Giorno per giorno – 17 Giugno 2020

Carissimi,
“Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati, altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che è nei cieli” (Mt 6, 1). Il testo originale dice “giustizia” ciò che qui è reso con “buone opere”. Poi Gesù specifica in cosa essa consista e come praticarla. Il richiamo che egli fa è ai tre pilastri della spiritualità ebraica: elemosina, (servire chi è nel bisogno), preghiera (intrattenersi con Dio), digiuno (porre limiti alle esigenze e ai vantati diritti dell’io). La raccomandazione ai discepoli è di non agire per essere visti e ammirati dal prossimo, atteggiamento che, se è già criticabile nella sfera dell’agire “mondano”, è nefasto in ambito religioso, ma di compiere ogni cosa nella verità e trasparenza del proprio essere davanti a Dio. Come è evidente, i tre momenti sono indissolubilmente collegati. Senza sobrietà dei sensi, della mente e del cuore, non c’è vero spazio per l’intimità con Dio e, perciò per l’ascolto di una Parola in grado di orientare la nostra vita, né tanto meno per l’attenzione e la cura nei confronti delle necessità del prossimo, verso cui inevitabilmente essa ci indirizza. È su questo che dobbiamo interrogarci. Perché, allora, per cominciare, non digiunare per alcune ore del giorno dal cellulare, che è divenuto per molti una seconda anima, a cui dare più ascolto che alla prima (il proprio io profondo), che al Signore, anche, ahinoi, durante i culti, che alla stessa cerchia di amici, nei momenti in cui ci si ritrova insieme (non ovviamente in questi tempi di isolamento sociale)? Chissà che si ritrovi la gioia del silenzio, dell’adorazione, della convivialità.

Oggi facciamo memoria di Marie-Joseph Cassant, monaco trappista della “piccola via”.

Joseph Cassant era nato da una famiglia contadina il 6 marzo 1878, a Casseneuil (Francia). Fin da bambino sentì forte il fascino della liturgia e il desiderio di essere un giorno sacerdote. Purtroppo non l’aiutava in ciò la scarsa propensione agli studi, così, su consiglio del suo parroco, prese a frequentare l’abbazia trappista di Nostra Signora del Deserto, nella diocesi di Tolosa, dove chiese di entrare come novizio nel dicembre 1894. Di costituzione debole e inadatto ai lavori pesanti, riuscì, con l’aiuto di padre André Malet, suo maestro di noviziato, a fuggire la tentazione della tristezza e dello scoraggiamento, accettando i suoi limiti con pazienza e con gioia. Pronunciò i suoi voti definitivi il 24 maggio 1900, nella festa dell’Ascensione. Venendo incontro al suo desiderio di essere sacerdote, i superiori affidarono ad un suo confratello il compito della sua preparazione teologica, che, nonostante l’impegno profuso, fu seminata di difficoltà e umiliazioni. Il rapido peggioramento della tubercolosi che nel frattempo aveva contratto convinse i superiori ad accelerare i tempi dell’ordinazione, che avvenne il 12 ottobre 1902. Subito dopo di essa il giovane monaco fu inviato per qualche tempo in famiglia nella speranza che potesse recuperarsi. Ma nel dicembre successivo, senza che nulla fosse cambiato, chiese ed ottenne di fare ritorno in monastero. Trasferito in infermeria, visse gli ultimi mesi della malattia, in pieno e sereno abbandono alla volontà di Dio, apprendendo in prima persona la verità delle parole che Paolo udì da Cristo: “Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza” (2 Cor 12, 9). Padre Cassant celebrò la sua ultima Eucaristia il 31 maggio 1903. Il giorno dopo ricevette l’unzione degli infermi. Morì all’alba del 17 giugno, subito dopo la comunione durante la messa che padre André stava celebrando nella sua cella. Thomas Merton, quasi cinquant’anni dopo, scrisse di lui in termini ammirati nel suo “Le acque di Siloe”.

I testi che la liturgia odierna propone alla nostra riflessione sono tratti da:
2ª Lettera ai Corinzi, cap.9,6-11; Salmo 112; Vangelo di Matteo, cap.6, 1-6.16-18.

La preghiera del mercoledì è in comunione con quanti, in differenti cammini, spesso lontani da tradizioni e istituzioni religiose, testimoniano i valori della giustizia, della fraternità e della pace.

Quest’anno, dal 14 al 21 giugno, la Chiesa in Brasile celebra la 35° Settimana del Migrante, con il motto biblico: “Dov’è tuo fratello, tua sorella?”. L’evento, da oltre tre decenni, mobilita persone, gruppi e comunità per azioni che promuovono l’accoglienza, l’integrazione, la difesa dei diritti, oltre alla condivisione nel campo delle esperienze sacre e multiculturali di tutti i popoli. In questa edizione, dato lo scenario di aumento dei flussi migratori, la crisi sanitaria e sociale che si è intensificata per la popolazione migrante in Brasile, con la pandemia di Covid-19, l’iniziativa propone il tema “Migrazione e accoglinza”.

Il 19 dicembre 1994, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite proclamava il 17 Giugno Giornata Mondiale della lotta alla desertificazione, al fine di richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica e dei governi sulla necessità di arginare tale minaccia che incombe su oltre un quarto della superficie terrestre. Quest’anno la Giornata ha come tema: “Cibo. Alimentazione. Fibra. Produzione e consumo sostenibili”. Secondo uno studio della Convenzione, perdiamo 24 miliardi di tonnellate di terra fertile ogni anno e 15 miliardi di alberi ogni ora, e 1,5 miliardi di persone traggono il loro sostentamento da terreni che sono a rischio desertificazione. Le pratiche considerate non sostenibili sono le monocolture, l’uso di sostanze chimiche e il pascolo eccessivo La celebrazione vuole anche ricordare l’importanza delle comunità locali che possono adottare pratiche sostenibili di gestione del suolo, salvaguardando il proprio ambiente e contrastando la desertificazione.

È tutto, per stasera. Non avendo sotto mano citazioni di Marie-Joseph Cassant da offrirvi, scegliamo di proporvi una citazione di Thomas Merton, trappista come lui e autore a noi caro. Tratta dal suo “Vita nel silenzio” (Morcelliana), è, per oggi, il nostro

PENSIERO DEL GIORNO
Il monaco è uno che ha sentito Dio dire le parole che un giorno disse per bocca del Profeta: “Ti unirò a me come sposa nella fede, e saprai che io sono il Signore” (Osea, 2, 20). Si dice, infatti, che l’anima trova Dio quando essa viene ad essere unita a Lui da un vincolo forte e profondo come quello del matrimonio. Un vincolo che è unione di spiriti, nella fede. E per fede, in questo caso, s’intende qualcosa di più che il “credere” in una verità rivelata. S’intende anche totale fedeltà, completo dono e abbandono di sé e perfetta fiducia in un Dio nascosto; e implica sottomissione all’amorosa, ma imperscrutabile guida del suo Spirito, che opera nel più profondo segreto. Questa fede chiede la rinuncia alle nostre opinioni, alla nostra prudenza e alla nostra sapienza e a tutto il nostro “io” per vivere nel suo Spirito, e per mezzo di esso. “Chi è unito al Signore, dice San Paolo, è un solo spirito con Lui” (1 Corinzi 6, 17). Essere uno con Uno che nessuno può vedere significa essere nascosto, non essere da nessuna parte, non essere nessuno: essere sconosciuto come Lui è sconosciuto, dimenticato come Lui è dimenticato, perduto come Lui è perduto nel mondo che tuttavia esiste in Lui. E tuttavia vivere in Lui è vivere del Suo potere, raggiungere da un capo all’altro l’universo nella potenza della Sua sapienza, governare e foggiare tutte le cose in Lui e con Lui. Essere lo strumento nascosto della Sua azione divina, il ministro della sua redenzione, il canale della sua misericordia e il messaggero del suo amore infinito. (Thomas Merton, Vita nel silenzio).

Ricevete l’abbraccio dei vostri fratelli e sorelle della Comunità del bairro.

Giorno per giorno – 17 Giugno 2020ultima modifica: 2020-06-17T22:33:12+02:00da fraternidade
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