Giorno per giorno – 08 Luglio 2020

Carissimi,
“Chiamati a sé i dodici discepoli, diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e d’infermità. Questi dodici Gesù li inviò dopo averli così istruiti: Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi invece alle pecore perdute della casa d’Israele. E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino” (Mt 10, 1. 5-7). Si apre così quello che è conosciuto come “discorso missionario”, il secondo dei cinque discorsi in cui Matteo raccoglie e organizza gli insegnamenti di Gesù. Dei dodici discepoli, che Gesù chiama a sé per inviarli – da qui il nome di apostoli: gli “inviati” – il vangelo ci fa i nomi. Di alcuni di essi sappiamo chi fossero e cosa facessero nella vita, di alcuni altri lo si può dedurre, di altri ancora nulla. Pescatori i primi quattro, esattore delle tasse per conto dei romani, Levi-Matteo, Simone Cananeo e Giuda Iscariote, forse appartenenti alle fazioni estremiste che propugnavano la lotta armata contro i romani, Bartolomeo, se vale l’identificazione con Natanaele, studioso, forse fariseo: già questo ci mostra come Gesù non si sia fatto problemi a scegliere come suoi più immediati collaboratori personaggi dalle estrazioni più varie e disparate. Aggregandoli tutti sul progetto del Regno. Come a dire: non importa quello che sei stato fino ad ora, quale sia il tuo bagaglio culturale, le battaglie ideali, o solo venali, per cui ti sei battuto, vieni con me, cambiamo la tua storia, per scriverne insieme una nuova che presenti al mondo, con umile tenacia, la possibilità di relazioni che, basate sul principio dell’accoglienza, della dedizione e della cura, incarnino il sogno di Dio di un’umanità di fratelli e sorelle. Da allora, questo invito, con cui Gesù chiama a sé ed invia ad annunciare e testimoniare l’accadere del Regno, non ha smesso di risuonare. E riguarda in modo diverso tutti noi.

Oggi il calendario ci porta la memoria di Procopio, martire in Palestina.

Su Procopio, che lo storico Eusebio addita come primo martire della Palestina, disponiamo di un buon numero di racconti leggendari, ma di poche notizie storicamente accertate. Secondo queste, Procopio era nato nella seconda metà del III secolo, ad Aelia Capitolina (così i Romani avevano ribattezzato Gerusalemme, dopo la sconfitta dell’insurrezione guidata da Simon Bar Kochba, nel 132) e si era poi trasferito a Scitopoli (l’ebraica Beit She’an, all’incrocio tra la valle del Giordano e quella di Jezreel), dove era contemporaneamente lettore, interprete di siriaco ed esorcista. Dedito fin da giovanissimo ad una vita ascetica e allo studio della Parola di Dio, durante la persecuzione di Diocleziano, fu denunciato assieme ad altri compagni come cristiano e condotto a Cesarea, per essere interrogato dal governatore Firmiliano e del giudice Flaviano. Richiesto di sacrificare agli dei, si rifiutò. Invitato a fare delle libagioni ai due imperatori e ai due Cesari in carica, rispose, citando Omero “Una moltitudine di comandanti non è mai una buona cosa, ci deve essere un solo dominatore, un solo re”. E, per quel che lo riguardava, aveva scelto di porre la sua fiducia in Cristo. Pare che la risposta non piacque ai suoi giudici, dato che fu decapitato seduta stante.

I testi che la liturgia odierna propone alla nostra riflessione sono tratti da:
Profezia di Osea, cap.10, 1-3.7-8. 12; Salmo 105; Vangelo di Matteo, cap. 10, 1-7.

La preghiera del mercoledì è in comunione con tutti gli operatori di pace, quale che ne sia il cammino spirituale o la filosofia di vita.

Oggi compie 99 anni, essendo nato a Parigi l’8 luglio 1921, Edgar Nahoum, filosofo e sociologo francese, di famiglia ebrea sefardita, più noto con lo pseudonimo di Edgar Morin, che noi scegliamo di omaggiare, offrendovi, nel congedarci, una citazione tratta da una sua intervista, che troviamo sotto il titolo “É preciso ensinar a compreensão humana” nel sito di Fronteiras do Pensamento. Che è, così per oggi, il nostro

PENSIERO DEL GIORNO
La mia speranza è l’idea che il futuro, dato che è incerto e sconosciuto, possa essere migliore e, in fondo, il mio sentimento profondo è che io non sono che un frammento limitato nel tempo, in un’avventura gigantesca, quella dell’umanità, iniziata forse sette milioni di anni fa quando un primate divenne bipede. Che è proseguita, attraverso la preistoria, la storia, la fine degli imperi, gli eventi, le guerre mondiali. Un’avventura assolutamente incredibile. E come il passato è incredibile, io so che anche il futuro lo sarà. Sento di far parte di questa totalità, che mi piaccia o no. E questo mi porta avanti. Non rinuncio. Senza volerlo, sono eccitato da questo sentimento di partecipare all’avventura e voglio darvi il mio contributo, anche se piccolo. È questo che mi incoraggia. Non ho solo speranza, né tanto meno disperazione. Pur sapendo che la vita è al contempo magnifica e tragica. Una delle mie massime preferite è “Ciò che non si rigenera, degenera”. Nulla è stabilito per sempre. Se c’è democrazia, non è per sempre, può degenerare. Se si è eliminata la pratica della tortura, non è per sempre, può tornare. Significa che bisogna stare con le forze della rigenerazione. Sentire la necessità di queste forze della rigenerazione mi tonifica, mi fa bene e spero di fare anch’io il bene. (Edgar Morin, É preciso ensinar a compreensão humana).

Ricevete l’abbraccio dei vostri fratelli e sorelle della Comunità del bairro.

Giorno per giorno – 08 Luglio 2020ultima modifica: 2020-07-08T22:33:45+02:00da fraternidade
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