Giorno per giorno – 24 Luglio 2020

Carissimi,
“Voi dunque intendete la parabola del seminatore” (Mt 13, 18). Il testo originale dice: “Ascoltate la parabola del seminatore”. Poco prima Gesù aveva parlato di coloro che pur vedendo non vedono, pur ascoltando, non ascoltano e così è logico che non capiscano (v. 13), sono lì fisicamente, insomma, ma con la testa sono altrove. E allora si preoccupa che non succeda la stessa cosa con i discepoli. E offre una chiave di lettura (forse è già una rilettura che si darà in seno alla comunità) della parabola, già di per sé abbastanza chiara. Parabola in ogni caso del tutto fondamentale, perché riguarda l’ascolto della Parola, condizione previa per compiere quella volontà di Dio, che ci consegna alla consapevolezza di figli e ci rende famiglia di Gesù (cf Mt 12, 50) Ciò che può in qualche misura sorprendere è che se, nella parabola, gli ascoltatori dell’unica Parola erano identificati coi diversi terreni, qui sono identificati coi semi, nel loro interagire con la “parola del regno” (v.19), a fronte delle difficoltà che, volta a volta, si incontrano. Altra sorpresa è constatare che non si è seme (o terreno) di un solo tipo, ma un giorno si è una cosa, un giorno un’altra, lasciando uno spazio maggiore o minore al lavorio che la Parola tenta di compiere in noi, scontando superficialità, incostanza, veri e propri cedimenti, dolorose sconfitte. Fino all’affermarsi anche in noi di quelle condizioni che permettono di tradurre la parola in testimonianza veritiera del Cristo che vive in essa, rendendo risultati oltre ogni umanamente possibile previsione: “ora il cento, ora il sessanta, ora il trenta” (v.23). E così sia.

Il martirologio latinoamericano ci porta oggi la memoria di Ezechiele Ramin, missionario e martire in Brasile.

Ezechiele (Lele) Ramin era nato a Padova il 9 febbraio 1953, nella famiglia di Mira e Mario Ramin, di solide radici cristiane. Durante gli studi aveva preso progressivamente coscienza dei soprusi, ingiustizie e disuguaglianze che caratterizzano l’attuale modello di sviluppo. Si era perciò avvicinato all’Associazione Mani Tese, e aveva contribuito ad organizzarne un gruppo locale nella sua città, partecipando poi a numerosi campi di lavoro per sostenerne i progetti nei paesi del sud del mondo. Alla fine del 1972, si sentì chiamato ad un impegno più radicale e scelse di entrare tra i missionari comboniani. Ordinato sacerdote il 28 settembre 1980, fu inviato, nel gennaio 1984, a Cacoal in Rondonia, Brasile. Impegnatosi nel CIMI (Consiglio Indigenista Missionario), verrà da lì a poco assassinato per il suo impegno a fianco degli indios e dei sem-terra. Era il 24 luglio 1985. Pochi mesi prima di essere ucciso aveva scritto: “La vita è bella e sono contento di donarla. Voglio che sappiate questo”.

I testi che la liturgia odierna propone alla nostra riflessione sono tratti da:
Profezia di Geremia, cap.3, 14-17; Salmo (Ger 31, 10-13); Vangelo di Matteo, cap.13, 18-23.

La preghiera del Venerdì è in comunione con i fedeli dell’Umma islamica, che confessano l’unicità del Dio clemente e misericordioso.

Ricordiamo anche, a tre anni dalla scomparsa, la figura di Giovanni Bianchi, uno dei più significativi e lungimiranti leader del cattolicesimo democratico italiano. Nato a Sesto San Giovanni, il 19 agosto del 1939, fu parlamentare per diverse legislature, oltre che professore di Storia e Filosofia nei licei. Dal 1987 aveva guidato le Acli e poi, a partire dal 1994, il neonato Partito popolare italiano (Ppi). Ricca la rete dei suoi riferimenti culturali, sulla scia anche dell’amicizia con personalità come don Giuseppe Dossetti, a padre David Maria Turoldo, il teologo domenicano Marie-Dominique Chenu e il cardinale Carlo Maria Martini. Bianchi si è spento nella sua città natale, il 24 luglio del 2017.

E, nel congedarci, lasciamo la parola a Giovanni Bianchi, offrendovi in lettura il brano di una sua riflessione che troviamo sotto il titolo “Essere cristiani nel mondo contemporaneo” nel sito dei Circoli Dossetti. È questo, per oggi, il nostro

PENSIERO DEL GIORNO
Pare a me evidente che la generosità della nostra fede e l’acutezza della nostra intelligenza saranno giudicate per la capacità di interpretare i cambiamenti, che vanno studiati e accompagnati dall’accoglienza e dalla coesione sociale, andando oltre gli alibi del “villaggio globale”. Allo stesso modo i nostri sistemi politici, le nostre democrazie verranno giudicate con lo stesso metro. Da qui l’interrogativo inevitabile: nel mondo che non cessa di cambiare a quali scelte prioritarie siamo chiamati? La qualità delle nostre esistenze e delle nostre comunità verrà valutata intorno alla capacità di accoglienza, di inclusione, di apertura. È infatti compito evidente dei cristiani – insieme agli uomini di buona volontà – rendere il mondo un posto migliore per le generazioni future. Non lasciandoci scoraggiare dalla durezza delle difficoltà. Basterebbe in proposito dare uno sguardo alla demografia europea che mostra un quadro preoccupante. Nel 1950 la popolazione in Europa rappresentava il 21,6% della popolazione mondiale. Oggi rappresenta solo il 10,7% e nel 2050 sarà solo il 7,7%. Questo significa che i giovani in Europa nel 1950 erano il 20% della popolazione, mentre oggi sono soltanto il 6,2%. Dati che dicono ovviamente quanto sia in crescita il numero degli europei anziani, con tutti i problemi in termini di sanità e di cura che la condizione comporta. È a questi uomini che va presentato il lieto annunzio ai poveri e vanno offerte le attenzioni di una nuova diaconia. Un modo molto concreto per ricordare e testimoniare che le nostre città – come diceva nel dopoguerra in Italia il sindaco “santo” di Firenze Giorgio La Pira – “sono vive”: vive per la loro storia relazionale ed umana, non soltanto per i muri e i monumenti, per una realtà cittadina che preesiste alla sovranità dello Stato Nazione. Né dobbiamo temere che la nostra azione e l’impegno appaiano minoritari. Perché il cristianesimo degli inizi viaggia per minoranze che hanno il coraggio di testimoniare “fino al sangue”. (Il martirio non è infatti definitivamente escluso dall’orizzonte dei credenti.) E per tutte queste ragioni l’accoglienza non è soltanto l’evidenza di una diaconia che effonde la carità, ma la bussola del nostro futuro. (Giovanni Bianchi, Essere cristiani nel mondo contemporaneo).

Ricevete l’abbraccio dei vostri fratelli e sorelle della Comunità del bairro.

Giorno per giorno – 24 Luglio 2020ultima modifica: 2020-07-24T22:36:52+02:00da fraternidade
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