il 2 aprile 1910, da famiglia contadina. Militante dell’ Azione Cattolica, professore e, nel 1940, direttore di scuola, fu presto esonerato dall’incarico a causa della sua opposizione al regime fascista. Nel 1946 divenne presidente della G.I.A.C. (Gioventù Italiana di Azione Cattolica). Nel 1953, per il contrasto con i settori cattolici che progettavano un’alleanza con la destra italiana, si dimise dall’incarico. È in questo periodo di ricerca laboriosa e sofferta che maturò la decisione di entrare nella congregazione di Charles de Foucauld, i piccoli fratelli di Gesù. L’8 dicembre 1954 partì per il suo noviziato in Algeria, dove, per dieci anni, condusse una vita eremitica nel Sahara. Fu questa una profonda esperienza di vita interiore e di preghiera, nel silenzio e nel lavoro, che alimenterà tutta la sua vita e azione posteriore. Nel 1965, tornato in Italia si stabilì a Spello (Perugia), dove, poco prima, in un antico convento disabitato era sorta una comunità di piccoli fratelli. Ben presto, la fama di cui fratel Carlo godeva cominciò a richiamare moltissime persone, credenti o no, che erano comunque in ricerca. Da allora la comunità divenne spazio di accoglienza, preghiera e riflessione. Dopo alcuni anni di malattia, la notte del 4 ottobre 1988, festa di Francesco d’Assisi, di cui, pochi anni prima, aveva steso un’appassionata biografia, fratel Carlo entrò nell’abbraccio di Dio.

Bene, oggi tra l’altro è l’onomastico del Papa venuto dalla fine del mondo, che ha scelto come nome Francesco, proprio in omaggio del santo di Assisi, avendo così in lui, vangelo vivo, un’ulteriore fonte di ispirazione. Stamattina la preghiera è stata perciò di azione di grazie per il dono che lo Spirito ci ha fatto con lui. E che il Signore ce lo conservi a lungo, testimone umile e intrepido della buona notizia del Regno.

E, congedandoci, scegliamo i proporvi un brano della Lettera enciclica “Fratelli tutti” che, firmata ieri da Papa Francesco sulla tomba del santo di Assisi, a una citazione del quale deve il titolo, è stata distribuita a partire da stamattina. È questo, così, per oggi, il nostro

PENSIERO DEL GIORNO
Il modo migliore per dominare e avanzare senza limiti è seminare la mancanza di speranza e suscitare la sfiducia costante, benché mascherata con la difesa di alcuni valori. Oggi in molti Paesi si utilizza il meccanismo politico di esasperare, esacerbare e polarizzare. Con varie modalità si nega ad altri il diritto di esistere e di pensare, e a tale scopo si ricorre alla strategia di ridicolizzarli, di insinuare sospetti su di loro, di accerchiarli. Non si accoglie la loro parte di verità, i loro valori, e in questo modo la società si impoverisce e si riduce alla prepotenza del più forte. La politica così non è più una sana discussione su progetti a lungo termine per lo sviluppo di tutti e del bene comune, bensì solo ricette effimere di marketing che trovano nella distruzione dell’altro la risorsa più efficace. In questo gioco meschino delle squalificazioni, il dibattito viene manipolato per mantenerlo allo stato di controversia e contrapposizione. In questo scontro di interessi che ci pone tutti contro tutti, dove vincere viene ad essere sinonimo di distruggere, com’è possibile alzare la testa per riconoscere il vicino o mettersi accanto a chi è caduto lungo la strada? Un progetto con grandi obiettivi per lo sviluppo di tutta l’umanità oggi suona come un delirio. Aumentano le distanze tra noi, e il cammino duro e lento verso un mondo unito e più giusto subisce un nuovo e drastico arretramento. Prendersi cura del mondo che ci circonda e ci sostiene significa prendersi cura di noi stessi. Ma abbiamo bisogno di costituirci in un “noi” che abita la Casa comune. Tale cura non interessa ai poteri economici che hanno bisogno di entrate veloci. Spesso le voci che si levano a difesa dell’ambiente sono messe a tacere o ridicolizzate, ammantando di razionalità quelli che sono solo interessi particolari. In questa cultura che stiamo producendo, vuota, protesa all’immediato e priva di un progetto comune, “è prevedibile che, di fronte all’esaurimento di alcune risorse, si vada creando uno scenario favorevole per nuove guerre, mascherate con nobili rivendicazioni”. (Papa Francesco, Fratelli tutti. Lettera enciclica sulla fraternità e l’amicizia sociale, 15-17).

Ricevete l’abbraccio dei vostri fratelli e sorelle della Comunità del bairro.

Giorno per giorno – 04 Ottobre 2020ultima modifica: 2020-10-04T22:23:31+02:00da fraternidade
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