Giorno per giorno – 31 Luglio 2020

Carissimi,
“Venuto nella sua patria insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: Da dove mai viene a costui questa sapienza e questi miracoli? Non è egli forse il figlio del carpentiere? E si scandalizzavano per causa sua. Ma Gesù disse loro: Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua” (Mt 13, 54-55. 57). Era cresciuto e vissuto per trentanni nella casa di Giuseppe, il carpentiere. Lo conoscevano dunque bene, lui e i suoi famigliari, da piccoli ci avevano giocato assieme, da adolescenti, si erano divertiti come tutti, avevano fequentato la sinagoga, cominciato ad apprendere un mestiere. Poi, più che trentenne, era sparito dalla circolazione, per mettersi forse al seguito del cugino Giovanni, che predicava e battezzava, lungo il fiume Giordano. Battezzato lui stesso, aveva preso a predicare, formandosi una cerchia di discepoli e raggiungendo via via notorietà nel suo operato. Ora faceva ritorno lì. Che gli era successo? Nell’interrogativo, nel dubbio, nello sconcerto e nello scandalo che provano i suoi concittadini, c’è già la radice dell’incredulità nei confronti suoi e delle sue pretese, della maggior parte del suo popolo. Che Gesù in qualche modo sembra giustificare con la citazione del proverbio: nessuno è profeta in patria. Difficile fare i conti con il mistero di una persona con cui si è sempre vissuti accanto. Questo già nelle relazioni normali, immaginarsi se in campo c’è niente meno che il mistero dei misteri, la presenza di Dio. Dio, non una qualche idea di lui, ma lui in persona, nella banalità del quotidiano. Che era già molto chiedere di credere a lui anche solo come il messia, semplicemente umano, da cui ci si aspettava la restaurazione di Israele, come ne sorgevano, di tanto in tanto, allora. Del resto anche come messia, l’ attuazione di Gesù non rispecchiava le antiche Scritture e le speranze di sempre del popolo, vi si poteva vedere semmai qualche riferimento ad alcune correnti profetiche minoritarie. Dietro il rifiuto espresso allora dai “suoi”, c’è purtroppo il rifiuto che sarebbe stato opposto al Gesù in carne e ossa, Dio in carne e ossa, da gran parte delle successive generazioni di cristiani, che difatti non esitarono a reinventarsi un Gesù come idolo identitario, staccato dalla sua storia, dalla buona notizia che era stato per i poveri, dalla persecuzione subita da parte delle strutture del potere politico, religioso, culturale, dalla sua sconfitta, nella condanna alla morte di croce. Morte che, però, venne riletta e risignificata da lui e dai suoi come libera consegna di sé, come estremo dono di Dio al mondo, nella liberazione dalle catene del potere e dell’odio, e nell’inaugurazione di un regno “altro”, sotto la logica del servizio reciproco e del dono di sé per la vita di tutti. Mistero della redenzione, che siamo invitati a integrare e testimoniare nell’adesione all’insegnamento, alla pratica, alla persona di Gesù, il messia crocifisso, la cui risurrezione è posta a suggello della verità di Dio che egli ha incarnato. Fuori di lui non c’è salvezza, perché egli è la salvezza, che accoglie tutti con amore di padre, inglobando ogni cammino, anche quello di chi intenda contrastarlo o negarlo. Salvezza universale. E noi a doverla testimoniare!

Il calendario porta oggi la memoria di Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù.

Iñigo (Ignazio) Lopez de Loyola era nato ad Azpzitia, nel Paese Basco, nel 1491, ultimo di tredici figli di Beltran Ibañez de Oñaz e di Marina Sanchez de Licona. Quindicenne, orfano di padre e madre, viene inviato a corte, dove sarà educato alla vita cavalleresca. È donnaiolo, sfrontato e attaccabrighe, quanto basta e avanza. Nel 1515 finirà addirittura sotto processo per non meglio precisati “enormi delitti” commessi durante il carnevale. Intrapresa la carriera militare, durante l´assedio francese alla fortezza di Pamplona, nel 1521, un proiettile lo raggiunge alla gamba, azzoppandolo. È la sua via di Damasco. Durante la convalescenza, Ignazio ha modo di ripensare radicalmente la sua vita. Si reca nel monastero di Montserrat, dove fa la confessione generale della sua vita, decidendo, poi, di condurre una vita di penitenza, come eremita, a Manresa, in una grotta isolata di quella regione. Qui, un anno dopo, improvvisamente, scopre la vocazione all’attività apostolica. Si reca in pellegrinaggio in Terra Santa e, al ritorno, inizia una rigorosa preparazione intellettuale, studiando latino a Barcellona e filosofia e teologia nelle università di Alcalá (dove sarà inquisito per sospetta eresia), Salamanca e Parigi. In questa città comincia a riunire alcuni compagni, con cui, il 15 agosto 1534 costituisce la Compagnia di Gesù, la cui attività abbraccerà predicazione, insegnamento, missioni ecc., conoscendo presto un rapido sviluppo. Appassionato di Cristo e della Chiesa, lo stesso Ignazio esercita un’intensa attività apostolica, nella guida della Compagnia, con i suoi scritti e curando e orientando la formazione dei suoi discepoli. Di grande aiuto per quanti desiderano sinceramente consacrarsi a Dio risulteranno essere i suoi “Esercizi Spirituali”. Ignazio muore a Roma, il 31 luglio 1556.

I testi che la liturgia del giorno propoe alla nostra riflessione sono tratti da:
Profezia di Geremia, cap. 26, 1-9; Salmo 69; Vangelo di Matteo, cap. 13, 54-58.

La preghiera del Venerdì è in comunione con i fedeli dell’Umma islamica, che confessano l’unicità del Dio clemente e misericordioso.

Con il tramonto di ieri sera l’umma islamica è entrata nel decimo giorno di Dhu-l-hijja, l’ultimo mese del calendario egiriano. La data coincide con l’Aid al adha (Festa del Sacrificio), conosciuta anche come Aid el kebir (Festa grande). Essa ricorda l’ubbidienza pronta e generosa di Abramo e del figlio nell’obbedire al sogno, che sollecitava il sacrificio del giovane Ismaele (mentre nella tradizione ebraica è Isacco), ma, più ancora, fa memoria dell’intervento misericordioso di Dio, che glielo impedì, provvedendo in altro modo alla vittima per il sacrificio. Le famiglie di quanti possono si procurano, in ordine di preferenza: un montone, un capretto, un bue, un toro, una mucca o un cammello, e lo sacrificano, condividendo poi il pasto con i vicini di casa, gli amici e i poveri del quartiere. Aid Mubarak! ai nostri amici e amiche musulmani.

Il nostro amico Frédéric Vermorel, monaco eremita a Sant’Ilarione, in S. Nicola di Caulonia (RC), celebra oggi l’anniversario dei suoi voti solenni. Come sempre, lo abbiamo ricordato al Signore, nella preghiera della comunità, con affetto e gratitudine.

È tutto, per stasera. L’amico Ambrogio di Verderio, artigiano di un suo calendario particolare, ci segnala oggi la ricorrenza della scomparsa, avvenuta il 31 luglio 1944, dello scrittore Antoine Saint-Exupery, autore de “Il piccolo principe”, il testo più tradotto al mondo, se si escludono quelli religiosi. A corredo della notizia, ci invia anche una serie di testi, tra cui una preghiera “L’arte dei piccoli passi”, che noi vi giriamo, nel congedarci, come nostro

PENSIERO DEL GIORNO
Non ti chiedo né miracoli né visioni / ma solo la forza necessaria per questo giorno!/ Rendimi attento e inventivo per scegliere / al momento giusto / le conoscenze ed esperienze / che mi toccano particolarmente. / Rendi più consapevoli le mie scelte / nell’uso del mio tempo. / Donami di capire ciò che è essenziale / e ciò che è soltanto secondario./ Io ti chiedo la forza, l’autocontrollo e la misura: / che non mi lasci, semplicemente, / portare dalla vita/ ma organizzi con sapienza / lo svolgimento della giornata. / Aiutami a far fronte, / il meglio possibile, / all’immediato / e a riconoscere l’ora presente / come la più importante. / Dammi di riconoscere / con lucidità / che le difficoltà e i fallimenti / che accompagnano la vita / sono occasione di crescita e maturazione. / Fa’ di me un uomo capace di raggiungere / coloro che hanno perso la speranza. / E dammi non quello che io desidero / ma solo ciò di cui ho davvero bisogno. / Signore, insegnami l’arte dei piccoli passi. (Antoine Saint-Exupéry, L’arte dei piccoli passi).

Ricevete l’abbraccio dei vostri fratelli e sorelle della Comunità del bairro.

Giorno per giorno – 31 Luglio 2020ultima modifica: 2020-07-31T22:18:03+02:00da fraternidade
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento