Giorno per giorno – 14 Maggio 2020

Carissimi,
“Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando” (Gv 15, 9. 12-14). Stamattina, ci è venuto di pensare che sembra esserci qui un ridimensionamento dell’esigenza avanzata da Gesù circa l’amore. Lui che aveva detto essere “carne per la vita del mondo” (Gv 6, 51), sembra qui ridurre l’amore e il conseguente dono della vita alla cerchia degli amici. Che, detto tra noi, sarebbe già molto. Il fatto è che Gesù è venuto ad abbattere il muro dell’inimizia (cf Ef 2, 14). Ed aveva posto l’amore per il nemico (divenuto così amico) come categorica esigenza della sua sequela: “Se amate soltanto quelli che vi amano, quale merito ne avete?” (Mt 5, 46). Del resto, come scrive l’Apostolo, lui stesso ci aveva amati quando noi eravamo ancora (e continuiamo ad essere) peccatori (cioè, oggettivamente, suoi nemici), al punto di dare la sua vita per noi (cf Rm 5, 8). Quindi, il dare la vita per i propri amici, non si risolve nell’amore tra quanti si congregano in una stessa chiesa, come fosse un movimento qualsiasi, una bocciofila, una loggia massonica, una cosca mafiosa. È porre la propria esistenza a servizio della vita di tutti coloro che il Padre affida alle nostre cure, come suoi figli e nostri fratelli. Impossibile, ci scriveva in questi giorni l’amico Ambrogio, “senza un intervento speciale dello Spirito”. Vero, verissimo, il quale Spirito, però, agisce e, spesso, anche anonimamente, nei luoghi e persone da cui meno ce l’aspetteremmo. Quanto a noi, c’è solo da implorarne l’azione, in tempi così disseminati di odio, da rendere la testimonianza a cui Gesù ci chiama ancora più difficile.

Il calendario ci porta oggi la memoria di Mattia, apostolo e martire, e anche quella di Isacco di Ninive, eremita del VII secolo.

Ciò che sappiamo di Mattia ci è raccontato negli Atti degli Apostoli. Pietro, parlando alla comunità riunita, la invita a coprire il posto lasciato vacante da Giuda il traditore e suggerisce che il prescelto sia del numero di coloro “che ci furono compagni per tutto il tempo in cui il Signore Gesù ha vissuto in mezzo a noi, incominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui è stato di tra noi assunto in cielo”. La scelta cadde su Mattia, “che fu aggiunto al gruppo degli undici apostoli”. Di ciò che accadde in seguito, si sa nulla. Ma se se l’era scelto Lui, dobbiamo pensare che si portò bene. E che, come tutti gli altri, in un ottica puramente umana, finì male. Ma, incontrò Lui. Ed era tutto ciò che contava.

Isacco di Ninive doveva essere uno di quei frati Nessuno che, in quest’epoca di protagonismo diffuso, ci sconfinferano un bel po’. Di fatto, sappiamo solo che, nato nei primi decenni del VII secolo nel Bet Qatraye (l’attuale Qatar), si ritirò a menar vita solitaria nei deserti di quella regione, fino a quando mar Giorgio, catholicos di Seleucia-Ctesifonte, lo nominò vescovo di Ninive (nell’attuale Iraq), verso il 680. Ma non durò molto, non sappiamo bene perché. Fatto sta che lui se ne tornò a vivere in solitudine, nel Bet Huzaye (attuale Iran). Consumati letteralmente gli occhi sulle Scritture, lasciò una serie di discorsi, trasmessici dai suoi discepoli, che costituiscono uno dei pilastri della spiritualità cristiana. La cui sostanza è l’amore per la misericordia, “fondamento dell’adorazione, e l’umiltà, baluardo della virtù”. Isacco morì verso la fine del VII secolo, nel monastero di Rabban Shabur, dove fu sepolto.

I testi che la liturgia odierna propone oggi alla nostra riflessione sono propri della memoria dell’Apostolo Mattia e sono tratti da:
Atti degli Apostoli, cap.1, 15-17. 20-26; Salmo 113; Vangelo di Giovanni, cap.15, 9-17.

La preghiera del giovedì è in comunione con le religioni tradizionali indigene

Anche noi, da questo angolo di periferia del mondo, ci siamo uniti alla Giornata di preghiera e digiuno, a cui l’Alto Comitato per la Fratellanza Umana ha invitato uomini e donne di ogni confessione religiosa , per chiedere a Dio misericordia e pietà in questo momento tragico della pandemia del Covid 19 e di tutte le altre e anche più gravi pandemie.

“Vi chiedo di non arrabbiarvi per difendermi”: ci pare che non avrebbe potuto trovare espressione dal tenore più evangelico di questa frase trasmessa nel suo messaggio agli amici e amiche Silva Romano, libera dopo diciotto mesi di sequestro. Messaggio che riproduciamo qui per intero: “A tutti gli amici e le amiche che mi sono stati vicini con il cuore in questo lungo tempo grazie grazia grazie. Grazie anche a chi non era un amico, ma un conoscente o uno sconosciuto e mi ha dedicato un pensiero. A tutti coloro che hanno supportato i miei genitori e mia sorella in modo così speciale e inaspettato: scoprire quanto affetto gli avete dimostrato per me è stato ed è solo motivo di gioia, sono stati forti anche grazie a voi e io sono immensamente grata per questo. Non vedevo l’ora di scendere da quell’aereo perché per me contava solo riabbracciare le persone più importanti della mia vita, sentire ancora il loro calore e dirgli quanto le amassi, nonostante il mio vestito. Sentivo che loro e voi avreste guardato il mio sorriso e avreste gioito insieme a me perché alla fine io sono viva e sono qui. Sono felice perché ho ritrovato i miei cari ancora in piedi, grazie a Dio, nonostante il loro grande dolore. Perché ho ritrovato voi tutti pronti ad abbracciarmi. Io ho sempre seguito il cuore e quello non tradirà mai. Vi chiedo di non arrabbiarvi per difendermi, il peggio per me è passato. Godiamoci questo momento insieme. Vi abbraccio tutti virtualmente forte e spero di farlo presto anche dal vivo. Vi voglio bene”.

Ed è tutto, per stasera. Noi ci ci congeda qui, offrendovi in lettura una citazione di Isacco di Ninive, tratta dai suoi “Discorsi ascetici”. Che è, per oggi, il nostro

PENSIERO DEL GIORNO
Non scordarti di Dio, riempiendoti di boria per cose vane, affinché egli non si dimentichi di te quando sarai nella mischia della lotta interiore. Pregalo senza requie nel tuo cuore; siigli docile quando sei nel tempo della fioritura, perché egli si apra alla tua supplica quando l’afflizione graverà su di te. Non smettere di purificarti davanti al Signore e conserva sempre il suo ricordo in cuore, per tema che dopo esserti attardato lontano dal suo ricordo, tu non possa entrare quando andrai da Lui. Il rapporto fiducioso che ci getta in Dio viene dallo scambio continuo con lui e dalla preghiera frequente. Il rapporto e la vita con gli uomini mantengono il corpo. Ma il rapporto con Dio sostiene la memoria del cuore, l’attenzione orante e il sacrificio di sé. Quando osservi le vie del Signore e compi la sua volontà, allora spera in lui, invocalo. Quando sarai chiamato, egli ti dirà: Ecco, sono qui. Prima che la raffica della sofferenza piombi sopra di te, pregalo. In mezzo alle disgrazie troverai Dio. Scendi più in giù di te stesso e vedrai in te la gloria di Dio. Infatti dove germoglia l’umiltà, là si effonde la gloria di Dio. (Isacco di Ninive, Discorsi ascetici, 5).

Ricevete l’abbraccio dei vostri fratelli e sorelle della Comunità del bairro.

Giorno per giorno – 14 Maggio 2020ultima modifica: 2020-05-14T22:12:14+02:00da fraternidade
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