Giorno per giorno – 27 Febbraio 2020

Carissimi,
“Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà. Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi si perde o rovina se stesso?” (Lc 9, 23-25). “Rinnegare se stessi” (l’avevamo visto già ieri a proposito del digiuno), per prendere su di noi la croce di ogni giorno e portarla dietro a Gesù, come lui. Stamattina, dicevamo della telefonata, ricevuta ieri da un giovane amico della comunità, lasciato di recente dalla moglie, che può vedere i figlioletti, che gli sono attaccatissimi, soltanto ogni quindici giorni. E ci diceva della solitudine che vive. Ebbene, anche Gesù si è ritrovato da solo a portare la sua croce. E l’ha portata con tutto l’amore di cui è stato capace. Se, per alcuni, la croce è la lontananza di chi si ama, per altri può essere l’incomprensione, l’insofferenza, il dispetto loro riservati da quanti si amano, ma da cui non ci si sente amati, capiti, rispettati. Cercare allora di capire cosa si nasconda dietro tali comportamenti, il carico di frustrazioni, sofferenze, disagi, che così spesso porta ad esprimersi nelle forme del disamore, anche questo è portare la propria croce di ogni giorno, al seguito di Gesù. Come modo possibile di aiutare chi vive male a riscattarsi dal suo male. Sapendo comunque che non è nella pretesa di affermarsi e vincere che si trova il senso più vero della propria esistenza, ma nella capacità di cedere e di perdere, perché vincano ogni volta le ragioni dell’amore. Consapevoli che tutto questo richiede un lento, lentissimo apprendistato. Su cui il tempo di Quaresima può forse istruirci.

Oggi il calendario ci porta la memoria di Gregorio di Narek, asceta, mistico e poeta del X secolo.

Nato intorno all’anno 951, Gregorio entrò giovanissimo nel monastero di Narek, dove era abate Ananaia Narekatsi, uno dei monaci più celebri dell’epoca, fratello di suo nonno. Il monastero sorgeva, ad un’altezza di 1650 metri, a pochi chilometri dalla riva sud-orientale del Lago di Van (oggi in territorio turco), che con i suoi 120 chilometri di lunghezza e gli 80 di larghezza è un vero e proprio mare. Di Gregorio non si sa più nulla, se non che, in quel monastero, visse tutta la sua vita, facendo ciò che deve fare un monaco, pregando, lavorando, insegnando e contemplando. Tradusse in versi mirabili la sua esperienza, il senso acuto del peccato e il desiderio estremo di esprimere e giungere a toccare il Dio che, indicibile e inafferrabile, come in un gioco amoroso a rimpiattino, ci insegue e ci sfugge. Gli cantava: “Tu, se noi sfuggiamo, corri dietro a noi, / se siamo indeboliti, Tu ci fortifichi, / se ci smarriamo, Tu ci spiani un sentiero facile, / se siamo intimiditi, Tu ci incoraggi, … / se mentiamo, Tu ci giustifichi con la tua verità, … / se non desistiamo dalla nostra volontà, Tu ci fai desistere…/ se ci alieniamo, Tu tieni lutto, / se ci avviciniamo, Tu fai festa, / se diamo, Tu accetti, / se noi ci rifiutiamo, Tu maggiormente elargisci i tuoi doni”. Gregorio morì il 27 febbraio 1010 (o forse 1011). Il corpo fu sepolto nel monastero dedicato a santa Sanducht, prima martire armena (I° secolo) e figlia del re Sanatruk, che la tradizione vuole sacrificata per la fede su ordine del padre. Più tardi i resti del santo furono trasferiti a Sebaste, l’attuale Sivaz, nell’Anatolia centrale, accompagnando l’esodo delle popolazioni che fuggivano le prime invasioni delle tribù turciche.

I testi che la liturgia odierna propone alla nostra riflessione sono tratti da:
Libro del Deuteronomio, cap. 30,15-20; Salmo 1; Vangelo di Luca, 9,22-25.

La preghiera del giovedì è in comunione con le religioni tradizionali indigene.

È tutto, per stasera. Noi ci si congeda qui, offrendovi in lettura una preghiera di Gregorio di Narek, tratta dal suo “Le livre de prières” (Sources chrétiennes 78, Cerf, Paris), e inclusa nel libro “Spero nella tua misericordia. Preghiere e invocazioni di monaci siriaci” (Paoline). È questa, per oggi, il nostro

PENSIERO DEL GIORNO
Dio eterno, benefico e onnipotente, che hai creato la luce e formato la notte, Vita nella notte e Luce nelle tenebre, speranza per coloro che attendono e longanimità per coloro che dubitano. Tu che con la tua sapienza industriosa cambi in aurora le ombre della morte, Oriente senza fine e Sole senza tramonto: l’oscurità della notte non può velare la gloria della tua potenza; al cui cospetto si piega il ginocchio di ogni essere creato, in cielo, sulla terra e sotto terra. Tu che ascolti il gemito dei prigionieri, consideri la preghiera degli umili e accogli le loro richieste, mio Dio e mio Re, mia vita e mio rifugio, mia speranza e fiducia, Gesù Cristo, tu Dio di tutti, santo che riposi nelle anime dei santi, consolatore degli afflitti e propizio ai peccatori, tu che conosci tutte le cose prima che vengano all’esistenza, manda la potenza protettrice della tua destra e liberami dagli spaventi della notte e dal demonio perverso, così che baciando sempre il ricordo del tuo nome santo e temibile con le labbra dell’anima e il desiderio del mio respiro, io viva protetto insieme a coloro che t’invocano con tutto il loro cuore. (Gregorio di Narek, Le livre de prières, XCIV, I)

Ricevete l’abbraccio dei vostri fratelli e sorelle della Comunità del bairro.

Giorno per giorno – 27 Febbraio 2020ultima modifica: 2020-02-27T22:51:05+01:00da fraternidade
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