Giorno per giorno – 18 Maggio 2020

Carissimi,
“Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, verrà l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio. E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me. Ma io vi ho detto queste cose perché, quando giungerà la loro ora, ricordiate che ve ne ho parlato” (Gv 16, 2-4). È la previsione che, nel suo ultimo discorso, Gesù fa ai suoi discepoli, dopo aver promesso l’invio dello Spirito di verità che li renderà capaci di rendergli testimonianza. Una previsione che si sarebbe rivelata lungo i secoli, fino ad oggi, drammaticamente vera. Previsione che ha riempito i martirologi (pensiamo, tra gli altri, a quello latinoamericano del secolo scorso), ad opera di chi affermava di agire in nome di Dio e per la difesa della religione. Sì, in nome di Dio, anche e soprattutto da parte di chi si professava cristiano, si sono spesso operate carneficine, che, paragonate a quelle commessi ai giorni nostri dai fanatici di altre religioni, restano ineguagliate. Proprio oggi si ricordano le migliaia di vittime delle comunità ebraiche della Renania, sterminate dalle truppe della Prima Crociata, nel 1096. Massacri questi, preceduti e seguiti da innumerevoli altri. E oggi, che ricordiamo il centenario della nascita di Giovanni Paolo II, vogliamo ricordarne uno dei momenti alti del suo pontificato, quello della richiesta di perdono presentata in San Pietro, il 12 marzo del 2000, per i peccati in generale di cui ci si è macchiati nella storia della Chiesa, per quelli commessi nella persecuzione degli eretici, contro l’unità delle Chiese, nei rapporti con gli ebrei, contro la pace e i diritti dei popoli, contro la donna e l’unità del genere umano, contro i diritti fondamentali della persona. Situazioni in cui ci si è negati all’ascolto dello Spirito di verità, per cedere alla logica del principe del mondo. Dio, sarà bene ricordarlo, starà sempre dalla parte di quanti sono oppressi, perseguitati, emarginati, uccisi, quale che sia la loro religione o non religione. Chi vorrà rendergli testimonianza, non potrà che essere al loro (al suo) fianco.

Oggi, il calendario ci porta le memorie di Giuseppe Lazzati, cristiano al servizio di una Città dell’Uomo, e quella dei Martiri ebrei della Prima Crociata.

Giuseppe Lazzati era nato il 22 giugno 1909 a Milano. Entrato nelle file dell’azione Cattolica, compì i suoi studi all’Università Cattolica, laureandosi in Lettere nel 1931. Nel 1934 fu nominato Presidente della Gioventù Cattolica milanese e, a partire dal 1938 prese a insegnare alla Cattolica. Nel 1939, maturata la scelta della consacrazione laicale, fondò una comunità di laici che prese il nome di Milites Christi Regis (in seguito Istituto Secolare di Cristo Re). Dopo l’8 settembre 1943, ufficiale degli alpini, venne fatto prigioniero dai tedeschi e inviato in un campo di concentramento, per aver rifiutato di servire la Repubblica di Salò. Nel 1946, all’indomani della guerra, fu eletto consigliere del Comune di Milano e, subito dopo, membro dell’Assemblea Costituente. Dal 1948 al 1953 fu deputato al Parlamento nelle fila della DC. Tornato all’insegnamento universitario, fu nominato nel 1956 Presidente del Movimento Laureati di Milano e nel 1964 presidente dell’Azione Cattolica ambrosiana. Fu in quegli anni che Lazzati vide e denunciò il rischio di una deriva integrista di Gioventù Studentesca, il movimento fondato da don Giussani. Eletto Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia, nel 1965, tre anni dopo, fu chiamato come nuovo rettore dell’Università Cattolica, carica che coprirà fino al 1983. Dal 1976 al 1986, continuò a tenere, presso l’eremo San Salvatore, corsi di ascolto della Sacra Scrittura e di discernimento vocazionale per quanti si ponevano il problema della loro scelta di vita. Nel 1985 fondò l’associazione “Città dell’Uomo” , con lo scopo di educare i fedeli alla responsabilità civile e politica. Lazzati morì, dopo una lunga malattia, il 18 maggio 1986, all’alba del giorno di Pentecoste.

Il 18 maggio 1096, le truppe della Prima Crociata, dirette in Terra Santa, entrarono nella città di Worms, sul fiume Reno, in Germania. Lì, la popolazione ebrea più facoltosa si era garantita la protezione del vescovo, ottenendo dietro pagamento di laute somme in denaro, di rifugiarsi nel castello vescovile. I più poveri, abbandonati a se stessi, non ebbero via di scampo. I crociati, entrati in città, li raggiunsero e sgozzarono tutti sul posto, saccheggiandone poi le abitazioni e bruciando i rotoli della Torah. Le vittime furono circa cinquecento. Nei giorni successivi il palazzo vescovile fu posto sotto assedio e i trecento che vi avevano trovato rifugio furono costretti a consegnarsi alle orde crociate. La maggior parte di essi, rifiutando il battesimo, venne messa a morte. Il giorno 27 dello stesso mese, i crociati entrarono anche a Meinz, dove l’intera comunità ebraica, che contava 1300 persone tra uomini, donne e bambini, fu massacrata.

I testi che la liturgia odierna propone alla nostra riflessione sono tratti da:
Atti degli Apostoli, cap.16, 11-15; Salmo 149; Vangelo di Giovanni, cap.15,26-16, 4a.

La preghiera di questo lunedì è in comunione con i fedeli del Sangha buddhista.

È tutto, anche per stasera. Noi ci congediamo qui, offrendovi in lettura il brano di una delle meditazioni svolte da Giuseppe Lazzati, durante un corso di esercizi spirituali da lui tenuto, con il titolo “Una storia d’amore. Itinerarium cordis in Deum” ai membri dell’Istituto Secolare Cristo Re, all’Eremo S. Salvatore sopra Erba, nell’estate 1977. Ed è questo, per oggi, il nostro

PENSIERO DEL GIORNO
Purtroppo se noi guardiamo, leggiamo le sacre Scritture, che altro non sono se non la storia dell’amore, a tal punto per cui S. Agostino, nel “De doctrina christiana”, dice con molta chiarezza che, chiunque pensi di avere capito le divine Scritture o parte delle Scritture, così che dalla loro comprensione non risulti accresciuta la carità, la duplice carità verso Dio e verso il prossimo: non ha capito proprio nulla. Perché? Perché le Scritture altro non sono se non la storia dell’amore! Ora se noi leggiamo le Scritture, noi vediamo con quanta facilità l’uomo dimentica l’amore secondo il quale è creato, dimentica i gesti di amore che l’accompagnano nella sua vita… La nostra stessa esperienza di vita ci mostra quanto sia facile dimenticare questa verità fondamentale: del nostro essere nati dall’amore, dell’essere continuamente generati dall’amore. La nostra esperienza di vita ci dimostra la facilità di tale dimenticanza se osserviamo la nostra vita e se osserviamo il modo con cui vive il mondo: dimentico di Dio, quando addirittura non capace di teorizzare il suo fare a meno di Dio, la non esistenza di Dio. Ecco allora la necessità per la quale di fare in modo che noi non ci si dimentichi mai di questa nostra origine. (Giuseppe Lazzati, Una storia d’amore. Itinerarium cordis in Deum).

Ricevete l’abbraccio dei vostri fratelli e sorelle della Comunità del bairro.

Giorno per giorno – 18 Maggio 2020ultima modifica: 2020-05-18T22:57:37+02:00da fraternidade
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