Giorno per giorno – 21 Febbraio 2020

Carissimi,
“Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà” (Mc 8, 34-35). La sequela, di cui si accennava già ieri, sta tutta qui. Il discepolo, se è davvero discepolo, non può agire diversamente dal suo Maestro. Che, nel nostro caso, non è un maestro qualunque, ma colui che abbiamo proclamato essere il Cristo, la verità di Dio e della nostra vita, Dio stesso. Il quale, per primo, in Gesù, rinnega se stesso, si spoglia della sua divinità, oigine di ogni cosa, per viverla nella storia come servizio umile, gratuito, disinteressato, fino al dono supremo della vita, per amore degli altri. Questo è il significato della croce, che siamo chiamati a vivere nelle scelte di ogni giorno. Questo è ciò che ci salva la vita, le dà il suo significato più vero, il significato stesso di Dio.

Il calendario ci porta oggi la memoria di El-Hajj Malik El-Shabazz, difensore dei diritti della sua gente. E perciò di tutti.

El-Hajj Malik El-Shabazz è il nome con cui Malcolm X scelse di chiamarsi dopo il pellegrinaggio alla Mecca, che segnò la sua seconda e più vera conversione all’Islam. Malcolm era nato il 19 maggio 1925, ad Omaha nel Nebraska, settimo degli undici figli di Earl Little, pastore battista negro (assassinato da un’organizzazione razzista di immigrati italiani e polacchi) e di Louise Norton (che finirà in manicomio, “distrutta dalle umiliazioni dei funzionari dell’assistenza pubblica”). Entrato nel mondo della malavita, il giovane Malcolm trascorse sei anni in carcere. Lì avvenne la sua trasformazione, che lo portò ad aderire alla Nazione dell’Islam, l’organizzazione di Elijah Muhammad, che predicava il separatismo dei neri dai bianchi, denunciava il razzismo della religione cristiana e lottava contro la droga, il tabacco, l’alcool, i cibi impuri e ogni forma di vizio. Uscito dal carcere, Malcolm decise di cambiare il cognome in “X”, per ricordare la privazione del nome africano imposta dai bianchi ai suoi antenati, tradotti in schiavitù, secoli prima, nelle colonie del Nuovo Mondo. Dopo un periodo di lavoro in fabbrica, si dedicò a tempo pieno al ministero della Nazione dell’Islam. Nel 1958 sposò una compagna, Betty Sanders, da cui avrà sei figlie: Attallah, Qubilah, Ilyasah, Gamilah, e le due gemelle, Malaak e Malikah. Stabilitosi a New York, nel 1963-64 maturò la decisione di fondare l’Organizzazione dell’Unità Afro-americana, allo scopo di accelerare i tempi del riscatto della popolazione nera degli Stati Uniti. Dopo aver annunciato, l’8 marzo 1964, la sua separazione dalla Nazione dell’Islam, Malcolm X intraprese, il mese successivo, un pellegrinaggio alla Mecca, che fu per lui un’esperienza sconvolgente e gli fece prendere coscienza della radicale unità del genere umano. “Da allora – ebbe a dire – tra i miei migliori amici ci sono persone di ogni genere, cristiani, ebrei, buddhisti, induisti, agnostici e persino atei. Ho amici chiamati capitalisti, socialisti e comunisti! Alcuni miei amici sono moderati, conservatori, estremisti, altri persino come lo “Zio Tom”. I miei amici di oggi sono neri, bruni, rossi, gialli e bianchi”. La crescente popolarità e la diffusione delle sue idee diedero fastidio ad un certo numero di avversari. Che decisero fosse bene eliminarlo. Dopo ripetuti attentati, la cosa riuscì, il 21 febbraio 1965, a New York, dove Malcolm X si apprestava a tenere una conferenza. Tre uomini seduti in prima fila iniziarono a sparargli. Malcolm cadde colpito da 16 proiettili, di cui tre mortali.

I testi che la liturgia propone alla nostra riflessione sono tratti da:
Lettera di Giacomo, cap.2,14-24.26; Salmo 112; Vangelo di Marco, cap.8, 34-9,1.

La preghiera del venerdì è in comunione con i fedeli dell’Umma islamica che professano l’unicità del Dio clemente e misericordioso.

Ed è tutto, per stasera. Noi ci si congeda qui, offrendovi in lettura una citazione di Malcom X, tratta dal Programma dell’Organizzazione dell’Unità Afro-americana, redatto nel 1964. Che è, così, per oggi, il nostro

PENSIERO DEL GIORNO
Noi afroamericani dobbiamo anche far circolare tra noi la verità sulla schiavitù americana e gli effetti terribili ché essa ha sulla nostra gente. Per potercene liberare dobbiamo studiare il sistema moderno di schiavitù, scoprire e denunciare senza vergogna, perché noi siamo ancora le vittime, gli schiavi e gli oppressi, tutti i fatti, anche i più spiacevoli. L’unica nostra vergogna è di non cercare la verità e di credere alla menzogna. Dobbiamo imparare tutto quello che possiamo su noi stessi; dobbiamo conoscere completamente la storia di come fummo rapiti dall’Africa, quali atrocità e disumanizzazione dovettero sopportare i nostri antenati, dobbiamo sapere come vennero assassinati e con quali sistemi furono tenuti in schiavitù per assicurare profitti a un sistema concepito in termini di schiavitù, costruito dagli schiavi e tutto rivolto a tenerci assoggettati per potersi perpetuare. […] Per poter ridurre in schiavitù un popolo e mantenerlo in tale stato, si deve negare il suo diritto all’autodifesa, si deve continuamente terrorizzarlo, sottoporlo a maltrattamenti e all’assassinio. Questa tattica è stata sviluppata al massimo dai razzisti che il governo degli Stati Uniti sembra incapace o non è disposto a punire. secondo la legge del paese. […] Incoraggiamo tutti gli afroamericani a difendersi contro gli attacchi a sorpresa degli aggressori razzisti, il cui solo scopo è di negarci le garanzie contenute nella Carta dei diritti dell’uomo delle Nazioni Unite e nella stessa Costituzione degli Stati Uniti. Come tutti gli altri popoli, gli afroamericani hanno diritti inalienabili, e cioè quei diritti umani che, né per legge né secondo giustizia, possono essere trasferiti ad altri. I nostri diritti umani ci appartengono, come appartengono a tutti gli altri popoli, tramite Dio e non per i desideri o i capricci degli altri uomini. (Malcom X, Program of the Organization of Afro-American Unity, 1964).

Ricevete l’abbraccio dei vostri fratelli e sorelle della Comunità del bairro.

Giorno per giorno – 21 Febbraio 2020ultima modifica: 2020-02-21T22:44:54+01:00da fraternidade
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