Giorno per giorno – 25 Luglio 2020

Carissimi,
“Si avvicinò a Gesù la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: Che cosa vuoi? Gli rispose: Di’ che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno. Rispose Gesù: Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere? Gli dicono: Lo possiamo” (Mt 20, 20-22). Quando si vuol fare memoria di qualcuno che è da additare come esempio, noi si sarebbe portati a metterne in mostra virtù e meriti, non così il Vangelo che, a nostra consolazione, ne racconta limiti e peccati. È il caso dell’apostolo Giacomo, celebrato oggi, e della magra figura che fa con il fratello e la madre (ma gli altri apostoli non sono da meno). Gesù, in cammino con loro per Gerusalemme, ha appena preannunciato, per la terza volta, la sua passione e morte imminente, ma, evidentemente, quando non si vuole ascoltare, non c’è verso. Vogliamo tutti un gran bene a Gesù, ma su certi discorsi proprio non ci riesce di seguirlo. Così, anche noi, nelle nostre preghiere, glissando su quello che lui sta dicendo, ci si fa avanti con coraggio e gli si chiede di realizzare i nostri sogni di affermazione e di successo. Come individui, famiglie, comunità, movimenti, chiese, nazioni o che altro. Lui pazientemente, una volta di più, ci si mette a fare una catechesi su come sia Dio e come debba agire chi intenda mettersi alla sua sequela. Proprio il contrario della logica del sistema: “I capi delle nazioni, voi lo sapete, dominano su di esse e i grandi esercitano su di esse il potere. Non così dovrà essere tra voi; ma colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo” (vv 25-26). Chiarendo poi ulteriormente: “come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti”. Essere di Dio significa essere e agire come lui, servendo e dando la vita. Giacomo e Giovanni (e gli altri dieci) che sognavano di vedersi assegnare incarichi di prestigio nel regno che, a loro modo, immaginavano che Gesù fosse sul punto di inaugurare, si sarebbero presto ricreduti e avrebbero avuto modo di bere al suo stesso calice, come da lui promesso, dopo una vita spesa al servizio dei fratelli. Che si arrivi anche noi a comprendere in profondità la dimensione del servizio a cui siamo chiamati.

Oggi, il calendario ci porta le memorie di Giacomo figlio di Zebedeo, apostolo; di Tommaso da Kempis, maestro spirituale; e di Jose Othmaro Caceres e 13 compagni, martiri in El Salvador.

Giacomo, figlio di Zebedeo e di Salomè, fratello di Giovanni, fu chiamato con quest’ultimo al seguito di Gesù, mentre stavano nella barca da pesca con il padre. Si deve forse al carattere impulsivo dei due fratelli il soprannome che si guadagnarono di “figli del tuono”. E questo contribuisce a renderceli simpatici! Lui, Giovanni e Simon Pietro formavano il gruppo degli amici più stretti di Gesù, presenti nei momenti cruciali del suo ministero (Mt 17,1; 26,37; Mc 5, 37; 13, 33). Come e forse più degli altri discepoli, anche Giacomo e Giovanni non avevano capito bene la missione di Gesù, e il Vangelo ci testimonia qualche loro ambizione di troppo (cf Mc 10, 35 ss), che il Maestro fu costretto a censurare. Ma, devono aver appreso la lezione. Giacomo sarà il primo degli apostoli a subire il martirio, sotto Erode Agrippa, nel 42 d.C. (cf At 12,2). Giovanni, secondo la tradizione, sarà invece l’ultimo a morire, sul finire del I secolo.

Thomas Hammerken (più noto come Tommaso da Kempis) nacque, verso il 1380, a Kempen, cittadina situata tra Krefeld and Venlo, sul confine tedesco-olandese, secondogenito del fabbroferraio Johann Hemerken e di Gertrud Kuyt. Educato nella scuola dei Fratelli della Vita comune, entrò, nel 1399, nel monastero agostiniano di Agnetenberg, nei pressi di Zwolle (Olanda), da poco fondato e di cui era priore il fratello maggiore, Johann. Nel 1406 cominciò il suo noviziato e il 12 aprile 1412 fu ordinato sacerdote. Salvo un breve periodo, tra il 1429 e 1432 (in cui l’intera comunità dovette trasferirsi), Thomas non lasciò mai il convento, dove si dedicò alla stesura di testi spirituali, che avrebbero segnato la sua epoca e quelle successive, e dove morì, più che novantenne, il 25 luglio 1471.

José Othmaro era seminarista ed era appena tornato da Guadalajara, in Messico, dove studiava. Aspettava il giorno della sua ordinazione sacerdotale. La mattina del 25 luglio 1980 si riunì con alcuni amici nella cappella in costruzione nel cantón Platanares di Suchitoto, dipartimento di Cuscatlán, a 47 chilometri da San Salvador. Volevano mostrargli lo stato di avanzamento dei lavori. In quel momento giunsero sul posto quattro camion carichi di guardie nazionali, di soldati e di integranti della “difesa civile”. Furono tutti assassinati a colpi di arma da fuoco. Al cadavere di Othmaro staccarono la testa a colpi di machete.

I testi che la liturgia odierna propone alla nostra riflessione sono propri della memoria dell’Apostolo Giacomo e sono tratti da:
2ª Lettera ai Corinzi, cap.4, 7-15; Salmo 126; Vangelo di Matteo, cap.20, 20-28.

La preghiera del sabato è in comunione con le comunità ebraiche della diaspora e di Eretz Israel.

Tradizionalmente, e da subito dopo la sua comparsa, attribuito a Tommaso da Kempis, anche se alcuni studiosi ne fanno risalire la stesura ai sec. XIII-XIV, “L’imitazione di Cristo” è, dopo il Vangelo, il testo religioso più diffuso di tutta la letteratura cristiana occidentale, ed ha alimentato la spiritualità di un’infinita serie di generazioni di monaci, religiosi/e, e laici. Noi, nel congedarci, ve ne proponiamo un brano, come nostro

PENSIERO DEL GIORNO
“Chi segue me non cammina nelle tenebre” (Gv 8,12), dice il Signore. Sono parole di Cristo, le quali ci esortano ad imitare la sua vita e la sua condotta, se vogliamo essere veramente illuminati e liberati da ogni cecità interiore. Dunque, la nostra massima preoccupazione sia quella di meditare sulla vita di Gesù Cristo. Già l’insegnamento di Cristo è eccellente, e supera quello di tutti i santi; e chi fosse forte nello spirito vi troverebbe una manna nascosta. Ma accade che molta gente trae un ben scarso desiderio del Vangelo dall’averlo anche più volte ascoltato, perché è priva del senso di Cristo. Invece, chi vuole comprendere pienamente e gustare le parole di Cristo deve fare in modo che tutta la sua vita si modelli su Cristo. Che ti serve saper discutere profondamente della Trinità, se non sei umile, e perciò alla Trinità tu dispiaci? Invero, non sono le profonde dissertazioni che fanno santo e giusto l’uomo; ma è la vita virtuosa che lo rende caro a Dio. Preferisco sentire nel cuore la compunzione che saperla definire. Senza l’amore per Dio e senza la sua grazia, a che ti gioverebbe una conoscenza esteriore di tutta la Bibbia e delle dottrine di tutti i filosofi? “Vanità delle vanità, tutto è vanità” (Qo 1,2), fuorché amare Dio e servire lui solo. Questa è la massima sapienza: tendere ai regni celesti, disprezzando questo mondo. (Tommaso da Kempis, Imitazione di Cristo, I, I, 1).

Ricevete l’abbraccio dei vostri fratelli e sorelle della Comunità del bairro.

Giorno per giorno – 25 Luglio 2020ultima modifica: 2020-07-25T22:39:24+02:00da fraternidade
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