Giorno per giorno – 22 Febbraio 2020

Carissimi,
“Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa” (Mt 16, 17-18). La liturgia della memoria della Cattedra di san Pietro ci ripropone il racconto della confessione di Pietro, che si era letto solo l’altro ieri nella versione dell’evangelista Marco. Arricchita, oggi, della solenne investitura dello stesso Pietro da parte di Gesù e della promessa relativa al destino della Chiesa. Nella preghiera di stamattina si è messo al centro la missione del vescovo di Roma, oggetto da attacchi concentrici da parte di nemici esterni e interni alla Chiesa stessa. Che, oggi come allora con Cristo, operano per offuscare la Parola viva dell’Evangelo, disorientare i fedeli, ingannare i poveri, seminare divisione e odio, usando della religione, per affermare valori puramente mondani, soddisfare la loro brama di potere, garantire il perpetuarsi di politiche di rapina e di sfruttamento a beneficio di pochi contro i più. E, tuttavia, resta la promessa: “Le potenze degli inferi non prevarranno”.

In questo giorno la Chiesa fa, dunque, memoria della Cattedra di san Pietro apostolo, il pescatore ebreo, tanto generoso quanto pauroso discepolo del Signore, che faticò non poco a intendere la natura della sequela di Gesù, ma, che, nel momento decisivo, seppe dar buona prova di sé. È occasione di preghiera per il servizio che il Vescovo di Roma è chiamato a rendere a Dio, alla Chiesa e al mondo, nella fedeltà all’Evangelo.

Il calendario ci porta oggi anche la memoria di Quelli della Rosa Bianca, martiri sotto il totalitarismo nazista.

Loro si erano definiti la “cattiva coscienza” della Germania nazista. Erano quattro ragazzi e una ragazza, tra i venti e i venticinque anni, di diversa confessione religiosa: gli evangelici Hans Scholl (nato il 22 settembre 1918) e sua sorella Sophie (nata il 9 maggio 1921); l’ortodosso Alexander Schmorell (nato il 16 settembre 1917), il cattolico Willi Graf (nato il 2 gennaio 1918), e Cristoph Probst (nato il 6 novembre 1919), che si fece battezzare solo un’ora prima dell’esecuzione, tutti universitari. A loro si era aggiunto Kurt Huber, cattolico e professore di filosofia (nato il 24 ottobre 1893). Già membri della Hitlerjugend, la gioventù hitleriana, Hans, Alexander, Cristoph e Willi, avevano partecipato alla guerra sul fronte russo. Poi avevano aperto gli occhi, decidendo che era tempo di aprirli anche agli altri loro connazionali. Sotto il nome di Die Weisse Rose, “La Rosa Bianca”, cominciarono a fare ciò che potevano e sapevano fare: redigere, stampare e diffondere volantini. I primi, nell’estate del 1942, in tiratura limitata, solo a Monaco, dove vivevano; l’anno successivo, con l’aiuto mediato dal professor Huber, anche in altre città, come Ulm, Stoccarda, Augsburg, Vienna, Berlino e altrove. Durante la distribuzione del sesto volantino, il 18 febbraio 1943, vennero arrestati Sophie e Hans con Willi; il giorno dopo fu la volta di Cristoph e poi, in rapida successione, il 24 febbraio, di Alexander e, il 27 febbraio, del prof. Huber. Il processo di Sophie, Hans e di Cristoph, celebrato immediatamente, si concluse il 22 febbraio con la loro condanna a morte per tradimento. Furono decapitati nello stesso giorno. Il processo a Willi, Alexander e Kurt Huber, si svolse il 19 aprile, con esito identico. Schmorell e Huber vennero decapitati il 13 luglio 1943, nella prigione di Monaco. Il giovane Graf, nei mesi successivi, fu ripetutamente torturato dalla Gestapo, che tentò inutilmente di estorcergli i nomi di altri compagni e fu infine decapitato il 12 ottobre 1943. Restano per tutti esempio della forza e del coraggio che germinano da una coscienza che si educhi all’ascolto della Parola e alla lettura della realtà alla luce dell’evento della Croce.

I testi che la liturgia propone alla nostra riflessione sono propri della festività odierna e sono tratti da:
1ª Lettera di Pietro, cap.5, 1-4; Salmo 23; Vangelo di Matteo, cap.16, 13-19.

La preghiera del sabato è in comunione con le comunità ebraiche della diaspora e di Eretz Israel.

Giornata triste, questa, per notizie di qui e di lì. Quella di qui, la si prevedeva da tempo, per via della strada lungo la qule si è incamminato da tempo, senza che si sia riusciti finora a distoglierlo, Vitor, figlio da poco maggiorenne di Aparecida e Japão (che non c’è più), nipote della nostra dona Dominga, nonché figlioccio del Postino e di Arcelina. La polizia l’ha prelevato in casa assieme al fratello José Lucas e al cugino Natanael (figlio di João e di Nativa), poi entrambi rilasciati, non senza essere stati prima gratuitamente picchiati come usa la polizia di qui. Vitor, invece, trovato in possesso di droga, è stato portato dentro. Al momento non sappiamo niente di più. Edna e padre Geraldo, che fanno parte della Pastorale carceraria, forse mercoledì, durante la visita settimanale alle prigioni, sapranno se è possibile fare qualcosa. Da lì, c’è la preoccupazione, viva già per altre zone del mondo, del fuoco di contagio del coronavirus apparso anche da voi. Speriamo sia possibile limitarne la diffusione tanto lì, dove contiamo un gran numero di amici e amiche, come altrove (dove contiamo uno sterminato numero di fratelli e sorelle, figli tutti dell’unico Padre). Troppo triste e dolorosa infine (in primo luogo per le sei donne, che, pur adulte e consapevoli, hanno finito per essere vittime di chi esercitava su di loro un grande ascendente), la notizia riguardante i risultati di un’inchiesta sugli abusi commesi in un arco di tempo che va dal 1970 al 2005 da Jean Vanier, carismatico fondatore delle comunità de L’Arche e di Foi et Lumiere (che rappresentano pur sempre una straordinaria esperienza di accoglienza e convivenza tra persone con handicap, per lo più mentale, le loro famiglie e i loro amici). Sullo sfondo risulta esserci l’influenza del P. Thomas Philippe, un domenicano che fu direttore spirituale di Jean, sospeso a divinis già nel 1956 per pratiche eterodosse con le sue discepole, indotte a questo da allucinanti esperienze pseudomistiche a carattere erotico. Per quanto riguarda Vanier, alla cui figura e ai cui testi abbiamo fatto qua e là riferimento anche in queste nostre lettere, per via della nostra comunità di Fé e Luz, resta da sperare che negli anni successivi agli abusi riconosciutigli, sia rimasto il tempo per coglierne tutta la gravità, ravvedersi e chiederne (non ci è dato al momento saperlo) il perdono. Quanto all’insegnamento lasciato, possiamo solo accogliere l’invito a distinguere il messaggio, con la sua indubbia validità, da chi ne è stato il latore, il cui giudizio finale (non essendo più il tempo della giustizia umana) è affidato, come per tutti, a Dio.

È tutto per stasera. Noi ci si congeda, offrendovi in lettura il brano di una pagina di diario di Sophie Scholl. Datato 10 novmbre 1941, è tratto da “At the Heart of the White Rose. Letters and Diaries of Hans and Sophie Scholl” (Plough Publishing House). Ed è, così, per oggi, il nostro

PENSIERO DEL GIORNO
A volte ho la sensazione di poter creare un cammino verso Dio in un istante, semplicemente col desiderio di farlo – consegnando interamente la mia anima. Se lo supplico, se lo amo assai più di ogni altra cosa, se il mio cuore sta così male perché sono separata da lui, dovrebbe essere lui a portarmi a sé. Ma questo richiede molti passi, molti minuscoli passi e la strada è assai lunga. Non ci si deve perdere d’animo. Ci fu un tempo in cui, desanimata, perché continuavo a fare marcia indietro, non osavo più pregare. Decisi di non chiedere più nulla a Dio finché non potessi entrare di nuovo alla sua presenza. Quello era già di per sé un desiderio fondamentale di Dio. Ma posso sempre chiederglielo, adesso che lo so. (Sophie Scholl, Diary, Blumberg, November 10, 1941).

Ricevete l’abbraccio dei vostri fratelli e sorelle della Comunità del bairro.

Giorno per giorno – 22 Febbraio 2020ultima modifica: 2020-02-22T22:46:01+01:00da fraternidade
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