Giorno per giorno – 31 Maggio 2019

Carissimi,
“Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e Santo è il suo nome: Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi (Lc 1, 49. 51-53). Stamattina, ci chiedevamo come sia mai potuto accadere alle Chiese di dimenticare così facilmente, lungo i secoli, in molte situazioni, la profezia di Maria, ben radicata del resto nella coscienza credente della Prima Alleanza (cf 1Sam 2, 1 ss), che prelude, spiegandone il senso, l’apparire di Gesù. Certo, non ovunque e non sempre, dato che in molti casi, e le comunità del nostro Continente ne sono state, soprattutto nel secolo passato, la prova testimoniata dal sangue versato, hanno saputo essere cassa di risonanza di quell’annuncio che chiama i fedeli a porsi coraggiosamente controcorrente rispetto alla logica del Sistema del dominio. Nell’opzione che, per fede, confessiamo essere la stessa scelta di Dio, a lato degli ultimi, variamente schiavizzati. Assieme a tutti gli uomini di buona volontà che, credenti e non credenti, danno corpo al progetto, che i credenti riconoscono essere di Dio, nella storia, quello di un’umanità di fratelli, che possano godere tutti di vita e di vita abbondante. Questo, consapevolmente o meno, hanno voluto dire i quasi due milioni di persone che sono scesi ieri sera, per la seconda volta in quindici giorni, in oltre centocinquanta città del nostro Paese, per reclamare contro i drastici tagli all’istruzione decisi dal nostro [s]governo. E non sarà l’ultima volta.

La Chiesa celebra oggi la Festa di Maria, messaggera solidale e sovversiva dell’Evangelo del Regno.

È la festa dei poveri che cantano il manifesto-profezia della giovane ebrea, madre di Gesù: “L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e Santo è il suo nome: Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote” (Lc 1, 46-53). Ogni volta che questo accade, che si sappia o no, che sia menzionato o no, possiamo giurarci (e non sembri irrispettoso): c’è il Suo zampino. Sul piano storico, una memoria della Visitazione ricorreva, fin dal VI secolo, nella Chiesa latina, la terza domenica di Avvento. I frati minori presero a celebrarla come festa nel 1263, per disposizione di san Bonaventura, allora Ministro generale dell’Ordine. Papa Urbano VI, nel 1389, la estese a tutta la Chiesa d’occidente, fissandone la celebrazione il 2 luglio, in modo da farla coincidere con l’ottava della nascita del Battista e la fine dei tre mesi del soggiorno di Maria presso la cugina (cf Lc 1, 56). La festività fu poi confermata dal sinodo di Basilea, nella sessione del 10 luglio 1441. Nel 1969, con la riforma del calendario cattolico, Paolo VI ne spostò la celebrazione al 31 maggio, tra la solennità dell’Annunciazione e la nascita del Battista. Anglicani, luterani e veterocattolici continuano a celebrarla il 2 luglio. Alcune Chiese ortodosse la celebrano invece, dal sec. XIX, il 30 marzo del calendario giuliano (12 aprile di quello gregoriano), sempre che non coincida con la Settimana Santa, nel qual caso è spostata al primo venerdì dopo Pasqua.

I testi che la liturgia della festività odierna propone alla nostra riflessione sono tratti da:
Lettera ai Romani, cap.12, 9-16b; Salmo (Isaia, 12, 2-6); Vangelo di Luca, cap.1, 39-56.

La preghiera del Venerdì è in comunione con i fedeli della Umma islamica, che confessano l’unicità del Dio clemente e ricco in misericordia.

Oggi, il nostro profeta e vescovo emerito Dom Pedro Casaldaliga, della Prelazia di São Félix do Araguaia, celebra i sessantasette anni della sua ordinazione sacerdotale. Scegliamo, così, di congedarci, offrendovi in lettura il brano di un suo scritto, apparso con il titolo “Opción por los pobres y espiritualidad” nella collettanea, a cura di José M. Vigil, “La opcion por los pobres” (Editorial Sal Terrae). Che è, così, per oggi, il nostro

PENSIERO DEL GIORNO
Possiamo optare per poveri con tutto lo spirito critico necessario, con tutta la lucidità della fede, ma mai “a distanza”. Opta per i poveri solo chi si avvicina a loro e cammina con loro. Ciò richiederà, necessariamente, una grande capacità di portare la croce, la croce della privazione, della povertà, della rinuncia, del rischio, del silenzio a volte, del conflitto. E allo stesso tempo comporterà una grande capacità di resistenza, di speranza, nel pieno senso della parola, quella speranza di cui parla Paolo. Se non si vuole cadere nella disperazione, nella pura indignazione senza significato, senza uscita, nella bestemmia, per così dire, bisogna portare dentro di sé una grande forza di speranza. Penso che quanto più si vive vicino alla miseria, alla sofferenza, alla morte, più la speranza deve essere un’espressione quotidiana quasi spontanea delle nostre vite. Lì i profeti ci insegnano sia l’annuncio del Dio vivo e vero e dei suoi piani e progetti, che la denuncia degli idoli, dei controprogetti che contraddicono il progetto di Dio, e insieme l’atteggiamento di consolazione: “Consola il mio popolo” (Is 40, 1). È evidente che questa spiritualità richiederà una grande dose di preghiera, di contemplazione. Solo camminando sempre molto spogli, molto apertamente, con il Dio vivente, il Dio e Padre di Gesù, il consolatore dei poveri, il “Pater pauperum”, il Padre dei poveri… potremo vivere la spiritualità dell’opzione dei poveri con equanimità, dando la testimonianza che deve essere data, in modo costruttivo. (Dom Pedro Casaldáliga, Opción por los pobres y espiritualidad).

Ricevete l’abbraccio dei vostri fratelli e sorelle della Comunità del bairro.

Giorno per giorno – 31 Maggio 2019ultima modifica: 2019-05-31T22:23:40+02:00da fraternidade
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