Giorno per giorno – 20 Luglio 2017

Carissimi,
“Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero” (Mt 11, 28-30). Noi non ci riusciremo a imparare da lui. Però, ci piace, e molto, l’idea di avere un Dio così (dato che è di Dio che qui si tratta), un Dio che ci si fa incontro con umiltà, quasi con timidezza, assicurandoci che non ci sarà di peso, dato che intende solo offrirci riposo – e deve saper bene come a volte ci sembrino dure e faticose le nostre giornate e, anche infinitamente di più, lo siano le condizioni di coloro che da sempre si è scelto come prediletti, quanti conoscono il peso dell’oppressione, dello sfruttamento, del disprezzo e dell’indifferenza. “Venite a me”. E poi con lui, fare anche di noi stessi, con umiltà e mitezza, rifugio e riposo per chi non l’ha ancora trovato.

Il calendario ci porta oggi le memorie di Elia il Tisbita, profeta, e di Louis-Joseph Lebret, profeta del riscatto e della solidarietà tra i popoli.

Profeta del sec. IX a.C., Elia era originario di Tishbe in Galaad. Lottò strenuamente in difesa del culto del Dio liberatore contro quello dei baal (gli idoli-padroni arbitrari della vita). Nell’episodio della rivelazione ricevuta sul Monte Oreb (1Re 19,8 ss), la Bibbia ci documenta una sua conversione nella comprensione del mistero di Dio. Il loquace Elia (era profeta e parlare pensava fosse il suo mestiere!) scopre che Dio si rivela più e meglio nel silenzio. È un invito a fare vuoto in noi, a liberarci dalle molte parole su di Lui, per lasciare agire Lui. Nel libro dei Re (2Re 2,11) si narra che Elia salì al cielo su un carro infuocato, avvolto in un turbine. Da qui deriva la credenza ebraica che egli non sia morto, ma che continuamente faccia ritorno sulla terra, per aiutare i fedeli bisognosi.

Louis-Joseph Lebret era nato a Minihic, nei pressi di Saint-Malo, in Bretagna, il 26 giugno 1897. Entrato giovanissimo nella Scuola Navale, ne era uscito ufficiale di marina, prendendo parte poco dopo alla Prima Guerra Mondiale. Nel 1923, sentendo la chiamata alla vita religiosa, lasciò la marina e entrò nell’Ordine domenicano. Negli anni successivi all’ordinazione, si sensibilizzò alla situazione dei piccoli pescatori bretoni, colpiti dalla crisi economica di quegli anni, aiutandoli a fronteggiarla e fornendo loro gli strumenti per un’analisi critica della realtà socio-economica, in vista di un’alternativa che vedesse finalmente l’economia al servizio dell’uomo. Sviluppando questa visione, creò nel 1941 l’istituto Economia e Umanesimo. A partire dal 1947, riconosciuto internazionalmente per la serietà dei suoi studi, venne ripetutamente invitato in diversi paesi del Sud del mondo per offrire il suo contributo ad uno sviluppo globale, armonizzato e autopropulsivo. Negli anni 60 il papa Paolo VI lo chiamò a Roma come perito al Concilio Vaticano II e lo volle come suo maggior collaboratore nella redazione della sua enciclica sullo sviluppo dei popoli, la Populorum Progressio. Padre Lebret morì a Parigi il 20 luglio 1966.

I testi che la liturgia odierna propone alla nostra riflessione sono tratti da :
Libro dell’Esodo, cap.3, 13-20; Salmo 105; Vangelo di Matteo, cap.11, 28-30.

La preghiera del giovedì è in comunione con le religioni tradizionali indigene.

È tutto, anche per stasera. Noi ci congediamo qui, offrendovi in lettura una preghiera di Louis-Joseph Lebret, che, tratta dal “Breviario della terza età” (Salcom), a cura di don Ferdinando Bay, troviamo in rete con il titolo “L’anziano e le dimissioni”. Ed è, per oggi, il nostro

PENSIERO DEL GIORNO
È così desolante lasciare incompleto un lavoro che in realtà non sarà mai completato; è così desolante abbandonare i compagni che si logorano accanto a noi. È normale che uno si ostini a tener duro, spossandosi. Eccomi dunque, o Signore, per un certo tempo o per sempre, non so, fuori combattimento. Sia fatta la tua volontà! So che siamo sempre dei servi inutili; tu puoi suscitare coloro che proseguiranno e faranno molto meglio, mentre l’essenziale è amarti e continuare ad amare intensamente i propri fratelli, quando pare impossibile poter essere utili per loro. L’arresto dell’azione non comporta l’arresto del desiderio, e il desiderio espresso in preghiera non è inefficace. Tu sai realizzare le cose anche con le preghiere di coloro che non possono far altro che pregare. Affido a te il mio desiderio, affinché i miei compagni non si scoraggino, affinché nuovi compagni si aggiungano al loro sforzo, affinché questi facciano molto meglio di quanto avevano pensato quando ero uno di loro. Se a te piace che la mia partenza sia seguita da decadenza, da sbandamento, da soppressione, ho fiducia che tutto questo sarà in vista di un gran bene, affinché ne venga qualcosa di meglio. Tu solo sai ciò che è meglio, e io mi affido a te, o Signore. (Louis Joseph Lebret, L’anziano e le dimissioni).

Ricevete l’abbraccio dei vostri fratelli e sorelle della Comunità del bairro.

Giorno per giorno – 20 Luglio 2017ultima modifica: 2017-07-20T22:36:25+00:00da fraternidade
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento