30/01/2012

Giorno per giorno - 30 Gennaio 2012

Carissimi,

“Gesù gli domandò: Qual è il tuo nome? Il mio nome è Legione – gli rispose – perché siamo in molti” (Mc 5, 9). Stasera, dopo aver ascoltato il vangelo dell’indemoniato geraseno, ci chiedevamo, un po’ provocatoriamente, quale fosse il nostro nome più vero. Quali fossero, cioè, gli spiritelli che abitano la nostra mente, che occupano il nostro tempo, che presiedono alle nostre azioni e alle nostre reazioni.  E se fossero, per caso, e in che misura, distruttivi nei nostri confronti e degli altri. Poi, seguendo il filo del racconto, ci siamo chiesti come fosse la nostra preghiera, in relazione al nostro essere, dato che tutti, più o meno, avevamo riconosciuto di indulgere a princípi che hanno comunque poco da spartire con ciò che è Gesù. E, in questo caso, se la nostra preghiera nascosta non contraddicesse spesso quella che recitiamo a fior di labbra e che suona: liberaci dal male!, e non fosse perciò: non liberarci troppo presto. Lasciaci tranquilli per un po’. Permettici di coltivare in pace i nostri egoismi, le nostre simpatie e antipatie, i nostri rancori, inimicizie, indifferenze, di cuocere nella nostra accidia. Torna più in là nel tempo, forse riusciremo a trovare una ragione per aprirci davvero a te, e perciò agli altri, e di conoscere una gioia più profonda di questi moti isolati di allegria solo superficiale che ci concediamo,  ma che alla fine ci lasciano solo insoddisfatti. Noi intanto, ti promettiamo che ci penseremo su un po’ se, per completare il quadro e mutando di soggetto, valga per noi davvero la pena, per liberare noi e gli altri, di perdere un po’ di cose, di diventare insomma più poveri di averi per riscoprire la bellezza dell’essere in te, per te, con te, nell’amore. E, però, l’incontro è oggi. Domani, chissà. Allora, Signore, ascolta solo la preghiera delle nostre labbra e liberaci tu dal male che ci fa male!

 

Oggi è memoria del Mahatma (grande anima) Mohandas Karamchand Gandhi, profeta di pace e martire della nonviolenza.

 

MAHATMA GANDHI.jpgMohandas Karamchand Gandhi nacque il 2 Ottobre 1869 a Pobandar, città costiera della penisola di Kathiawar, in India. Trascorse l’infanzia in un ambiente familiare agiato. A tredici anni, secondo le regole della propria casta, si sposò, divenendo padre a diciotto anni. Dopo aver compiuto i suoi studi in patria, si recò nel 1888 a Londra, per conseguire l’abilitazione alla professione forense. Restò lì circa tre anni. Tornato per un breve periodo in India, viaggiò alla volta del Sudafrica nel 1893, dove resterà fino al 1915, impegnandosi nella lotta non-violenta contro la discriminazione razziale che là dominava. Tornato in patria, volle in primo luogo dedicarsi al miglioramento morale e spirituale del suo popolo, cominciando da se stesso. A tal fine pronunciò i suoi voti: di assoluta onestà, del divieto di uccidere e della soppressione in sé del desiderio di nuocere o sopraffare chicchessia; di castità e di purezza  di vita, di dieta semplice e vegetariana e di perfetta povertà. Nel febbraio 1919, fondò il “Satyagraha Sabhaio”, per combattere la presenza coloniale britannica e conseguire l’indipendenza e l’unità nazionale, con mezzi non-violenti. La sua lotta appassionata  fu interrotta ripetutamente da arresti e carcerazioni, ma venne infine coronata da successo quando nel 1947, dopo lunghe trattative l’India ottenne infine l’indipendenza. Gandhi morì a Nuova Delhi, il 30 gennaio 1948, assassinato da un giornalista, Nathuram Godse, per conto del partito Hindu Mahasabha, che respingeva la dottrina gandhiana della nonviolenza e il suo progetto di conciliazione tra indù e musulmani. Venti ore prima del suo assassinio, durante la riunione di preghiera, Gandhi aveva detto: “Prendete nota di questo: se qualcuno dovesse porre fine alla mia vita trapassandomi con una pallottola e io la ricevessi senza un gemito ed esalassi l’ultimo respiro invocando il nome di Dio, allora soltanto giustificherei la mia pretesa”. Di testimoniare la verità della nonviolenza nella costruzione di una civiltà autenticamente umana. Avvenne come aveva desiderato.

 

I testi che la liturgia odierna propone alla nostra riflessione sono tratti da:

2° Libro di Samuele, cap. 15,13-14.30; 16,5-13; Salmo 3; Vangelo di Marco, cap. 5,1-20.

 

La preghiera di questo lunedì è in comunione con le comunità del sangha buddhista.

 

Beh, si è parlato di preghiera. E, allora, chiudiamo con essa. Lasciandovi ad una pagina di Mohandas Karamchand Gandhi, tratta da “Antiche come le montagne” (Edizioni di Comunità), una scelta dei suoi scritti e discorsi a cura di Sarvepalli Radhakrishnan. Che è, per oggi, il nostro

 

PENSIERO DEL GIORNO

La preghiera mi ha salvato la vita. Senza di essa, sarei pazzo da molto tempo. Ho avuto la mia porzione delle più amare esperienze pubbliche e private, che mi gettarono in una temporanea disperazione. Se riuscii a liberarmi da questa disperazione, fu grazie alla preghiera.  Essa non è stata parte della mia vita come lo è stata la verità. Sbocciò semplicemente dalla necessità, quando mi trovai in una situazione nella quale non avrei assolutamente potuto essere felice senza di essa. E con il passare del tempo, la mia fede in Dio crebbe, il desiderio di pregare si fece più irresistibile. La vita mi sembrava monotona e vuota senza di essa. [...] Cominciai senza credere in Dio né nella preghiera, e fino a una tarda epoca della mia vita non sentii nulla che somigliasse a un vuoto nella vita. Ma in quell’epoca sentii che, come il cibo è indispensabile al corpo, così la preghiera è indispensabile all’anima. In realtà il cibo non è così indispensabile al corpo come la preghiera all’anima. Perché il digiuno è spesso necessario per conservare la salute del corpo, mentre non esiste il digiuno della preghiera. È impossibile saziarsi di preghiera. Tre dei più grandi maestri del mondo - Buddha, Gesù e Maometto - hanno lasciato un’incontestabile testimonianza di aver trovato illuminazione nella preghiera e di non aver assolutamente potuto vivere senza di essa. Milioni di indù, musulmani e cristiani trovarono l’unico conforto della vita nella preghiera. Li chiamate menzogneri o illusi. Dirò che questa “menzogna” ha un grande fascino per me , cercatore della verità, se è proprio “menzogna” questa che mi ha dato forza e sostegno nella vita senza di che non potrei vivere un istante. Nonostante la disperazione che mi fissa in volto sull’orizzonte politico, non ho mai perso la mia pace. Questa pace viene dalla preghiera. Non sono un uomo di cultura, ma presumo umilmente di essere un uomo di preghiera. Sono indifferente alla forma. A questo riguardo ciascuno è legge a se stesso. Ma vi sono alcune strade ben tracciate, ed è prudente seguire le vie battute, percorse dagli antichi maestri. Ho portato la mia testimonianza personale. Che ciascuno provi, e scoprirà che la preghiera quotidiana aggiungerà qualcosa di nuovo alla sua vita. (M. K. Gandhi, Antiche come le montagne).

 

Ricevete l’abbraccio dei vostri fratelli e sorelle della Comunità del bairro.

23:38 Scritto da: fraternidade | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

Scrivi un commento