Giorno per giorno – 10 Agosto 2019

Carissimi,
“In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servo” (Gv 12, 24-26). Ogni anno la memoria del martirio di Lorenzo (e, da noi, anche di quello di frei Tito), ci ripropone questo vangelo, che ci solleva con salutare violenza, se mai ce ne fosse bisogno (e ce n’è), dalla tranquilla routine di certa religiosità, in cui capita si adagino anche quanti si vogliono discepoli di Gesù. O anche quanti, in realtà, non si vogliono proprio, ma a cui piace atteggiarsi, nella speranza di trarne un qualche guadagno. Il morire alla logica del Sistema, in tutte le sue espressioni e proiezioni, non è una scelta, né un’esperienza indolore, e, a seconda delle situazioni, come ci insegna, appunto, l’esempio dei martiri, può comportare, oltre all’ostracismo, alle persecuzioni, all’irrisione, una vera e propria distruzione fisica, psicologica e in qualche caso addirittura spirituale. Senza che chi la patisce arrivi talvolta a vederne più la promessa in essa nascosta, o anche solo una qualche utilità. Ciò nondimeno la promessa rimane, misteriosamente operante e fertile, e gravida di risurrezione. È la verità della Croce, che nella fede confessiamo.

Oggi, è memoria di Lorenzo, diacono della chiesa di Roma e martire, di Tito de Alencar Lima, frate domenicano, martire della dittatura in Brasile, e di Suor Ruth Pfau, “Madre dei lebbrosi”, in Pakistan.

Lorenzo soffrì il martirio durante la persecuzione di Valeriano. Era il primo dei sette diaconi della Chiesa di Roma. Ricopriva un ruolo di rilievo nello svolgimento degli uffici ecclesiastici. Come diacono, Lorenzo era incaricato di assistere il papa nelle celebrazioni, amministrava i beni della Chiesa, provvedeva alle necessità dei poveri, degli orfani e delle vedove, dirigeva la costruzione dei cimiteri. Il racconto della sua passione narra che, quando il prefetto gli intimò di consegnare le ricchezze della chiesa, Lorenzo chiese gli fosse dato il tempo necessario per riunirle. Dopo aver distribuito ai suoi assistiti le offerte ancora disponibili, si recò davanti al prefetto con una turba di mendicanti, malati ed emarginati e additandoli disse: “Ecco, i tesori della chiesa!”. Fu giustiziato con il papa Sisto II e i suoi collaboratori, il 7 agosto dell’anno 258. Una tradizione, registrata un secolo più tardi dal vescovo di Milano, Ambrogio, asserisce che fu bruciato vivo su una graticola, ma, più probabilmente, morì decapitato.

Tito de Alencar Lima era nato a Fortaleza, nel Ceará (Brasile), il 14 settembre 1945, da Isaura Alencar Lima e Idelfonso Rodrigues Lima. Dirigente regionale della Gioventù Studentesca Cattolica (ala giovanile dell’Azione Cattolica), partecipò nel 1964 alle prime manifestazioni studentesche contro la dittatura militare. Nel 1966, a Belo Horizonte, entrò nel noviziato dell’ ordine domenicano e il 10 febbraio 1967 fece la sua prima professione religiosa e si trasferì a São Paulo, per continuarvi gli studi. Il 4 novembre 1969 fu arrestato assieme a frei Betto, frei Fernando, frei Ivo e altri, accusati di sovversione e nelle settimane che seguirono fu torturato brutalmente dalla squadraccia agli ordini del delegato Sérgio Paranhos Fleury, capo del Dipartimento per l’Ordine Politico e Sociale (DOPS). Trasferito al Presidio Tiradentes, il 17 dicembre fu portato alla sede dell’Operazione Bandeirantes, dove il capitano Maurício Lopes Lima, gli disse: “Adesso conoscerai la succursale dell’inferno”. E così fu. Fu torturato per due giorni. Appeso al “pau-de-arara”, ricevette scariche elettriche alla testa, agli organi genitali, alle mani e ai piedi, pugni, bastonate e bruciature di sigaretta su tutto il corpo. Il capitano Albernaz sadicamente gli ordinò di aprire la bocca per ricevere l’ostia consacrata, e gli introdusse un filo elettrico che gli bruciò la bocca al punto di impedirgli di parlare. Nel gennaio 1971, incluso nel gruppo di prigionieri politici scambiati con l’ambasciatore svizzero, Giovanni Enrico Bücker, sequestrato dall’APR (Avanguardia Popolare Rivoluzionaria), fu mandato prima in Cile, poi a Roma e, infine, a Lione, in Francia. La piaga aperta dalla tortura psicologica non l’avrebbe, tuttavia, mai abbandonato. E con essa l’immagine del delegato Fleury che continuò ad accusarlo, dargli ordini, minacciarlo, accompagnarlo come un’ombra nel suo esilio in Cile e il Francia. Riuscì a liberarsene solo quando s’impiccò ad un albero, a vent’otto anni, in un pomeriggio torrido d’agosto, nella campagna francese. In quel 10 agosto 1974, Tito risuscitò alla vita, incontrando l’abbraccio amoroso del Padre. Il card. Paulo Evaristo Arns, ne accolse solennemente le spoglie nella cattedrale di São Paulo, il 25 marzo 1983.

Ruth Katharina Martha Pfau era nata il 9 settembre 1929,a Lipsia, in Germania, da una famiglia luterana. Nel 1951, durante gli studi di medicina all’Università di Magonza, chiese e ricevette il battesimo in una comunità evangelica. Ma, poco dopo, nel 1953, anche per l’influenza su di lei esercitata dagli scritti di Romano Guardini, scelse di passare alla Chiesa cattolica. Maturò nel frattempo in lei la vocazione religiosa. Nel 1957 si recò a Parigi ed entrò nella Congregazione delle Figlie del Cuore di Maria, un istituto fortemente caratterizzato dalla figura di Ignazio di Loyola. Nel 1960, sulla via dell’India, dove la congregazione l’aveva destinata a lavorare come ginecologa, dovette fermarsi per un problema di visto a Karachi, in Pakistan. Qui una consorella la condusse a visitare il ghetto dei lebbrosi della città, che la lasciò sconvolta e la portò a decidere di dedicare il resto della vita alla cura dei lebbrosi. Negli anni che seguirono contribuì alla creazione di 157 lebbrosari, e alla cura di quasi 60.000 lebbrosi. Grazie agli sforzi suoi e della sua equipe, l’Organizzazione Mondiale della Salute, nel 1996 ha dichiarato che il Pakistan era il primo paese asiatico ad avere controllato la diffusione della lebbra, scesa dai quasi ventimila casi agli inizi degli anni 80, ai 531 nel 2016. In una delle ultime interviste concesse, quando le chiesero se la sua vita non fosse stata un po’ pazzesca, suor Ruth rispose: “Sì, naturalmente. Del resto, il Signore non ci ha prospettato una vita logica. Io sono molto contenta di avere avuto questa possibilità di venire in Pakistan. Non volevo vivere una vita noiosa, e il fatto di diventare cattolica mi è sembrata la garanzia di scegliere una vita appassionante. E con Dio, fino ad oggi non mi sono mai annoiata”. Si è spenta il 10 agosto 2017, all’Aga Khan University Hospital, a Karachi. È stata la prima cristiana e la prima non-musulmana a vedersi riservato il dirittto a un funerale di stato, nella cattedrale di san Patrizio, seguito in diretta dalla televisione pakistana. I suoi resti riposano nel cimitero della città di Karachi.

I testi che la liturgia odierna propone alla nostra riflessione sono propri della memoria del Martire Lorenzo e sono tratti da:
2ª Lettera ai Corinzi, cap. 9,6-10; Salmo 112; Vangelo di Giovanni, cap. 12,24-26.

La preghiera del Sabato è in comunione con le comunità ebraiche della diaspora e di Eretz Israel.

“Voi tutti che passate per la via, considerate e osservate se c’è un dolore simile al mio dolore, al dolore che ora mi tormenta (Lam 1, 12). Al tramonto di ieri, il calendario ebraico ha segnato l’entrata in Tisha beAv, cioè il 9 del mese di Av, che, lungo i secoli, è stato spesso un giorno funesto per il popolo ebreo. Fu, infatti, in tale data che avvenne, nel 587 a.C. la distruzione del Tempio di Salomone, e nel 70 d.C. la distruzione, ad opera dei romani, del secondo Tempio; e nel 1492, l’espulsione degli ebrei (e anche dei musulmani) dalla penisola iberica, dove abitavano da secoli, con la confisca di tutti i loro beni. In tutte le sinagoghe viene letta oggi la Meghillà di Eichà (il libro della Lamentazioni) ed è osservato un rigoroso digiuno di 25 ore. Noi abbiamo pregato in comunione con tutti i popoli che rivivono, nel nostro tempo, un’uguale tragedia, invocando per essi il dono della pace.

È tutto. Noi ci si congeda qui, offrendovi in lettura il brano con cui frei Tito de Alencar chiude il suo “Relatório de torturas”, citato nel libro di frei Betto, “Batismo de sangue. Os dominicanos e a morte de Marcos Marighella” (Civilização Brasileira). Che è, così, per oggi, il nostro

PENSIERO DEL GIORNO
Va detto che ciò che mi è successo non è l’eccezione, ma la regola. Rari sono i prigionieri politici brasiliani che non hanno subito torture. Molti, come Schael Schreiber e Virgilio Gomes da Silva, sono morti nella stanza delle torture. Altri sono diventati sordi, sterili o con altri difetti fisici. La speranza di questi prigionieri è riposta nella Chiesa, l’unica istituzione brasiliana al di fuori del controllo militare. La sua missione è difendere e promuovere la dignità umana. Dove c’è un uomo che soffre, è il Maestro che soffre. È tempo per i nostri vescovi di dire BASTA alle torture e alle ingiustizie del regime prima che sia troppo tardi. La Chiesa non può omettersi. Le prove delle torture le portiamo nel corpo. Se la Chiesa non parla contro questa situazione, chi lo farà? O bisognava che io morissi per prendere posizione? In un momento come questo, il silenzio è omissione. Se parlare è un rischio, rappresenta molto di più una testimonianza. La Chiesa esiste come segno e sacramento della giustizia di Dio nel mondo. “Non vogliamo che ignoriate, fratelli, la tribolazione che ci ha raggiunto. Siamo stati maltrattati oltre misura, al di là delle nostre forze, al punto di aver perso la speranza di uscirne vivi. Abbiamo sentito dentro di noi la sentenza di morte, per imparare a non riporre fiducia in noi stessi, ma nel Dio che risuscita i morti” (2Cor 1, 8-9). Faccio questa denuncia e questo appello per impedire domani la triste notizia di un altro morto per tortura. (Frei Tito de Alencar, Relatorio de torturas, in Batismo de sangue).

Ricevete l’abbraccio dei vostri fratelli e sorelle della Comunità del bairro.

Giorno per giorno – 10 Agosto 2019ultima modifica: 2019-08-10T22:21:00+02:00da fraternidade
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