Giorno per giorno – 24 Novembre 2019

Carissimi,
“Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi! Ma l’altro lo rimproverava: Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena? E aggiunse: Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno. Gli rispose: In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso” (Lc 23, 39-40. 42-43). Non è che lo insultasse, lo pregava come tutti noi quando siamo nel bisogno: o Dio, se sei Dio, aiutaci! Perché ci hanno abituato a immaginare Dio come un mago dalla bacchetta magica. E Dio, invece, è colui che il Sistema nega, inchiodandolo a una croce. Con tutti i crocifissi della terra. Ai quali egli può solo promettere di portarseli in paradiso. Se è possibile, con il contributo dei suoi partigiani, schiodandoli dalle loro croci già qui ed ora, come anticipazione del Paradiso eterno, che ha in serbo per tutti. Michael, l’avevamo congedato dalla chácara di recupero, sei mesi fa. Lì, lungo i nove mesi di trattamento, aveva ritrovato la solarità perduta (era stato il suo essere schiodato dalla croce). Se n’era partito gioioso verso la sua terra, il Maranhão, per ricostruirsi la vita, dilapidata prima. Nel primo pomeriggio ci è giunta la notizia della sua morte. Non sappiamo, né importa, in quali circostanze. Ma, nel dolore immenso che accompagna questa perdita, la prima cosa che ci è venuta in mente è stata la Parola della liturgia di stamattina: “Oggi stesso sarai con me in paradiso”. Là dove nessuno spegnerà più il suo sorriso.

Oggi, XXXIV Domenica del Tempo Comune è la festa di Gesù Cristo, Amico e Servitore dei poveri, Signore dell’Universo.

I testi che la liturgia odierna propone alla nostra riflessione sono tratti da:
2° Libro di Samuele, cap.5, 1-3; Salmo 122; Lettera ai Colossesi, cap.1, 12-20; Vangelo di Luca, cap.23, 35-43.

Il calendario ci porta oggi la memoria dei 117 Martiri nel Tonchino, laici, presbiteri e vescovi, uccisi in epoche diverse; e quella di André Bergonier, detto Dedé, prete scaricatore.

Dei 117 martiri del Tonchino, novantasei erano vietnamiti, undici spagnoli e dieci francesi. Settantacinque furono decapitati, ventidue strangolati, sei bruciati vivi, cinque squartati e nove morirono in prigione a causa delle torture. La lista di questi martiri della fede cristiana è aperta da Andrea Dung-Lac, dapprima catechista e più tardi prete. Andrea era nato nel 1795 in una famiglia poverissima, che preferì disfarsene, vendendolo ad un catechista della missione di Vinh-Tri. Lì, il bambino fu battezzato ed educato, diventando in seguito catechista. Proseguiti gli studi teologici, venne ordinato sacerdote il 15 marzo 1823, iniziando così la sua attività di pastore tra la sua gente. Ripetutamente arrestato, durante la persecuzione del re Minh-Manh, venne ogni volta riscattato attraverso collette organizzate dai cristiani locali. Incarcerato definitivamente il 16 novembre 1839, fu avviato alla prigione di Hanoi, dove fu sottoposto a continui interrogatori, con lo scopo di indurlo ad apostatare dalla fede e a calpestare la croce. Essendo rimasto irremovibile, fu condannato alla decapitazione, sentenza eseguita il 21 dicembre 1839. La loro memoria è stata collocata in questo giorno, perché coincide con la data di esecuzione di alcuni di loro.

André Bergonier era nato a Chartres, in Francia, il 19 gennaio 1929. Rimasto orfano di madre a dieci anni, aveva compiuto i suoi studi dai Fratelli delle Scuole Cristiane, prima, e in seguito al liceo della “Prytané de la Flèche”. Nel 1951 era entrato nell’Accademia Militare di Saint-Cyr, ma, ben presto, quella che pensava una scelta definitiva di vita gli si era rivelata inconsistente di fronte a ben altra chiamata, quella di Cristo, nel mondo del lavoro. Nel 1954, decise perciò di lasciare l’Accademia, recandosi a lavorare in un cantiere, a Nanterre. Dal 1955 al 1961 studiò nel seminario della missione di Francia a Pontigny, senza, però, mai distogliere lo sguardo dal mondo degli operai e dei poveri, da cui era sbocciata la sua vocazione sacerdotale. Nel 1961 venne ordinato diacono. Scelse di rinviare l’ordinazione a presbitero, per approfondire il suo inserimento nel mondo del lavoro. D’accordo con il suo vescovo, andò, così, a lavorare come scaricatore al porto di Marsiglia. Divenne prete il 7 settembre 1965. Scrisse allora: “Io mi sento per principio della Chiesa e per principio legato al mondo operaio. Nella mia vita, la chiamata di Dio si è fatta attraverso la Chiesa ed il mondo operaio. È la Chiesa che mi dona il Vangelo, è il mondo non cristiano che lo reclama”. Un gruppo di amici “non credenti” l’avrebbe poi ricordato così: “Dei preti non ci interessa. Noi vogliamo degli uomini di Dio. Dedé era un uomo di Dio, il nostro prete”. Il 24 novembre 1965, alle 11 e 30 del mattino, quando gli scaricatori stavano ultimando il loro turno, scaricando le balle di caffè brasiliano di un cargo all’ancora nel porto, un carico staccatosi dalla gru colpì in pieno André che precipitò per sette metri sul fondo della stiva, morendo sul colpo. Accorse un nord-africano, che riconobbe l’uomo dal corpo senza vita e gridò “è il prete”. André Bergonier era prete da due mesi, scaricatore sconosciuto da quattro anni, per gli amici “Dedè”, uno dei tanti. Poco prima di morire aveva scritto: “Lasciamo sempre più che gli altri entrino nella nostra vita ed entriamo sempre più noi nella vita di Dio. Custodire di lassù tutto il sorriso, la gioia, la speranza. Essere di già donne e uomini della Resurrezione”. E anche: “Io sono sulla banchina del porto perchè Cristo deve essere là”.

È tutto, per stasera e noi, sintonizzandoci con la visita di Papa Francesco in Giappone, vi proponiamo, nel congedarci, un brano dell’omelia da lui tenuta, nel primo pomeriggio, nello Stadio del Baseball di Nagasaki. Che è, così, per oggi, il nostro

PENSIERO DEL GIORNO
La nostra fede è nel Dio dei viventi. Cristo è vivo e agisce in mezzo a noi, guidandoci tutti alla pienezza della vita. È vivo e ci vuole vivi. Cristo è la nostra speranza. Lo imploriamo ogni giorno: venga il tuo Regno, Signore. E così facendo vogliamo anche che la nostra vita e le nostre azioni diventino una lode. Se la nostra missione come discepoli missionari è di essere testimoni e araldi di ciò che verrà, essa non ci permette di rassegnarci davanti al male e ai mali, ma ci spinge a essere lievito del suo Regno dovunque siamo: in famiglia, al lavoro, nella società; ci spinge ad essere una piccola apertura in cui lo Spirito continua a soffiare speranza tra i popoli. Il Regno dei cieli è la nostra meta comune, una meta che non può essere solo per il domani, ma la imploriamo e iniziamo a viverla oggi, accanto all’indifferenza che circonda e fa tacere tante volte i nostri malati e disabili, anziani e abbandonati, rifugiati e lavoratori stranieri: tutti loro sono sacramento vivo di Cristo, nostro Re (cf Mt 25, 31-46); perché “se siamo ripartiti davvero dalla contemplazione di Cristo, dovremo saperlo scorgere soprattutto nel volto di coloro con i quali egli stesso ha voluto identificarsi” (S. Giovanni Paolo II, Novo millennio ineunte, 49).Quel giorno, sul Calvario, molte voci tacevano, tante altre deridevano; solo quella del ladrone seppe alzarsi e difendere l’innocente sofferente: una coraggiosa professione di fede. Spetta ad ognuno di noi la decisione di tacere, di deridere o di profetizzare. Cari fratelli, Nagasaki porta nella propria anima una ferita difficile da guarire, segno della sofferenza inspiegabile di tanti innocenti; vittime colpite dalle guerre di ieri ma che ancora oggi soffrono per questa terza guerra mondiale a pezzi. Alziamo qui le nostre voci, in una preghiera comune per tutti coloro che oggi stanno patendo nella loro carne questo peccato che grida in cielo, e perché siano sempre di più quelli che, come il buon ladrone, sono capaci di non tacere né deridere, ma di profetizzare con la propria voce un regno di verità e di giustizia, di santità e di grazia, di amore e di pace. (Papa Francesco, Omelia nell’Eucaristia allo Stadio del Baseball di Nagasaki).

Ricevete l’abbraccio dei vostri fratelli e sorelle della Comunità del bairro.

Giorno per giorno – 24 Novembre 2019ultima modifica: 2019-11-24T22:47:46+01:00da fraternidade
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