Giorno per giorno – 24 Giugno 2020

Carissimi,
“All’ottavo giorno vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo col nome di suo padre, Zaccaria. Ma sua madre intervenne: No, si chiamerà Giovanni. Le dissero: Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami così. Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta, e scrisse: Giovanni è il suo nome” (Lc 1, 59-63). “As festas juninas”, le feste del mese di giugno, sono oggetto di una particolare devozione da parte della nostra gente che, in tempi normali, distribuendole lungo tutto il mese, per evitare sovrapposizioni, riunisce nei diversi bairros della città o nelle case di campagna, parenti, amici, conoscenti, vicini, ma anche sconosciuti, per celebrare il santo, pregarlo, sciogliere un voto, e offrire ai presenti, un’abbondante refezione. I santi in questione abbracciano con la loro protezione l’intero arco della vita: sant’Antonio propizia un buon matrimonio, san Giovanni, una buona nascita, e san Pietro, una buona morte e l’accesso al paradiso. Il più popolare di tutti è san Giovanni Battista. Dona Joana, cognata della nosta dona Dominga, soleva organizzare la festa ogni anno, anche perché coincideva con il suo compleanno. Questa volta, però, non le è stato possibile. Da tempo malata, è stata sottoposta ieri a una chirugia, ma stanotte non ce l’ha fatta, così è andata a festeggiare il santo e il compleanno in cielo. Le altre feste, da tempo programmate, sono necessariamente sottotono per via della pandemia, celebrate tra pochi intimi, evitando così di infrangere l’eventuale voto. Questo non impedisce, anzi magari favorisce, un’attenzione maggiore, nella preghiera e nella riflessione sul vangelo e sul significato della festa. Così è stato stasera, a casa di Cleusinha, un’infermiera che è andata in pensione pochi mesi fa. Sempre instancabilmente attenta, preocccupata, servizievole con tutti. E c’erano il figlio Fernando, dona Raimunda con Olimpia, dona Terezinha e il Postino. E Cleusinha fa: san Giovanni è la storia di una nascita attesa e di una vocazione riuscita. Anche se non proprio come avrebbero desiderato i suoi genitori: nessuno vorrebbe aver un figlio che se ne va di casa nel deserto, a cibarsi di cavallette e vestirsi di pelli di cammello, ma soprattutto a finire come è finito lui, sotto la scure del boia. E tuttavia, lui è quello che più si è avvicinato alla verità di Gesù, da lui scoperto come l’agnello di Dio che porta via il peccato del mondo. Ma, anche nel suo caso, senza troppa chiarezza di come questo sarebbe avvenuto. Al punto da restare dubbioso e disorientato, davanti all’agire di Gesù che, invece di procedere, come lui aveva previsto, a sterminare i peccatori, li frequentava e se li faceva amici. E Gesù dovette rassicurarlo e fargli cambiare idea su Dio e i suoi mezzi. Anche noi genitori, ha concluso Cleusinha, guardando di sottecchi Fernando, non sempre riusciamo a distinguere bene ciò che ne verrà fuori dei nostri figli, ma il nome di san Giovanni ci ricorda la verità di Dio che Gesù è venuto ad annunciare: “Dio è buono”, questo il significato del nome. Ora, i nostri figli possono anche non corrispondere alla vocazione che avevamo immaginato per loro. Ma Dio è fedele sempre e comunque alla sua, di vocazione. Che lo porta a volere solo il bene per i suoi figli e figlie. Noi si dovrebbe imparare un po’ di più da Dio, senza partire, troppo in fretta, lancia in resta, a recriminare o condannare.

Oggi è, dunque, la solennità del Natale di Giovanni il Precursore. L’unico santo (assieme alla madre di Gesù), di cui si celebri la natività, oltre che il giorno natalizio alla vita del cielo. La sua vicenda ci è nota attraverso le pagine dei Vangeli sinottici e di quello di Giovanni. Il racconto della nascita nel Vangelo di Luca è ricco si simbolismi, che sottolineano la straordinarietà del personaggio in ordine alla figura di Cristo.

Figlio della vecchiaia e della sterilità del sacerdote Zaccaria e di Elisabetta, Giovanni (il cui nome significa Dio è benigno) è cugino di Gesù. Ritiratosi nel deserto di Giuda (dove, forse, viene a contatto con la comunità essena di Qumran), vi inizia il suo ministero profetico, annunciando la prossimità del regno, l’imminenza del giudizio, e invitando al battesimo e alla conversione. Il messia delle sue attese è il giudice che battezza con il fuoco e con lo Spirito Santo, e separa il grano dalla paglia. Gesù entra nella sua cerchia ed è da lui battezzato. Giovanni riconosce in lui l’agnello di Dio e da qui inizia la missione autonoma di Gesù e la chiamata dei primi discepoli. Arrestato per ordine di Erode Antipa a causa dei ripetuti rimproveri mossi pubblicamente da lui nei confronti della condotta immorale del sovrano, Giovanni è imprigionato. Dal carcere, colto da qualche dubbio sulla messianicità di Gesù, così diversa da quella che aveva predetto, invia messaggeri al maestro di Nazareth per essere da lui rassicurato (Mt 11, 2-6). La risposta fornitagli gli chiarisce il carattere della visione messianica di Gesù. Giovanni viene, poco dopo, fatto decapitare da Erode, dietro richiesta della moglie Erodiade e della figlia di lei, Salomé.

I testi che la liturgia propone alla nostra riflessione sono propri della festività odierna e sono tratti da:
Profezia di Isaia, cap.49, 1-6; Salmo 139; Atti degli Apostoli, cap.13, 22-26; Vangelo di Luca, cap.1, 57-66.80.

La preghiera del mercoledì è in comunione con quanti, in differenti cammini, spesso lontani da tradizioni e istituzioni religiose, testimoniano i valori della giustizia, della fraternità e della pace.

Oggi il calendario ci porta anche la memoria di Vincent Lebbe, apostolo tra i cinesi. Ricordiamo anche p. Silvano Fausti, maestro spirituale.

Vincent Lebbe era nato a Gand, in Belgio, nel 1877 e aveva maturato la sua vocazione a missionario in Cina prestissimo, addirittura a undici anni. In Cina, di fatto, ci arrivò a tempo di record, subito dopo essere stato ordinato prete nella Congregazione della Missione (Lazzaristi), assumendo il nome di Lei-Ming-Yuan e propugnando, da subito, un metodo di evangelizzazione nel più assoluto rispetto della cultura locale, lontano da ogni imposizione di schemi di vita europei. Invece della sottana da prete, prese a vestirsi come un comune manovale cinese, compreso il tradizionale codino. Sosteneva inoltre la necessità di sviluppare una chiesa interamente cinese, con clero e vescovi autoctoni, fuori da ogni dipendenza dalla cultura e dominazione europea e per questo subì, con grande dignità e senso dell’obbedienza, ogni tipo di irrisione, umiliazioni, denigrazioni e continui trasferimenti. La sua attività, in ogni caso non conobbe sosta. Fondò il quotidiano Ichepao e alcuni altri periodici. Istituì la Société des Auxiliaires des Missions, i Piccoli Fratelli di San Giovanni Battista e le Piccole Sorelle di Santa Teresa, esponendo i principi della sua attività missionaria in Annales de la Mission. Quando si rese conto che era giunto il momento di un nuovo e decisivo passo, si recò a Roma e chiese udienza al papa Pio XI, ottenendo la nomina dei primi sei vescovi cinesi. Gli altri, i vescovi europei, gridarono al tradimento, ma non poterono farci nulla. Lui, ormai naturalizzato cinese, tornato in patria, quella scelta da lui, si dimise dalla Congregazione della Missione e entrò in quella da lui fondata. Stremato dalla fatica di tante iniziative, morì a Nanchino il 24 giugno 1940. Il governo cinese, dichiarando un giorno di lutto, volle onorare in Lei-Ming-Yuan (Tuono-che suona- a distanza), un grande cristiano e un grande patriota.

Silvano Fausti, gesuita bresciano e biblista, noto per i suoi corsi di lectio divina e la guida di esercizi spirituali, oltre che per aver dato vita con un gruppo di confratelli, alla fine degli anno Settanta, nella periferia di Milano, alla Comunità di Villapizzone, in cui vivono sei nuclei famigliari e una comunità di gesuiti, all’insegna della condivisione evangelica. Nato in Val Trompia il 2 gennaio 1940, Fausti era entrato nella Compagnia di Gesù il 5 gennaio 1960 ed era stato ordinato presbitero il 28 giugno 1968. Per 15 anni fu confessore del Card. Martini. Determinante, nella scelta di farsi gesuita, era stato l’esempio di suo zio, Giovanni Fausti, missionario della Compagnia di Gesù in Albania, fucilato il 22 febbraio 1946 sotto la dittatura di Enver Hoxha, assieme ad altri 37 albanesi. Beatificati tutti il 5 novembre 2016. P. Silvano è morto, dopo una lunga malattia, il 24 giugno 2015.

Prendendo spunto dal ricordo di P. Silvano Fausti, scegliamo di congedarci, offrendovi una pagina tratta dal suo libro “L’idiozia. Debolezza di Dio e salvezza dell’uomo” (Ancora). Che è, per oggi, il nostro

PENSIERO DEL GIORNO
Oggi è necessario progettare e programmare una ridistribuzione dei beni fra “tutti” gli uomini. Come può considerarsi figlio di Dio uno che non considera suoi fratelli i terzomondiali, i poveri e gli emarginati – i figli privilegiati di Dio? […] Crediamo davvero che il Signore ci ha salvato con la sua croce, che la sua povertà, umiltà e mitezza sono la sua ricchezza, la sua gloria e il suo potere? Se non ci convertiamo a livello personale e comunitario su questo punto preciso, scomparirà dalla terra l’umanità e alla fine lo stesso uomo: il nostro sarà davvero il secolo dell’“umanità perduta”! Oggi, più che mai, tutto il mondo è paese. La terra è un’unica patria, con destino unico. C’è libero movimento di capitali, lavoro e prodotti. Il mondo è unificato, sotto lo scettro dei mercati finanziari … e della mafia! C’è un “regime globalitario”, la cui anima segreta è il dio profitto. Non è questa la bestia apocalittica, il cui numero di codice, senza il quale non si accede al mercato, è marchiato sulla fronte e sulla mano di tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi (Ap 13,16-18)? “Che fare?”, si chiedevano i primi credenti per salvarsi da questa situazione (At 2,37-40). Cosa proporre per la salvezza di questa nostra epoca? Un campo immenso è aperto alla fantasia, all’intelligenza e all’inventiva di tutti, per cercare e trovare, sperimentare e attuare modelli di vita solidale, adeguati alla situazione nuova. Non basta ripetere formule passate o principi che sono anche giusti, ma che non si sanno articolare con la complessità del reale. Ci deve essere un ripensamento che coinvolge tutti i livelli del pensare e dell’agire. Il tramonto delle ideologie rende più facile e necessario tale compito. Senza prospettive l’uomo regredisce e si rintana nell’animalità pura, tanto più distruttiva quanto più ricca di mezzi. “ Senza visioni i popoli muoiono!”. Oggi il mondo è un solo popolo con un solo linguaggio. Come a Babele, qualunque cosa ci si proponga, non è impossibile realizzarla (Gen 1,16). Quale sarà il progetto? Il caos o la Pentecoste, l’orgia del potere o la festa della fraternità, il dominio della Bestia da tutti adorata, o il corpo del Figlio nella sua statura piena? Oggi è possibile una cosa e il suo contrario: distruggere tutto o vivere da fratelli, l’Anticristo o il Cristo totale. O, forse, il secondo viene necessariamente solo dopo il primo? Qualunque siano le scelte di altri – saranno probabilmente quelle di sempre! – il cristiano è chiamato a “rinascere dall’alto”. Deve, nella forza dello Spirito, fare giustizia agli oppressi, spezzare il dominio dell’idolo, rimettere al suo posto l’uomo, nella sua dignità di figlio di Dio, partendo dall’ultimo. Questo deve avere i diritti e le opportunità che ho io, suo fratello, qualunque sia la sua nazione, razza o condizione. (Silvano Fausti, L’idiozia. Debolezza di Dio e salvezza dell’uomo).

Ricevete l’abbraccio dei vostri fratelli e sorelle della Comunità del bairro.

Giorno per giorno – 24 Giugno 2020ultima modifica: 2020-06-24T22:43:14+02:00da fraternidade
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