Giorno per giorno – 06 Dicembre 2018

Carissimi,
“Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli” (Mt 7, 21). Stamattina, ci dicevamo che per sapere se noi ci limitiamo a invocare il nome del Signore o a proclamare Gesù come Signore delle nostre vite, o se invece ci preoccupiamo davvero di fare quella volontà del Padre che dà contenuto alla nostra affermazione, bisogna in primo luogo conoscerla questa volontà. E, per cominciare, dato che con queste parole di Gesù si chiude il sermone della montagna (Mt 5-7), ci potremmo interrogare su quanto noi si conosca, per poi realmente praticarlo, di questo discorso, così decisivo per acquisire la cittadinanza del regno di Dio (sulla terra). Discorso che, lungi dall’essere un elenco di norme religiose, si propone come la logica nuova, che dice la verità di Dio e nostra, quale ci è stata dispiegata nella storia di Gesù, e che Lui rende possibile in noi, se ci disponiamo ad accoglierla. Verità che si riassume nel vivere il nostro essere tutti figli nel Figlio, a immagine del Padre di misericordia. Questo è il Regno. In questo consiste il suo avvento.

Oggi il nostro calendario ci porta le memorie di Nicola di Mira, pastore; di Grigol Peradze, presbitero e martire della dittatura naziasta ad Auschwitz; e di Raoul Follereau, amico dei lebbrosi.

Nicola nacque probabilmente, intorno al 270, a Pàtara di Licia, in Asia Minore (attuale Turchia). Eletto vescovo di Mira, nella stessa Licia, partecipò nel 325 al Concilio di Nicea. Morì il 6 dicembre dell’anno 343 e fu sepolto fuori le mura della città. Il suo culto, anche per la fama di protettore dei poveri e di taumaturgo che l’aveva accompagnato in vita, si diffuse ben presto in tutta l’Asia Minore e la sua tomba divenne centro di pellegrinaggi. Il 9 maggio 1087, le spoglie del santo, sottratte alla città di Mira con un’incursione di marinai baresi, vennero trasportate a Bari, che lo volle da allora come suo patrono.

Grigol Peradze era nato il 13 settembre 1899, nel villaggio di Bakurtsikhe, nella Georgia orientale, figlio del prete Romanoz Peradze. Dopo gli studi in seminario, il giovane si iscrisse alla Facoltà di filosofia di Tbilisi, ma l’invasione della Georgia da parte della Russia Sovietica, il 25 febbraio 1921, lo convinse a continuare gli studi in Germania, all’università di Bonn, dove si laureò nel 1926. Nel 1931 Grigol fu ordinato presbitero nella Cattedrale ortodossa di Londra; subito dopo fondò, a Parigi, la chiesa di Santa Nino e cominciò a pubblicare la rivista scientifica “Jvari Vazisa”, dedicandosi nel contempo alla ricerca e all’insegnamento in diversi Paesi. Notevole fu il suo contributo alla conoscenza dei Padri della chiesa georgiani, nonché il suo impegno in campo ecumenico. Peradze era ordinario della cattedra di Patrologia all’università di Varsavia, quando la Polonia, nel 1939, fu invasa dalle truppe tedesche. La solidarietà nei confronti degli ebrei perseguitati e l’attività febbrile per porne in salvo il maggior numero possibile portarono al suo arresto, da parte della Gestapo, il 4 maggio 1942. Inviato nel campo di sterminio di Auschwitz, il 6 dicembre dello stesso anno, si offrì di entrare nella camera a gas, al posto di un ebreo, padre di una numerosa famiglia, al quale permise così di avere salva la vita. Grigol Peradze è stato canonizzato dalla Chiesa ortodossa georgiana nel 1995

Nato il 17 agosto 1903 a Nevers, in Francia, da una famiglia di industriali, Raoul Follereau incontrò nel 1918 Madeleine Boudou, che divenne la compagna di tutta la vita. Dopo aver studiato Diritto e Filosofia, nel 1935, compiendo un viaggio in Africa, come giornalista, sulle orme di padre De Foucauld, visitò un villaggio di lebbrosi, ad Adfzopé, in Costa d’Avorio. Questo incontro gli cambiò la vita. Nel 1946 promosse il Natale del Padre de Foucauld e fondò L’Ordine della Carità, che in seguito diverrà la Fondazione Raoul Follereau. Nel 1953 con il denaro raccolto nel corso delle sue conferenze venne inaugurata ad Adzopé la città dei lebbrosi, per offrire ai malati la possibilità di uscire finalmente da un’emarginazione secolare. Da allora, Follereau girerà il mondo per raccogliere fondi al fine di combattere il flagello della lebbra, ma anche per denunciare le altre ‘lebbre’ che ne sono all’origine: l’ingiustizia, l’ipocrisia, la povertà, lo sfruttamento, la corsa agli armamenti ed ogni atteggiamento di indifferenza e di egoismo. Morì a Parigi il 6 dicembre del 1977.

I testi che la liturgia odierna propone alla nostra riflessione sono tratti da:
Profezia di Isaia, cap.26, 1-6; Vangelo di Matteo, cap. 7, 21.24-27.

La preghiera del giovedì è in comunione con le religioni tradizionali indigene.

È tutto per stasera e noi ci congediamo qui, lasciandovi ad una citazione di Raoul Follereau. Tratta dal suo libro “Il domani siete voi” (Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau), è, per oggi, il nostro

PENSIERO DEL GIORNO
Un amico filosofo ed un po’ poeta, mi ha raccontato questa storia. Un passante si fermò un giorno davanti ad una cava dove lavoravano tre uomini. Egli chiese al primo: “Che cosa fai, amico?”. Quello rispose senza alzare la testa: “Mi guadagno il pane”. Chiese al secondo: “Che cosa fai, amico?”. E l’operaio, accarezzando l’oggetto delle sue cure, spiegò: “Vedete? Taglio una bella pietra…”. Chiese all’ultimo: “Che cosa fai, amico?”. E l’uomo, alzando verso di lui degli occhi pieni di gioia, esclamò: “Costruiamo una cattedrale!”. Tutti e tre compivano lo stesso lavoro. Il primo si accontentava di ricavarne da vivere; il secondo gli aveva già dato un senso; ma solo il terzo gli conferiva la sua grandezza e la sua dignità. Giovani dei quali sono, per sempre, fratello, costruite anche voi la vostra cattedrale! Col vostro sforzo di tutti i giorni. Perché ogni lavoro è nobile quando è appeso ad una stella. Il segreto della felicità è di fare tutto con amore. Che il vostro cuore, come una cattedrale, offra rifugio a tutto ciò che c’è nel mondo di bello, di chiaro, di puro, di grande, di fraterno. La nostra civiltà, martirizzata dal progresso, ha ancora nei suoi labirinti un cammino che si apre verso il sole. Esiste, per risolvere tanti problemi, un’unica soluzione. In mezzo alle vociferazioni del fanatismo ed alle tiritere della demagogia, si fa sentire una voce, così forte e dolce che gli odii motorizzati trattengono talvolta il fiato. È quello che dice: “Voi siete tutti fratelli”. All’immensa moltitudine dei vostri compagni riuniti a Firenze dicevo: L’ingiustizia sociale, l’egoismo, il fanatismo: ecco i vostri nemici. Francesco d’Assisi, Vincenzo de’ Paoli, Schweitzer, Dunant: ecco i vostri generali. Gandhi, Luther King, Massimiliano Kolbe: ecco i vostri eroi. Voi non siete di questa statura? Come potete saperlo? Per conoscere la propria misura, bisogna incominciare col superarsi. Romain Rolland diceva: “Un eroe è colui che fa ciò che può”. (Raoul Follereau, Il domani siete voi).

Ricevete l’abbraccio dei vostri fratelli e sorelle della Comunità del bairro.

Giorno per giorno – 06 Dicembre 2018ultima modifica: 2018-12-06T22:39:09+01:00da fraternidade
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