Giorno per giorno – 26 Novembre 2019

Carissimi,
“Quando sentirete parlare di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate. Devono infatti accadere prima queste cose, ma non sarà subito la fine. Si solleverà popolo contro popolo e regno contro regno, e vi saranno di luogo in luogo terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandi dal cielo” (Lc 21, 9-11). Dona Felícia, stamattina, diceva: è proprio quello che sta succedendo, basta guardarsi attorno o assistere al notiziario. Ma, allora, è vicina la fine o no? E poi, divagando, racconta di quando, da ragazza, in campagna, aveva visto per la prima volta la scia lasciata in cielo da quello che poi avrebbero scoperto essere un aereo a reazione, e il vero e proprio terrore che aveva preso tutti, perché pensarono che il cielo aveva cominciato a squarciarsi e chi correva da un lato chi dall’altro, chi si buttava a terra, e tutti a pregare. Poi era passato tutto, sicché finirono per credere che si fosse trattato solo di una prova della fine del mondo. Però, stamattina, è anche giunta la notizia del terremoto in Albania, e delle repressioni violente delle manifestazioni di piazza che continuano da settimane in molti paesi della nostra America Latina, e anche altrove. Gesù, però, non voleva fare il maghetto con la sfera di cristallo. Anzi, avverte: quando capiterà tutto questo, non pensate sia la fine. Infatti, queste cose, avvengono da sempre. Anche per questo ci dice di non temere. L’importante, lo dirà poi più chiaramente, è di passare in mezzo a queste cose, come testimoni di una Parola, la sua, che chiama a prendersi cura del mondo e delle sue creature, in ogni situazione, facendo barriera alle forze del male. E noi, che facciamo?

Oggi è memoria di mons. Arturo Rivera y Damas, pastore impegnato a fianco del suo popolo, e di Sojourner Truth, ex-schiava che dedicò la vita al riscatto dei suoi fratelli.

Arturo Rivera y Damas, salesiano, era nato il 30 settembre 1923 a San Esteban Catarina (Salvador). Fu ordinato sacerdote nel 1953 e consacrato vescovo nel 1960. Assai presto, la sua vita di dedizione ai poveri, nella linea di Medellin, gli meritò l’accusa di “comunista” da parte di quegli organi d’informazione che si facevano portavoce delle calunnie del governo, dell’oligarchia e dell’esercito. Nel 1983, fu chiamato a succedere a mons. Romero – assassinato nel 1980 – come arcivescovo di San Salvador. Durante il suo lungo ministero pastorale si impegnò per il riscatto dei poveri, di cui potè vedere la crescita in termini di dignità, coscienza politica e organizzazione. Fu anche testimone della feroce repressione, dell’esilio, della guerra e della fame che colpirono il popolo salvadoregno. Attento al rapporto fede-politica, era convinto che attraverso l’azione dei laici, la comunità cristiana deve influire nella storia. Nelle elezioni politiche, le prime in tempo di pace, che si svolsero pochi mesi prima della sua morte, ammonì che “non si può costruire sulla menzogna, la prepotenza, la corruzione, l’odio e l’ingiustizia. L’elettore che ha una coscienza rettamente formata sa bene che è così”. Morì d’infarto il 26 novembre 1994.

Sojourner Truth nacque nel 1797 a Hurley, nella Contea di Ulster, un insediamento olandese nello stato di New York. Le fu dato il nome di Isabella Baumfree. Era una dei tredici figli di James e Betsy, schiavi del colonnello Hardenbergh. Alla morte di questi, la proprietà passò al figlio di quello, Charles. Dalla madre, Isabella ereditò una profonda, incrollabile fede cristiana, che l’avrebbe sorretta lungo tutte le traversie della vita. Isabella fu venduta come schiava quattro volte: nel 1806, con un gregge di pecore, a Neeley, per cento dollari; nel 1808, a Shriver, per 105 dollari; nel 1810 a Dumont, per 300 dollari; nel 1828 a Van Wagener che avrebbe concesso a lei e alla figlia Sofia la libertà. Obbligata da Dumont, aveva dovuto sposare uno shiavo più vecchio di lei, di nome Thomas, con cui ebbe cinque figli. Una volta libera, si stabilì a New York, lavorando come domestica in diverse comunità religiose. Nel 1843, la svolta: una rivelazione spirituale che le cambiò la vita. Isabella Baumfree, lasciando il suo nome, prese quello di Sojourner (Ospite) Truth (Verità), cominciando a predicare nel Long Islands e in Connecticut la “verità e il piano di salvezza di Dio”. Dopo alcuni mesi di viaggio, giunse a Northampton, nel Massachusetts, e si unì ad una comunità impegnata alacremente nella lotta per l’abolizione della schiavitù. Durante e dopo la Guerra Civile, migliaia di schiavi cominciarono a confluire a Washington, sperando di trovarvi salvezza e libertà, trovando però il governo totalmente impreparato ad accogliere un tale flusso migratorio, incapace di garantire a tutti lo spazio necessario, cibo a sufficienza e occupazione. Truth prese a lavorare con loro senza risparmiarsi, al Freedmen’s Village, per trovare la risposta e dare il suo contributo al superamento di quelle difficoltà. Negli anni seguenti, Sojourner avrebbe continuato instancabilmente la sua lotta a favore degli ex-schiavi del sud, ma anche quelle a sostegno dei diritti delle donne, della riforma carceraria e contro la pena capitale. Qualche giorno prima di morire disse a un amico: ‘Non sto per morire, bello mio! Sto per tornare a casa come un meteorite’. Morì a Battle Creek, in Michigan, il 26 Novembre 1883.

I testi che la liturgia odierna propone alla nostra riflessione sono tratti da:
Profezia di Daniele, cap. 2,31-45; Salmo (Sal da Dn 3); Vangelo di Luca, cap. 21,5-11.

La preghiera del martedì è in comunione con le religioni tradizionali africane.

È tutto, per stasera. E, prendendo spunto dalla memoria di Mons. Rivera y Damas, scegliamo di congedarci, offrendovi in lettura un brano dell’omelia, tenuta il 13 novembre 1977, dal suo immediato predecessore, Mons. Oscar A. Romero. È questo, per oggi, il nostro

PENSIERO DEL GIORNO
Fratelli, volete sapere se il vostro cristianesimo è autentico? Ecco la pietra di paragone: con chi stai bene, chi ti critica, chi ti esclude, chi ti adula? Sappi ciò che Cristo disse un giorno: “Non sono venuto per portare la pace, ma la divisione; e ci sarà divisione anche nella stessa famiglia”, perché alcuni vogliono vivere più comodamente, secondo i principi del mondo, del potere e del denaro, e altri invece hanno capito la chiamata di Cristo e sanno di dover rifiutare tutto ciò che non è giusto nel mondo. E il Vangelo termina: “Ma nemmeno un capello del vostro capo perirà. Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime”. Possa il giorno del Signore venire in qualsiasi momento, l’importante è essere perseveranti con Cristo, fedeli alla sua dottrina, non tradirlo. Mi dispiace, fratelli: ci sono molti traditori, cristiani che ora sono spie, cristiani che ora ci perseguitano, cristiani che si vergognano del loro vescovo e dei loro sacerdoti. Ma la fiducia di coloro che rimangono fedeli mi riempie di coraggio. E io vi dico, fratelli: non lasciamoci intimorire. La parola non è mia, ma del vangelo nell’ultima domenica dell’anno liturgico, come per proiettare una prospettiva nel futuro. Non sappiamo quando verrà il Signore che aspettiamo, ma beati coloro che rimangono fedeli a quell’attesa, perché egli li accoglierà con l’affetto con cui uno sposo abbraccia la sposa sl suo ritorno per vivere insieme per sempre e mai più separarsi da lei. Questa è la chiesa. Nel cuore di ognuno di voi c’è la Chiesa. Bisogna vivere la speranza, la gioia, il coraggio, la forza per non tradire lo sposo, così che, quando verrà, siamo felici nell’abbraccio del Signore. Così sia. (Mons. Oscar A. Romero, La perspectiva eterna).

Ricevete l’abbraccio dei vostri fratelli e sorelle della Comunità del bairro.

Giorno per giorno – 26 Novembre 2019ultima modifica: 2019-11-26T22:50:03+01:00da fraternidade
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