Giorno per giorno – 09 Agosto 2019

Carissimi,
“Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà” (Mt 16, 24-25). Il destino che Gesù aveva previsto per sé, valeva ovviamente per quanti decidono di mettersi alla sua sequela. Nell’incarnare la verità di Dio, egli ci mostra anche la vocazione più vera dell’uomo, creato a sua immagine. E se Dio, in Gesù, nientifica se stesso (cf Fil 2), per salvare l’uomo, salvarlo già qui ed ora, a partire dalla dignità riconosciuta alla sua vita, accettando per questo la persecuzione del Sistema-mondo, nelle sue diverse espressioni, fino alla morte e alla morte di croce, così il discepolo, cittadino del mondo nuovo, a misura dei figli di Dio, deve essere disposto a perdersi, per affermare il vangelo della vita per tutti, divenendo così partecipe a tutti gli effetti della vita divina. Paradosso cristiano, che lungo i secoli, i cristiani hanno cercato in vario modo di travisare, mascherare, censurare, perché si poneva come ostacolo insormontabile alla volontà di concepirsi e affermarsi invece nella forma vincente del potere. Cedendo alla suggestione del Serpente, che illude da sempre l’uomo circa il significato di Dio e della vita. Il vangelo di oggi, una volta di più, vuole aprirci gli occhi, l’udito e il cuore su cosa esiga il nostro seguire Gesù, fuori da ogni facile accomodamento o ipocrisia.

Oggi il calendario ci porta le memorie di Edith Stein, martire, assieme al suo popolo, dell’idolatria nazista; Frantz Jägerstätter, profeta e martire della non-violenza; e Betinho, testimone di giustizia e solidarietà.

Edith Stein nacque a Breslavia (allora in Germania, oggi in Polonia), il 12 ottobre 1891, nella festa ebraica di Yom Kippur, ultima degli undici figli di Siegfried e Auguste Courant, coniugi ebrei di fede profonda e grande rigore morale. Allieva brillante, discepola e poi collaboratrice del filosofo Husserl, si fece presto conoscere negli ambienti accademici. Il 1o gennaio 1922 fu battezzata nella chiesa cattolica, assumendo come nome di battesimo quello di Teresa. Continuò tuttavia a frequentare regolarmente con la madre la sinagoga, pregando i salmi della liturgia. Il 14 ottobre 1933, lo stesso anno in cui Hitler salì al potere, all’età di quarantadue anni, entrò nel convento carmelitano di Colonia, dove prese il nome di Teresa Benedetta della Croce. Nell’agosto del 1942, con sua sorella Rosa fu arrestata dalle SS naziste e portata con moltissime altre donne al campo di sterminio di Auschwitz. Come milioni di altri fratelli ebrei, Edith, fu uccisa in una camera a gas e cremata il giorno 26 del mese di Av de 5702 (9 agosto 1942).

Franz Jägerstätter nacque il 20 maggio 1907 nella cittadina di St. Radegund (Austria). In tempi di conformismo e di apatia politica, non esitò ad esprimere pubblicamente la sua opposizione al regime nazista. Sposato a Franziska Schwaniger e padre di tre figlie, quando fu chiamato a servire nell’esercito, Frantz chiese consiglio ad almeno tre sacerdoti e ad un vescovo, che cercarono di tranquillizzare la sua coscienza, assicurandogli che il servizio militare era del tutto compatibile con la fede cristiana. Jägerstätter non si lasciò convincere. Incarcerato, fu processato da una corte militare e decapitato il 9 agosto 1943. Lasciò scritto nel testamento: “Scrivo con le mani legate, ma preferisco questa condizione al sapere incatenata la mia volontà. Non sono il carcere, le catene e nemmeno una condanna che possono far perdere la fede a qualcuno o privarlo della libertà […]. Perché Dio avrebbe dato a ciascuno di noi la ragione ed il libero arbitrio se bastava soltanto ubbidire ciecamente? O, ancora, se ciò che dicono alcuni è vero, e cioè che non tocca a Pietro e Paolo affermare se questa guerra scatenata dalla Germania è giusta o ingiusta, che importa saper distinguere tra il bene ed il male? ”.

Betinho (Herbert de Souza) nacque il 3 novembre 1935, a Bocaiuva, in Minas Gerais (Brasile), terzo di otto fratelli. Ancora giovane, fece parte della dirigenza nazionale dei giovani cattolici che rappresentavano le aspirazioni di trasformazione sociale, rinsaldate in seguito dal Concilio Vaticano II. Sociologo, dopo il golpe del 1964, partecipò alla resistenza contro la dittatura militare. Il che gli costò l’esilio. Tornato in Brasile nel 1979, entrò di peso nelle lotte sociali e politiche. Pubblicò libri, articoli, saggi, sempre con la stessa preoccupazione di criticare le strutture che rendono la vita difficile e ingiusta per milioni di persone. Emofiliaco dalla nascita, contrasse il virus dell’Aids attraverso una trasfusione di sangue. La sua presenza nei mass-media si trasformò in simbolo delle vittime di questa malattia e della lotta per la salute della popolazione. Morì a Rio de Janeiro il 9 agosto 1997, a 61 anni di età.

I testi che la liturgia del giorno propone alla nostra riflessione sono tratti da:
Libro del Deuteronomio, cap.4, 32-40; Salmo 77; Vangelo di Matteo, cap.16, 24-28.

La preghiera del venerdì è in comunione con i fedeli dell’Umma islamica, che confessano l’unicità del Dio clemente e misericordioso.

Dal 1995, su iniziativa dell’ONU, si celebra oggi la Giornata internazionale dei popoli indigeni del mondo, 5.000 etnie che comprendono 300 milioni di abitanti – gli Adivasi in India, gli Indiani delle Americhe, i Tuareg negli stati sahariani, i Pigmei delle foreste tropicali centrafricane, i Penan in Malesia, le popolazioni di montagna in Bangladesh e Birmania, gli Ainu in Giappone, i Maori in Nuova Zelanda, gli Aborigeni in Australia, gli Inuit (Eschimesi) nelle regioni artiche o i Sami (Lapponi) in Scandinavia e nella penisola russa di Kola -, sempre più marginalizzate e a rischio di sopravvivenza. Disinformazione, silenzio e indifferenza sono sempre colpevoli.

Bene, è tutto, per stasera. Noi ci si congeda qui, offrendovi in lettura, un brano di Edith Stein, tratto dal suo “Il mistero del Natale. Incarnazione e umanità” (Queriniana). Che è, per oggi, il nostro

PENSIERO DEL GIORNO
Essere figlio di Dio significa camminare dando la mano a Dio, fare la volontà di Dio e non la propria, riportare nelle sue mani ogni preoccupazione e speranza, non affannarsi più per sé e per il proprio futuro. Questa è la base della libertà e della gioia del figlio di Dio. Quanti pochi anche di coloro che hanno fatto eroicamente l’offerta di sé stessi le posseggono! Essi camminano sempre chini sotto il grave peso delle loro preoccupazioni e dei loro doveri. Tutti conoscono la parabola degli uccelli del cielo e dei gigli del campo. Ma quando incontrano una persona che non possiede alcun bene, non ha alcuna pensione e alcuna assicurazione e tuttavia va incontro serena al suo futuro, scuotono il capo come se si trovassero di fronte a un tipo strano. Certo, chi si aspetta che il Padre celeste provvederà sempre al benessere e alle entrate che gli ritiene auspicabili, potrebbe sbagliarsi gravemente. La fiducia in Dio rimane incrollabile solo se essa include la disponibilità ad accogliere qualunque cosa dalla sua mano. Dio solo infatti sa quel che è bene per noi. E se un giorno per noi dovessero esser meglio la miseria e la privazione, anziché un reddito sicuro, oppure l’insuccesso e l’umiliazione al posto dell’onore e del prestigio, dovremmo tenerci pronti anche a questo. Se lo facciamo, allora possiamo vivere il presente senza lasciarci turbare dal futuro. (Edith Stein, Il mistero del Natale. Incarnazione e umanità).

Ricevete l’abbraccio dei vostri fratelli e sorelle della Comunità del bairro.

Giorno per giorno – 09 Agosto 2019ultima modifica: 2019-08-09T22:19:38+02:00da fraternidade
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