Giorno per giorno – 02 Settembre 2020

Carissimi,
“Uscito dalla sinagòga, Gesù entrò nella casa di Simone. La suocera di Simone era in preda a una grande febbre e lo pregarono per lei. Si chinò su di lei, comandò alla febbre e la febbre la lasciò. E subito si alzò in piedi e li serviva” (Lc 4, 38-39). Noi si ripete spesso, tanto negli incontri di comunità, quanto con gli amici della chácara di recupero, che Gesù, lungo la vita, ha fatto suo l’insegnamento di quattro donne (forse anche di altre, ma noi ricordiamo queste), che ci piace definire le sue teologhe: Maria, sua madre, che, con il Magnificat, gli ha insegnato la passione (l’opzione preferenziale) per i poveri; la suocera di Pietro, che, guarita da ogni febbre [di potere], ha mostrato, nel servizio, la caratteristica prima di Gesù, cioè dello stesso Dio, e di chi se ne voglia discepolo fedele; la donna siro-fenicia, che gli ha ricordato l’universalità della salvezza; e la povera vedova, che, offrendo nel tempio tutto ciò che aveva, fu additata da Gesù ai discepoli come esempio di dono della vita. Quattro donne, che, ben prima dei discepoli, avevano già capito tutto di Gesù, di Dio e del regno dei cieli. Cioè di una vita “altra” da quella che ci prospetta il Sistema.

Oggi il nostro calendario ci porta la memoria di Farīd ad-dīn ’Attār, mistico islamico.

Nato a Nishapur (Iran), verso la metà del sec. XII, ’Attār forma, con Sana’i e Rumi, la triade dei grandi poeti-mistici islamici ed emerge come uno dei più grandi maestri del sufismo. Poco sappiamo della sua vita. Era figlio di uno speziale e, probabilmente, trascorse i suoi anni giovanili nella bottega paterna – dove, allontanatosene, farà ritorno più tardi -, alternando il culto delle belle lettere alla cura degli affari. Grande influenza esercitarono su di lui la madre, con la sua profonda religiosità, e i suoi maestri spirituali. Contro una visione legalistica della religione, sostenne l’urgenza di un rapporto più “cordiale” e meno “razionale” con la divinità, adottando un linguaggio che prefigura un rapporto da amante ad Amato ed elaborando un complesso di immagini metafore che si rifanno al modello della relazione amorosa e non a quello del rapporto servo-signore. Morì probabilmente nella città natale verso il 1230, in concomitanza con l’invasione mongola. Di lui è riportata la seguente sentenza: “Dio disse al Suo amico: Vuoi conoscere il segreto? Domanda a Satana”. L’uomo incontrò il diavolo e gli chiese del segreto. “Ricordati solo questo – gli rispose Satana – se non vuoi diventare come me, evita di dire io”.

Oggi ricorre anche l’anniversario della morte di Viktor Emil Frankl, noto come il fondatore della “Terza Scuola viennese di psicoterapia”. Nato il 26 marzo 1905 a Vienna in uma famiglia di ebrei praticanti, Frankl entrò giovanissimo in contatto epistolare con Sigmund Freud, dalle cui idee però si distanziò presto, trovando maggior consonanza in quelle di Alfred Adler, fondatore della scuola di Psicologia individuale comparata. Ma, anche in questo caso, la convivenza si rivelò difficile, al punto che l’appena ventiduenne Frankl si vide espulso dalla Società adleriana. Studente di Medicina a Vienna, dove arriverà a laurearsi nel 1930, il giovane Frankl, ancor prima della conclusione degli studi lavorava già nel reparto di psicoterapia della clinica psichiatrica dell’Università, sotto la guida di Otto Pötzl, ed era invitato a tenere seminari a Berlino, Praga, Budapest. Dopo la specializzazione in Neurologia e Psichiatria nel 1936, per la prima volta espose in maniera esplicita e articolata i principi della sua logoterapia e analisi esistenziale. Per essa, in qualunque situazione data, la vita ha comunque un senso per tutti gli uomini, anche se non lo stesso, e persino le esperienze più drammatiche e tragiche possono essere trasformate in occasioni di maturazione, di crescita e realizzazione, se, di fronte ad esse, si riesce ad assumere il giusto atteggiamento. Dopo l’annessione dell’Austria alla Germani nazista, nel 1938, Frankl rifiutò di espatriare in America per non lasciare soli i genitori. Sposatosi nel 1941 con Tilly Grosser, nel settembre dell’anno successivo, venne fatto prigioniero e trasportato con tutta la famiglia nel lager di Theresienstadt, e in seguito ad Auschwitz, dove moriranno via via, il padre, la madre, il fratello, e la moglie Tilly. Successivamente Frankl venne trasportato a Kaufering III ed a Türkheim (filiali di Dachau). In quelle condizioni di vita estreme, egli vide confermate le sue tesi sulla libertà di scelta e sul senso della vita. Sopravvissuto alle esperienze del lager, sposò nel 1947 Eleonore Katharina Schwindt, da cui ebbe una figlia, Gabriele. Ottenuta la docenza in Neurologia e Psichiatria, svolse attività di ricerca, d’insegnamento e clinica all’università, insegnando negli Stati Uniti e tenendo conferenze in tutto il mondo. Autore di 32 volumi, tradotti in 26 lingue, insignito di 29 lauree honoris causa, Frankl morì a Vienna il 2 settembre 1997, per attacco cardiaco. Il teologo morale Bernhard Häring parlò del suo pensiero come di un modello di particolare rilevanza sia scientifica che pastorale.

I testi che la liturgia odierna propone alla nostra riflessione sono tratti da:
1ª Lettera ai Corinzi, cap.3, 1-9; Salmo 33; Vangelo di Luca, cap.4, 38-44.

La preghiera del mercoledì è in comunione con tutti gli operatori di pace, quale che ne sia il cammino spirituale o la filosofia di vita.

Bene, per stasera è tutto. Noi ci si congeda qui, offrendovi in lettura un brano di Farīd ad-dīn ’Attār tratto dal suo “Il verbo degli uccelli” (Mondadori), che è, così, per oggi, il nostro

PENSIERO DEL GIORNO
Un giorno “il Creatore del mondo da dietro un velo” così parlò al profeta Davide: “Di ogni cosa che esiste, bella o brutta che sia, nascosta o manifesta, potrai trovare un equivalente nel mondo, ma non di Me, che non ho sostituti né compagni. Io sono insostituibile, non vivere separato da Me; Io sono l’intera tua anima, non staccarti da Me! O schiavo, Io ti sono indispensabile, e allora non scordarti neppure un istante di Colui che ti è necessario! Neppure una volta devi poter separare da Me la tua anima! E quanto di diverso da Me si presenti ai tuoi occhi, tu non desiderarlo!”. O tu che cerchi il Signore del mondo e incessantemente ti affanni in questa nobile azione! Egli è nei due mondi il tuo unico scopo, e anche nell’ora della prova dev’essere l’oggetto della tua adorazione. Egli ti libererà dalla confusione del mondo, ma tu non venderLo nel mondo per due soldi. Qualunque cosa tu vorrai preferirGli, sarà sempre un idolo, e se a Lui anteponi la tua vita dovrai considerarti un infedele. Chiunque infatti preferisca la propria vita all’Amato, dovrà soffrire di un dolore irrimediabile. A che vale una vita trascorsa firmando carte? Solo Iddio può vivificarla con il suo amore. (Farīd ad-dīn ’Attār, Il verbo degli uccelli).

Ricevete l’abbraccio dei vostri fratelli e sorelle della Comunità del bairro.

Giorno per giorno – 02 Settembre 2020ultima modifica: 2020-09-02T22:51:56+02:00da fraternidade
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