Giorno per giorno – 28 Novembre 2019

Carissimi,
“Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con potenza e gloria grande.” (Lc 21, 25-27). “Il Signore sta tornando” è uno slogan ricorrente, agitato come un avvertimento pauroso in alcuni ambienti cristiani, che pare non abbiano capito il carattere gioioso del vangelo portato da Gesù. Trasformano così il Gesù “mite e umile di cuore” che ci si è rivelato nella storia in una sorta di dio [pagano], risentito, rancoroso e vendicativo, che dà sfogo, più che altro, alle frustrazioni accumulate da quanti pensavano di seguirlo, ma l’hanno fatto con spirito di schiavi. Come il fratello maggiore della parabola del figlio prodigo. Gesù ritorna sì, ritorna già nell’oggi della storia, attraverso la nostra testimonianza resa alla Croce, il dono incondizionato di sé per la vita degli altri, nelle tragedie che attraversano il mondo e il nostro piccolo vissuto. Come segno di speranza di un’alternativa sempre possibile. Torna anche allo spegnersi di ogni vita, compresa la nostra e dei nostri cari, a cui vorremmo non pensare, tanto siamo vittime del tabù della morte, così presente nella cultura del nostro tempo. Eppure, egli torna, come lo Sposo amato, l’Amico fedele, che era già inscritto nel nostro venire alla luce come nostro destino finale. E che noi troppo spesso dimentichiamo, nel desiderio ansioso di perpetuarci qui in obiettivi troppo limitati e angusti perché possano soddisfare il nostro spirito. Tornerà, se e quando Dio vorrà, come vertice del processo di cristificazione della Storia, che non consisterà necessariamente nel trionfo del cristianesimo, ma nell’avvento di relazioni nuove di rispetto, accoglienza, fraternità tra i popoli. E tornerà alla fine del mondo, quando la creazione avrà compiuto il suo ciclo, e incontrerà il fine per cui è stata creata. Fine che non sarà diverso da quello testimoniato e vissuto duemila anni fa sul Golgota dall’umile Rabbi di Galilea, figlio di Dio, attraverso il quale il Padre si è detto per sempre nella figura dell’amore incondizionato.

Oggi il calendario ci porta la memoria di Paisij Veličkovskij, mistico e esicasta ortodosso.

Paisij Veličkovskij nacque il 21 dicembre 1722, a Poltava, in Podolia (l’attuale Ucraina), da Giovanni Veličkovskij, arciprete della chiesa della Dormizione della Madre di Dio, e da Irene, che più tardi si sarebbe fatta monaca con il nome di Giuliana, ecclesiastici ortodossi. Dopo aver studiato alcuni anni nell’Accademia teologica di Kiev, il giovane decise di farsi monaco, recandosi a tal fine, nel 1743, in Romania e, tre anni più tardi, sul Monte Athos, dove fece la sua professione monastica nel 1750. Attorno a lui si formò presto una comunità di fratelli, che lo scelsero come maestro e guida spirituale. Nel 1763, lasciato l’Athos che attraversava un periodo di decadenza, fece ritorno con 64 monaci in Romania, stabilendosi dapprima a Dragomirna, in Moldavia, e nel 1775, con 350 monaci a Secu. Il crescente flusso di nuovi discepoli, lo portarono a trasferirsi, nel 1779, a Neamt, dove sorgeva il più grande monastero del paese. Sua preoccupazione costante fu di trasmettere alla sua comunità l’amore per la preghiera di Gesù e per lo studio dei Padri. Paisij morì il 15 novembre (28 novembre per il calendario gregoriano) del 1793, quando la comunità contava circa un migliaio di fratelli fra romeni, ucraini, russi, serbi, greci e bulgari. L’affetto per i suoi fratelli era tale che, in una lettera, giunse a dire: “Se anche fossi condannato all’eterno castigo perché privo di opere buone, benedetto il Signore! Mi basterà poter vedere i miei figli godere con Cristo, nel suo regno”.

I testi che la liturgia odierna propone alla nostra riflessione sono tratti da:
Profezia di Daniele, cap. 6,12-28; Salmo (Salmo da Dn 3, 68-74); Vangelo di Luca, cap. 21,20-28.

La preghiera del giovedì è in comunione con le religioni tradizionali indigene.

È tutto, per stasera. Nel congedarci, vi proponiamo una citazione di Paisij Velickovskij, tratta dalle “Istruzioni ai monaci dello starec Paisij”, raccolte dallo starec Giorgio di Cernica che troviamo in appendice al libro “Autobiografia di uno starec” (Edizioni Qiqajon) e che è, per oggi, il nostro

PENSIERO DEL GIORNO
Dall’obbedienza nasce l’umiltà e l’umiltà è il fondamento di tutti i comandamenti, così come l’amore ne è la sommità. Perciò sforzatevi, nei limiti delle vostre possibilità, di compiere tutti i comandamenti del Signore, financo quello riguardante ogni parola infondata di cui ci verrà chiesto conto nel giorno del giudizio, secondo la parola del Signore Gesù Cristo (cf Mt 12, 26). Guardatevi dall’impertinenza nel parlare e nel ridere perché allontana dall’uomo la grazia del Signore. Nessuno osi comportarsi in modo impertinente di fronte a chicchessia. (Starec Giorgio di Cernica, Istruzioni ai monaci dello starec Paisij).

Ricevete l’abbraccio dei vostri fratelli e sorelle della Comunità del bairro.

Giorno per giorno – 28 Novembre 2019ultima modifica: 2019-11-28T22:45:04+01:00da fraternidade
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