Giorno per giorno – 25 Febbraio 2020

Carissimi,
“E, preso un bambino, Gesù lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato” (Mc 9, 36-37). Dio incompreso, il nostro, ci dicevamo stamattina. Lui continua a dirci della sua sempre imminente passione, quando non già, ogni volta, in corso, nella passione dei poveri, e noi siamo sistematicamente presi da altre cose, come i Dodici, allora, che, lungo la strada, discutevano su chi di loro fosse il più grande. Lasciando Gesù a parlare da solo. Quante volte lo lasciamo solo anche noi. E lui neppure si offende, dato che sa come siamo fatti. Ma, pazientemente, ci spiega. Il vangelo del Regno è anche questa pazienza come metodo verso chi non capisce. Se uno vuol proprio essere il primo, sia l’ultimo, al servizio di tutti (cf v.35). E al servizio gratuito, senza nessun tornaconto, vantaggio, guadagno, interesse, come potrebbe essere, lasciate da parte le cose serie, importanti o che ci attraggono di più (dalle più nobili alle più banali), perdersi a giocare con un bambino, dedicare il nostro tempo a chi non ci può retribuire. In questo consiste la logica del Regno di Dio, che ci fa uguali a Lui. Diversamente siamo il suo contraro, gente in carriera, piccola o grande che sia, che sgomita per affermarsi. Come individui, comunità, associazioni, movimenti e persino chiese. Che tristezza!

Il nostro calendario ci porta oggi le memorie di Robert d’Arbrissel, monaco e asceta, e di Peter Benenson, fondatore di Amnesty International.

Robert era nato intorno al 1045 ad Arbrissel (oggi Arbressec), nella diocesi di Rennes, in Bretagna. Durante il pontificato di Gregorio VII, si recò a Parigi, per compiervi i suoi studi e fu allora che divenne sensibile ai temi della riforma della Chiesa. Era questa un’epoca difficile, caratterizzata da una pericolosa confusione/competizione tra potere sacro e potere profano. E chi ne faceva le spese era soprattutto la povera gente, oltre che, naturalmente, la testimonianza dell’Evangelo. Numerosi movimenti popolari erano sorti un po’ dovunque a contestare il profilo decisamente squallido della vita del clero, segnata dalla compravendita degli uffici ecclesiastici, dalla corruzione, e dalla pratica concubinataria dei suoi membri. Nel 1089, Sylvestre de La Guerche, vescovo di Rennes, richiamò Robert in diocesi, perché desse il suo contributo all’azione di riforma. Lui ci si dedicò con grande zelo, facendosi ovviamente molti nemici. Tanto è vero che, alla morte del vescovo, nel 1093, fu costretto a fuggire dalla città e rifugiarsi ad Angers. Due anni più tardi, però, si ritirò nella foresta di Craon, per menarvi vita ascetica ed eremitica. Negli anni successivi, il diffondersi della sua fama, richiamò al suo seguito un numero crescente di penitenti, uomini e donne, nobili e popolani, matrone dell’aristocrazia e prostitute, lebbrosi e mendicanti, oltre a numerose concubine dei preti che la riforma aveva privato dei loro ex-consorti. Nel 1101, anche per rispondere alle critiche di alcuni vescovi, orripilati per tale facile promiscuità, decise di dare una dimora fissa ai suoi seguaci, organizzandone la convivenza. Li insediò così nella valle di Fontevraud, sulla riva sinistra della Loira, nei pressi di Saumur e li strutturò in ordine religioso misto, maschile e femminile, dando loro da osservare la Regola benedettina. Volle che essi fossero conosciuti solo come “poveri di Cristo” e l’ideale che propose loro fu “in nudità seguire Cristo nudo sulla croce”. A capo di tutti, decise di porre una donna come abbadessa, e scelse Pétronille de Chemillé. Il 18 febbraio 1116, Robert cadde gravemente malato, morendo pochi giorni dopo, il 25 febbraio.

Peter Benenson era nato a Londra, il 31 luglio 1921, figlio unico di Harold Solomon e di Flore Benenson, una famiglia ebraica di origine russa. Sedicenne, per non far torto a quel che sarebbe diventato da grande, cominciò a organizzare campagne di solidarietà, la prima in favore degli orfani della guerra civile spagnola, poi, durante la Seconda Guerra mondiale, per aiutare due giovani ebrei a sottrarsi alla persecuzione nazista. E così via. Nel 1957, quando ormai da anni esercitava la professione di avvocato, fondò “Justice”, un’organizzazione in difesa dei diritti dell’uomo. Data all’anno seguente la sua conversione al cristianesimo, con l’ingresso nella chiesa cattolica. Nel 1961, dopo aver letto dell’arresto e della condanna, a Lisbona, di due giovani che avevano brindato in pubblico alla libertà delle colonie portoghesi, pubblicò su un settimanale londinese un appello per una campagna di 12 mesi finalizzata alla liberazione di tutti i prigionieri per motivi di opinione. La risposta entusiasta che la proposta ricevette ovunque convinse Benenson e due suoi amici, Sean MacBridge e Eric Baker, a creare Amnesty International, un movimento globale di attivisti per i diritti umani, impegnati a denunciare le ingiustizie dei governi ed esprimere solidarietà fattiva verso le vittime. Lungo tutta la sua vita questi interessi non sarebbero mai venuti meno, anche quando scelse per un periodo di lasciare ogni incarico nell’organizzazione. Negli anni ’80, divenne il presidente di una neonata “Associazione di Cristiani contro la Tortura” e, all’inizio del decennio successivo, dedicò tutte le sue energie ad organizzare soccorsi per gli orfani del regime di Ceaucescu, in Romania. Nel 1986, per il venticinquennale di fondazione di Amnesty International, durante una cerimonia a Londra, Benenson accese una candela e disse queste semplici parole: “Questa candela non brucia per noi, ma per tutte quelle persone che non siamo riuscite a salvare dalla prigione, che sono state uccise, torturate, rapite, scomparse. Per loro brucia la candela di Amnesty International”. Morì il 25 febbraio 2005 al’ospedale John Radcliff di Oxford.

I testi che la liturgia odierna propone alla nostra riflessione sono tratti da:
Lettera di Giacomo, cap. 4,1-10; Salmo 55; Vangelo di Marco, cap. 9,30-37.

La preghiera del martedì è in comunione con le religioni tradizionali dell’Africa Nera.

È tutto. Noi ci si congeda qui, offrendovi in lettura il brano di una lettera di Robert d’Arbrissel, indirizzata a Ermengarda d’Angiò, contessa di Britannia, sua figlia spirituale, che avrebbe trascorso alcuni periodi nell’abbazia di Fontevraud, come semplice monaca. È, per oggi, il nostro

PENSIERO DEL GIORNO
Lo spirito di orgoglio è cattivo, ma la simulazione di umiltà è peggiore. Lo spirito di vanagloria è cattivo, ma la simulazione di santità è peggiore. Lo spirito di invidia è cattivo, ma la simulazione di carità è peggiore. Lo spirito di cupidigia è cattivo, ma la simulazione di misericordia è peggiore. Lo spirito d’ira è cattivo, ma la simulazione di pazienza è peggiore. Lo spirito di gola è cattivo, ma la simulazione di astinenza è peggiore. Lo spirito di lussuria è cattivo, ma la simulazione di castità è peggiore. Attenta, ancella di Cristo, a questi mali sentiti e conosciuti, manifesti e simulati. Perché la virtù si dà nel mezzo di tra i vizi. Vedi di non far nulla di eccessivo, perché tutto l’eccesso diventa vizio. Non credere a ogni spirito, né cedere a ciascuno. Perché c’è chi altera la parola di Dio, desiderando compiacere gli uomini piuttosto che Dio, coloro che pervertono le Scritture secondo la loro volontà perversa. Non giudicano secondo il Vangelo, i decretali e i sacri canoni, come è scritto: non giudicare dall’apparenza, ma giudica con un giudizio conforme a giustizia. E Giacomo: se fate distinzione tra le persone, commettete un peccato per la legge, come è scritto: non disprezzare la persona del povero, né onorare il volto del potente; giudica giustamente il tuo vicino. (Robert d’Arbrissel, Lettre a la comtesse Ermengarde).

Ricevete l’abbraccio dei vostri fratelli e sorelle della Comunità del bairro.

Giorno per giorno – 25 Febbraio 2020ultima modifica: 2020-02-25T22:49:00+01:00da fraternidade
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