Giorno per giorno – 04 Giugno 2019

Carissimi,
“Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che mi hai dato, perché sono tuoi. Tutte le cose mie sono tue e tutte le cose tue sono mie, e io sono glorificato in loro” (Gv 17, 9-10). Stamattina, ricordavamo come, in Giovanni, “mondo” abbia due diversi significati, il mondo inteso come creazione e l’umanità che l’abita, oggetto dell’amore del Padre – “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito” e, di più: “ Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui” (Gv 3, 16-17) – e poi il mondo, per il quale, come abbiamo ascoltato oggi, egli non prega, il Sistema del dominio, antitetico al Regno, radicalmente contrario al significato e, perciò, all’essere e agire di Dio (servizio, cura, dono di sé), e destinato, al di là di ogni apparenza, ad essere sconfitto. Se Gesù sente il bisogno di pregare per i discepoli (e quindi anche per noi) è perché conosce la loro fragilità, sa che possono soccombere allo spirito del mondo, cedere all’antica suggestione del serpente di pensarsi e agire (o appoggiare quanti agiscono) nella forma del potere, tradendo così la loro natura di figli. Che Gesù, come egli chiede nella sua preghiera, possa, invece, essere glorificato in noi, con un’intenzione e in un’azione, che mirano, certo, con fatica, ripiegamenti, sconfitte, e nuove riprese, a testimoniare quell’umanità di fratelli e sorelle, di cui la chiesa è solo profezia, anticipazione, laboratorio tra altri, sacramento.

Oggi, il calendario ci porta la memoria di José María Gran Cirera, missionario, e di Domingo Batz, laico, martiri in Guatemala, e di Antonio Zawistowski, prete diocesano, e Stanislao Starowieyski, laico, martiri sotto il totalitarismo nazista.

José María Gran Cirera, missionario di 35 anni, nato a Barcellona (Spagna), era parroco a Chajul (Guatemala), ed era fortemente impegnato nell’assistenza e nella difesa degli indios della regione. Il 4 giugno 1980, si recava, assieme a Domingo Batz, a celebrare messa a Xeixojbitz, un villaggio del circondario. Lungo un sentiero boscoso e solitario incontrarono una pattuglia di soldati che uccisero il primo con sette colpi di pistola, e il secondo con due, lasciando sul terreno un gran numero di volantini firmati dalla guerriglia, per fingere uno scontro a fuoco che non ebbe mai luogo. Sono solo due tra i numerosi missionari e i moltissimi laici assassinati durante gli anni della dittatura che tra il 1960 e il 1996 è costato qualcosa come 200 mila vittime e un milione di profughi.

Di Antonio Zawistowski, prete diocesano, e di Stanislao Starowieyski, laico, entrambi polacchi, sappiamo solo che, “sopportando atroci tormenti”, morirono in questa data, il primo nel 1942, il secondo nel 1940, nel lager nazista di Dachau. Furono beatificati da Giovanni Paolo II a Varsavia (Polonia) il 13 giugno 1999, con altri 106 martiri polacchi, tutti vittime del totalitarismo nazista, uccisi in tempi, modi e località diverse. In totale si trattò di 3 vescovi, 52 preti diocesani, 3 seminaristi, 33 religiosi, 8 religiose, 9 laici.

I testi che la liturgia odierna odierna propone alla nostra riflessione sono tratti da:
Atti degli Apostoli, cap.20, 17-27; Salmo 68; Vangelo di Giovanni, cap.17, 1-11a.

La preghiera del martedì è in comunione con le religioni tradizionali del Continente africano.

Il 19 agosto 1982, l’Assemblea Generale dell’ONU decideva che il 4 di giugno di ogni anno si celebrasse la Giornata internazionale per i bambini innocenti vittime delle aggressioni e delle guerre, con l’intento di sensibilizzare la coscienza civile sugli orrori che si abbattono sulla parte più indifesa dell’umanità. Vale la pena che anche noi si si faccia un pensiero, per scuoterci da ogni colpevole torpore e assumere le iniziative del caso.
Stasera, l’avvistamento della prima sottilissima falce della luna nuova ha segnalato che, terminato il mese di Ramadan, siamo entrati nel mese di Shewal (1440 del calendario egiriano, così chiamato perché data a partire dall’Egira, l’emigrazione di Mohammed dalla Mecca a Medina). È, dunque, per i nostri amici musulmani la festa Id al–Fitr, cioè, la Festa della Rottura [del digiuno], chiamata anche Id al-Saghir, la Festa Piccola. Durerà tre giorni, dedicati al ringraziamento, al perdono, alle benedizioni, alla misericordia e alla pace. Eid Mubarak!
Compie oggi 71 anni, Jim Wallis, pastore e teologo statunitense, fondatore della rivista Sojourners, tra i più attivi, nel suo Paese, nella lotta a sostegno della giustizia sociale, dei diritti civili e contro il militarismo. Scegliamo così di congedarci, offrendovi in lettura una sua citazione, tratta dal libro “America’s Original Sin: Racism, White Privilege, and the Bridge to a New America” (eBook Kindle). Ed è questo, per oggi, il nostro

PENSIERO DEL GIORNO
Non permettete che nessuno vi dia l’impressione che il problema dell’ingiustizia razziale si risolverà da solo. Non lasciatevi convincere che solo il tempo risolverà il problema. Questo è un mito, ed è un mito perché il tempo è neutrale. Può essere usato in modo costruttivo o distruttivo. E sono assolutamente convinto che le persone di cattiva volontà nella nostra nazione – gli estremisti di destra, le forze impegnate a fini negativi – hanno usato il tempo molto più efficacemente delle persone di buona volontà. Potrebbe benissimo essere che ci dovremo pentire in questa generazione, non solo per le opere al vetriolo e le azioni violente delle persone cattive che bombardano una chiesa a Birmingham, in Alabama, o ammazzano un attivista per i diritti civili a Selma, ma per il vergognoso silenzio e l’indifferenza delle brave persone che se ne stanno con le mani in mano e dicono: “Pazienta”. Da qualche parte dovremo arrivare a vedere che il progresso umano non procede mai sulle ruote dell’inevitabilità. Viene attraverso gli sforzi instancabili e il lavoro persistente di persone generosamente impegnate. Senza questo duro lavoro, il tempo diventa un alleato delle forze primitive della stagnazione sociale. Quindi dobbiamo aiutare il tempo e renderci conto che è sempre il momento giusto per fare bene. (Jim Wallis, America’s Original Sin: Racism, White Privilege, and the Bridge to a New America).

Ricevete l’abbraccio dei vostri fratelli e sorelle della Comunità del bairro.

Giorno per giorno – 04 Giugno 2019ultima modifica: 2019-06-04T22:15:39+02:00da fraternidade
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