Giorno per giorno – 12 Giugno 2019

Carissimi,
“Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento. In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto” (Mt 5, 17-18). La “Legge e i Profeti (assieme agli Scritti)” è come gli ebrei chiamano ancora oggi la Bibbia (TaNaKh, acronimo di Torah, Nevi’im, Ketuvim), dove la traduzione corretta di Torah, più che “Legge”, è “Insegnamento”. L’insegnamento contenuto nei libri che vanno sotto il titolo di Pentateuco (la Torah scritta), ma anche in quella che per gli ebrei è la Torah orale, che raccoglie le interpretazioni tramandate dai Maestri, codificata poi nel Talmud. Gesù quindi afferma che non è venuto ad abolire gli insegnamenti trasmessi dalla Bibbia (quella che lui, in quanto ebreo, conosceva e studiava e che noi chiamiamo Antico Testamento), ma per dare loro compimento. Ora, noi possiamo intendere adeguatamente il compimento solo se ne conosciamo i preliminari. Questo il motivo per cui la Chiesa rifiutò la dottrina marcionita, che negava validità all’Antico Testamento e al Dio che agiva e legiferava in esso. Quanto ai precetti che Gesù menziona subito dopo (v.19), per richiamare la necessità della loro osservanza, è evidente che si riferisce a quanto è venuto e verrà enunciando nel Sermone della montagna e non alla precettistica tramandata dalla Torah (si pensi a tutte le prescrizioni relative ai cibi, ai riti, alle condanne, compresa la pena di morte), che resta patrimonio della religione ebraica e che nel Vangelo viene, non abolita, ma superata per eccesso.

Il nostro calendario ecumenico porta oggi le memorie di Medgar Wiley Evers, martire della lotta nonviolenta degli afroamericani, e di Enmegahbowh, primo prete e missionario indiano d’America.

Medgar Wiley Evers era nato il 2 luglio 1925, a Decatur, nel Mississippi, figlio di James and Jessie. Aveva frequentato scuola fino a quando, diciottenne, era stato chiamato sotto le armi e spedito in guerra. Al ritorno dal fronte, si era iscritto alla Facoltà di economia e commercio dell’Università statale di Alcorn e, lì, oltre a studiare, come ogni bravo ragazzo, cantava nel coro, giocava a calcio, gareggiava in atletica leggera, redigeva il giornaletto dell’Università. Dopo la laurea, sposò Myrlie Beasley e insieme furono ad abitare a Mound Bayou, dove cominciò la sua lotta per i Dirittti Civili, organizzando il boicottaggio dei distributori di benzia che non permettevano l’uso delle toilette ai neri e creando sezioni locali del NAACP (Associazione nazionale per il progresso della popolazione di colore). Per mantenere la famiglia, lavorò qualche anno come agente assicurativo, fino al 1954, quando la Corte suprema dichiarò incostituzionale la segregazione razziale nelle scuole. Chiese allora l’ammissione alla Facoltà di Legge del Mississippi, ma gli fu negata. Questo però richiamò su di lui l’interesse della direzione nazionale del NAACP, che gli propose una collaborazione a tempo pieno. Trasferitosi con la moglie a Jackson, cominciò a investigare gli episodi di violenza contro i neri e si impegnò per fare ammettere all’università James Meredith, che sarebbe diventato di lì a poco il primo afroamericano a varcare i cancelli di un’università del Mississippi. Tutto bene, ma crebbe l’odio nei confronti di Evers. Il quale, la notte del 12 giugno 1963, rientrando a casa, fu ucciso da un proiettile assassino. Il killer, un sostenitore della supremazia dei bianchi, tale Byron De La Beckwith, processato due volte negli anni sessanta, riuscì in entrambi i casi a farla franca. Solo nel 1994, sottoposto nuovamente a processo, sarebbe stato riconosciuto colpevole e condannato all’ergastolo. Medgar Evers, lui, aveva scritto, qualche anno prima di essere ucciso: “Può sembrare strano, ma io amo il Sud. Io non potrei scegliere di vivere altrove. Qui c’è terra, dove un uomo può allevare il suo bestiame, ed io comincerò a farlo un giorno o l’altro. Ci sono laghi dove puoi lanciare l’amo e pescare la tua trota. Qui c’è spazio dove i miei bambini possono giocare e crescere e diventare buoni cittadini. Sempre che l’uomo bianco glielo consenta”.

Enmegahbowh fu il primo nativo americano ad essere ordinato prete nella Chiesa Episcopale degli Stati Uniti. Era nato nel 1807 da una famiglia dell’etnia Odawa (o Ottawa, da cui traggono il nome alcune città degli Usa e la capitale del Canada), stanziata nelle regioni dell’Ontario, Oklahoma e Michigan. Il suo nome significa “Colui che prega [per il suo popolo] stando in piedi”. Sposato a una donna degli indiani Ojibwa, entrò a far parte di questa tribù. Fu nel 1851, quando era già più che quarantenne, che Enmegahbowh passò dal Midewiwin, la religione sciamanica dei suoi antenati, al cristianesimo, facendosi battezzare da James Lloyd Breck, un missionario venerato come santo dalla Chiesa episcopale. Divenuto diacono, fu mandato, nel 1858, a Crow Wing, nel Minnesota, per aiutare nella fondazione di una nuova missione, di cui assunse la responsabilità, nel 1861. Fu ordinato prete nel 1867. In anni assai difficili, segnati dalle continue prepotenze dei bianchi, e dal comprensibile desiderio di vendetta degli indiani, Enmegahbowh fece di tutto per tutelare i diritti della sua gente e salvaguardare la pace, affrontando ogni rischio e pericolo pur di affermare il messaggio di vita di Gesù. Morì nella riserva indiana della Terra Bianca, nel nord Minnesota, il 12 giugno 1902, all’età di 95 anni. Il calendario episcopale dei santi ne fa memoria in questo giorno.

I testi che la liturgia odierna propone alla nostra riflessione sono tratti da:
2ª Lettera ai Corinzi, cap.3, 4-11; Salmo 99; Vangelo di Matteo, cap. 5, 17-19.

La preghiera del mercoledì è in comunione con tutti gli operatori di pace, quale ne sia la fede, l’ideale, la filosofia di vita che li guida.

È tutto, per stasera. Noi ci si congeda qui, con un brano di Martin Luther King, tratto da “Il sogno della non violenza” (Feltrinelli). In omaggio alla nostra memoria di oggi. Ed è, per oggi, il nostro

PENSIERO DEL GIORNO
Chiunque può essere grande. Perché tutti possono servire. Non è necessario avere una laurea per servire. Non è necessario non fare errori di grammatica per servire. Non è necessario conoscere Platone e Aristotele per servire. Non è necessario conoscere la teoria della relatività di Einstein per servire. Non è necessario conoscere il secondo principio della termodinamica per servire. Basta un cuore colmo di grazia. Un’anima generata dall’amore. (Martin Luther King Jr, Il sogno della non violenza).

Ricevete l’abbraccio dei vostri fratelli e sorelle della Comunità del bairro.

Giorno per giorno – 12 Giugno 2019ultima modifica: 2019-06-12T22:10:38+02:00da fraternidade
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