Giorno per giorno – 11 Luglio 2020

Carissimi,
“Non li temete dunque, poiché non v’è nulla di nascosto che non debba essere svelato, e di segreto che non debba essere manifestato. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze” (Mt 10, 26-27). Sarete odiati e perseguitati, leggevamo nel Vangelo di ieri, e tuttavia, nonostante questo, la parola di Gesù dice: “Non li temete” (v. 26). E, subito dopo, insiste: “E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima” (v.28). Uccidere nei modi più diversi, attraverso disinformazione, manipolazione, menzogne, denigrazioni, calunnie, come anche nella Chiesa alacremente pone in essere l’agenda Bannon e i suoi sostenitori. Stasera, eccezionalmente, con le misure di precauzione imposte dalla pandemia, ci siamo ritrovati in dieci, nella cappella del Monastero, per non lasciar passare senza un’azione di grazie, la memoria di san Benedetto, sia perché al suo Ordine appartenevano i monaci che l’originarono – Felipe, Pedro, Marcelo – , sia per gli sviluppi e l’influenza che, lungo questi anni, il monastero ha conosciuto nella vita della diocesi e di molti di noi, a titolo diverso, nell’approfondimento biblico, nella dimensione liturgica, nella vita delle comunità di base, nelle relazioni ecumeniche, nell’accompagnamento dei sem-terra, nel sostegno e nella partecipazione alle lotte sociali. Battaglie che, nell’attuale congiuntura, conoscono ripiegamenti, al punto da risultare largamente perdenti. Ma non è una novità, se è vero, come è vero, che il Vangelo lo aveva previsto per ogni tempo. Il nascosto che sarà svelato, si commentava stasera, è il mistero della croce, che nella sua “necessaria” sconfitta – irrisa come stolta dal Sistema del dominio – rivela l’indefettibile, tenace e incondizionato amore di Dio: “Parliamo di una sapienza divina, misteriosa, che è rimasta nascosta. Nessuno dei dominatori di questo mondo ha potuto conoscerla; se l’avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria” (1Cor 2, 708). Né continuerebbero a crocifiggerlo. Noi, tuttavia, continueremo ad annunciare dai tetti, sforzandoci di testimoniarlo, ciò che Gesù ci ha rivelato nell’ascolto della sua Parola.

La Chiesa ricorda oggi Benedetto da Norcia, padre del monachesimo occidentale, nonché patrono della vostra povera Europa. Il martirologio latinoamericano ci ricorda anche Mons. Carlos Horacio Ponce de Léon, pastore e martire in Argentina.

Poco sappiamo della sua vita. Nato a Norcia, in Umbria, nel 480 circa, dopo aver studiato a Roma, il giovane Benedetto si ritirò sul Monte Subiaco, dedicandosi ad una vita di preghiera e penitenza. Venne, in seguito, a contatto (lo si deduce da quanto è detto nella Regola) con diverse esperienze di vita monastica, da quelle più serie e motivate (anacoreti e cenobiti), a quelle più opportuniste e depravate (sarabaiti e girovaghi). Alcuni monaci, che lo avevano voluto come abate, tentarono persino di eliminarlo, non sopportandone il rigore. A Monte Cassino, fondò infine il suo monastero. Lí, uomini di ogni ceto ed estrazione, cui Benedetto seppe comunicare l’entusiasmo per il cammino evangelico e la sua radicalità, presero a vivere la vita del lavoro duro dei campi (condiviso con le classi basse della società), alternata a tempi di studio e scandita dai momenti forti della preghiera e dell’ascolto della Parola di Dio, in una comunità egualitaria e fraterna, retta dall’autorità e dall’esempio dell’abate, con l’aiuto e la guida di una Regola, che Benedetto dovette redigere ispirandosi anche a normative più antiche. Il patriarca del monachesimo occidentale morì il 21 marzo 547. O giù di lì. Duecento anni dopo la sua morte, erano già più di mille i monasteri che si riconoscevano e si ispiravano alla sua norma di vita.

Carlos Horacio Ponce de Léon era nato il 17 marzo 1914 a Navarro (Buenos Aires). Fu ordinato prete il 17 dicembre 1938. Nominato vescovo ausiliare della diocesi di Salta (Argentina), il 9 giugno 1962, fu consacrato il 15 agosto dello stesso anno. Il 28 aprile 1966 fu nominato vescovo di San Nicolás de los Arroyos. Durante il regime dittatoriale dell’autodenominato Processo di Riorganizzazione Nazionale, instaurato nel 1976, e che costò un altissimo numero di vittime, fu uno dei pochi membri della gerarchia della Chiesa cattolica argentina a criticare apertamente le violazioni dei diritti umani, gli abusi e i crimini della dittatura. A partire dal 24 marzo 1976 cominciò a ricevere sistematicamente i famigliari dei desaparecidos. Riceveva famiglia per famiglia, dedicando loro il tempo necessario per ascoltarne le preoccupazioni, annotare i dati, assicurare il suo interessamento. Ripetutamente minacciato di morte, ai preti che gli chiedevano perché non se ne andasse, rispondeva: “Perché andarmene se non faccio niente di male?”. L’11 luglio 1977, mentre alla guida della sua Renault 4S, accompagnato dal suo collaboratore Victor Martinez, si stava recando a Buenos Ayres trasportando alcuni dossier scottanti sulle violazioni dei diritti umani (sequestri e torture), uno strano incidente mandò la vettura fuori strada. Trasportato alla clinica San Nicolás, vi morì qualche ora píù tardi, senza che fosse permesso al suo medico di entrare nell’unità di terapia intensiva. Aveva 63 anni.

I testi che la liturgia odierna propone alla nostra riflessione sono tratti da:
Profezia di Isaia, cap.6, 1-8; Salmo 93; Vangelo di Matteo, cap.10, 24-33.

La preghiera del sabato è in comunione con le comunità ebraiche della diaspora e di Eretz Israel.

Ed è tutto, per stasera. Noi ci si congeda qui, offrendovi in lettura un capitolo della Regola di san Benedetto, che tratta di zelo buono e zelo cattivo. E c’è bisogno più che mai di avere le idee chiare in proposito. È questo, per oggi, il nostro

PENSIERO DEL GIORNO
Come c’è un cattivo zelo, pieno di amarezza, che separa da Dio e porta all’inferno, così ce n’è uno buono, che allontana dal peccato e conduce a Dio e alla vita eterna. Ed è proprio in quest’ultimo che i monaci devono esercitarsi con la più ardente carità e cioè: si prevengano l’un l’altro nel rendersi onore; sopportino con grandissima pazienza le rispettive miserie fisiche e morali; gareggino nell’obbedirsi scambievolmente; nessuno cerchi il proprio vantaggio, ma piuttosto ciò che giudica utile per gli altri; si portino a vicenda un amore fraterno e scevro da ogni egoismo; temano filialmente Dio; amino il loro abate con sincera e umile carità; non antepongano assolutamente nulla a Cristo, che ci conduca tutti insieme alla vita eterna. (Regola di san Benedetto, cap. LXXII).

Ricevete l’abbraccio dei vostri fratelli e sorelle della Comunità del bairro.

Giorno per giorno – 11 Luglio 2020ultima modifica: 2020-07-11T22:15:39+02:00da fraternidade
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