Giorno per giorno – 17 Dicembre 2018

Carissimi,
“Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo. Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esròm, Esròm generò Aram” (Mt 1, 1-3). Della maggior parte dei personaggi che compongono la genealogia di Gesù non sappiamo nulla, come di gran parte dei nostri antenati, di cui, almeno qui, è difficile risalire anche solo al di là di nonni e bisnonni, sempre che non ci siano state storie di sucessive separazioni e nuove unioni, il che, con le famiglie mosaico che ne derivano, complica anche di più le cose. Però, nel caso di Gesù, sappiamo che, tra gli antenati, di cui si sa qualcosa, ce ne fu di buoni e meno buoni, e pure le donne che sono stranamente menzionate, ebbero tutte esistenze problematiche. Segno che il buon Dio non si preoccupò di cercare per suo figlio, inviato all’umanità, ascendenti illibati, dai comportamenti onesti e dalla fedina penale pulita. Proprio come può capitare e capita a una qualunque delle nostre famiglie. Che si possono sentire, così, ben rappresentate nelle vicende della Bibbia e nella storia della salveza che vi è narrata. L’importante, dunque, quale che sia stata la storia della nostra famiglia e quella nostra personale, è che al momento giusto, si sia capaci di generare anche noi, nella nostra vita, il “Dio-che-salva”, cioè Gesù. Certo, con tutte le fatiche, i ritardi, le cadute, i limiti che questo, da parte nostra, comporta. Utili, però, tutti, ma proprio tutti, a fornire il nostro apporto a quella storia sacra che lo Spirito non ha mai cessato di scrivere, servendosi di ogni materiale, anche il più umile e apparentemente spregevole.

Oggi il nostro calendario ecumenico ci porta la memoria di Jalâl âlDin Rûmi, mistico islamico.

Jalâl âlDin Rûmi nacque il 6 Rabî I dell’anno egiriano 604 (corrispondente al 30 settembre 1207), a Bakl (che all’epoca apparteneva alla Persia, ma oggi è in territorio afgano), nella famiglia di Mu’mina Khâtûn e di Bahâ âlDîn Wâlad, mistico famoso, conosciuto come il “Sultano dei Saggi”. Per sfuggire alle invasioni dei mongoli di Gengis Khan, il padre con tutta la famiglia abbandonò il paese e, accettando l’invito del sultano di Konya (nell’attuale Turchia), si stabilì in quella città, dispensando lì il suo insegnamento religioso. Alla sua morte, nel 1231, il suo incarico nella scuola teologica fu assunto dal figlio Rûmi. Già influenzato dal sufismo, Jalal, nel 1244, incontrò un personaggio tanto affascinante quanto misterioso, Shams-i Tabriz (il Sole di Tabriz), che divenne sua guida spirituale. Questo evento mutò radicalmente la vita di Rûmi, che decise di abbandonare l’insegnamento e si dedicò interamente ad approfondire il pensiero del maestro, consacrando la sua vita alla poesia, alla musica e alla danza estatica. Per cantare bellezza, ebbrezza e dolcezza dell’amore di Dio. Rûmi morì a Konya, il 17 dicembre 1273 (il 5 Jumada dell’anno egiriano 672), dopo aver fondato una confraternita di “dervisci rotanti”, la Maulawiyya, e lasciando numerosi poemi mistici, i più famosi dei quali sono il Dīvān-e Šhams-e Tabrīzī (Il Canzoniere di Shams-i Tabrīz”), di circa 40 mila versi, e il Mathnavī-yi Mànavi (“Distici Spirituali”), che fu definito un Corano in lingua persiana e consta di oltre 26.000 distici, raccolti in sei volumi.

I testi che la liturgia odierna propone alla nostra riflessione sono tratti da:
Libro di Genesi, cap. 49,2.8-10; Salmo 72; Vangelo di Matteo, cap. 1,1-17.

La preghiera di questo lunedì è in comunione con le grandi tradizioni religiose dell’India: Shivaismo, Vishnuismo, Shaktismo.

Auguri, accompagnati dalla preghiera, anche da parte nostra a Papa Francisco: “Ad multos, multos, ma proprio, multos annos!”.

È tutto, per stasera. Noi ci si congeda qui, offrendovi in lettura un brano di Jalâl âlDin Rûmi, tratto dal suo Mathnawi (Bompiani), che è, così, per oggi, il nostro

PENSIERO DEL GIORNO
Sono innamorato di quell’Uno cui appartiene ogni istante. Egli dà la vita alla ragione e all’anima. Non me ne vanto o, se me ne vanto, al pari dell’acqua non ho paura di spegnere il fuoco. Come potrei rubare se il custode del tesoro è Lui? Come potrei mostrarGli un viso duro? Egli è il mio appoggio! / Chiunque è riscaldato dal Sole diventa audace: non ha né paura né vergogna. / Il suo volto è come il volto del Sole ineguagliabile, che brucia i nemici e strappa i veli. / In questo mondo ogni profeta fu valoroso e da solo si batté contro l’esercito dei re, / non distolse il volto per timore o sofferenza; uno e da solo attaccò tutto il mondo. / La roccia è dura e compatta; non teme il mondo che è pienodi pezzi di coccio; / poiché i pezzi di coccio sono stati resi solidi dai fabbricanti di mattoni, mentre la roccia fu resa solida dall’Arte Divina. / Anche i montoni sono innumerevoli, perché mai il macellaio dovrebbe aver timore del loro grande numero? / Ciascuno di voi è un pastore”. Il profeta è simile a un pastore: gli uomini sono il grebgge ed egli veglia su di loro. / Il pastore, argomentando con il gregge, non ne ha paura, ma lo protegge dal caldo e dal freddo. / Se grida corrucciato contro il gregge , sappi che è per l’amore che nutre per esso. / La mia nuova Felicità sussurra ad ogni istante al mio orecchio: “Ti affliggerò, ma non esserne aflitto. / Ti renderò afflitto e piangente per poterti nascondere agli occhi dei malvagi. / Ti renderò amareggiato per i dispiaceri, affinché la mala sorte sia allontanata dal tuo volto. / Tu non sei uno che Mi insegue e Mi cerca; in verità tu sei lo schiavo prosternato davanti alla Mia Provvvidenza. / Tu cerchi artifici per giungere sino a Me, ma sei impotente, sia abbandonandoMi sia cercandoMi. / Il tuo cuore cerca un mezzo per raggiungerMi, e Io ieri sera ascoltavo i tui sospiri. / Io posso, anche senza questa attesa, darti acesso e mostrarti la via del pasaggio, / affinché tu sia liberato da questo turbine del tempo , e possa posare il piede sul tesoro dell’unione con Me; / ma la dolcezza e le delizie d’un luogo di riposo sono in proporzione alle fatiche del viaggio”. (Jalâl âlDîn Rûmî, Mathnawî, III, 4130-4160).

Ricevete l’abbraccio di vostri fratelli e sorelle della Comunità del bairro.

Giorno per giorno – 17 Dicembre 2018ultima modifica: 2018-12-17T22:55:36+01:00da fraternidade
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