Giorno per giorno – 16 Luglio 2017

Carissimi,
“Ecco, il Seminatore uscì a seminare. E mentre seminava una parte del seme cadde sulla strada e vennero gli uccelli e la divorarono. Un’altra parte cadde in luogo sassoso, dove non c’era molta terra; subito germogliò, perché il terreno non era profondo. Ma, spuntato il sole, restò bruciata e non avendo radici si seccò” (Mt 13, 3-6). E meno male che la parabola non termina qui, perché, se non ci fosse anche un terreno buono, alla fine, che lo compensasse di tutta la fatica, quel contadino finirebbe per disperarsi. Come, chissà se succede qualche volta a Dio, dato che è Lui, per primo, il seminatore in questione. Stiamo scherzando, è ovvio, perché di semi che fruttano il cento, il sessanta, il trenta, lui ne troverà in ogni caso. Magari non sempre e non proprio in noi. Dato che ci capita di essere la dimostrazione che la Parola, pur cosí abbondantemente seminata in noi, raramente riesce davvero ad attecchire e, col tempo, germogliare e fruttificare in azioni degne di quell’annuncio. Coerenti, cioè, con esso. Ora, la parabola del seminatore e del seme allude visibilmente al destino del Figlio di Dio, che disegna anche la nostra vocazione, se gli offriamo appunto un terreno buono: quella di morire al nostro io, per farci alimento per gli altri. Ecco, noi come chiesa, come comunità, come singoli cristiani, dovremmo vivere di gesti che ripetono la storia del seme, la rivelazione del Dio che si fa dono gratuito per la vita del mondo. Resistendo ad ogni tentazione che ci vuol convincere che non ne vale la pena. E che, anzi, è proprio meglio disfarci presto di quella Parola che inquieta noi e indispone e allarma gli altri, per abbandonarci alla logica del Sistema. Indifferenti alla morte di cui fa scialo.

I testi che la liturgia di questa XV Domenica del Tempo Comune propone alla riflessione dei fedeli sono tratti da:
Profezia di Isaia, cap.5, 10-11; Salmo 65; Lettera ai Romani, cap.8, 18-23; Vangelo di Matteo, cap.13, 1-23.

La preghiera della Domenica è in comunione con tutte le comunità e chiese cristiane.

Il calendario ci porta, in questa data, la memoria della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo. Prima di estendersi a tutta la Chiesa, questa era stata una festa devozionale sorta per iniziativa di alcuni eremiti latini che, nel sec. XI, vivevano sulle pendici del Monte Carmelo, in Israele, e che là avevano costruito una cappella, in cui veneravano un’icona della Madonna. Essi scelsero di chiamarsi Fratelli della beata Vergine Maria del Monte Carmelo, desiderando avere in Maria la sorella che li aveva preceduti nel cammino di fede e il modello di apertura e accoglienza generosa al disegno di Dio. Nei secoli successivi, quest’ordine religioso avrebbe contato nelle sue file alcune delle maggiori figure della spiritualità cristiana: Giovanni della Croce, Teresa d’Avila, Teresina di Lisieux. Noi vorremmo ricordare anche frei Carlos Mesters, che qui in America Latina è senza dubbio il carmelitano più conosciuto e amato, per il lavoro e la dedicazione profusi nel far conoscere e amare la Bibbia, soprattutto tra i ceti più poveri e nelle comunità ecclesiali di base.

Il martirologio latino-americano ci porta anche la memoria di José Gumilla, gesuita, difensore degli Indios.

José Gumilla era nato a Cárcer, in Valencia (Spagna) il 3 maggio 1686 e quand’era ancora studente diciannovenne si recò con altri quarantadue missionari gesuiti in Nuova Granada (oggi Colombia). Dopo aver completato i suoi studi nell’Università Saveriana a Bogotà, fu ordinato sacerdote nel 1714. Da allora si dedicò per trentacinque anni a creare “reducciones”, villaggi indigeni autogestiti, e a portare avanti i suoi studi di scienze naturali, geografia, economia, medicina indigena, e degli idiomi parlati nel bacino dell’Orinoco. Nelle reducciones, Gumilla era insieme falegname, muratore, scultore, pittore, medico e avvocato. E anche prete, ovviamente. Riuscì a conquistare la stima e l’affetto degli indigeni al punto che costoro, quando giunse in visita il Superiore provinciale, temendo che potesse portarlo via, chiesero a Gumilla il permesso di ucciderlo. Riuscì, tuttavia, a convincerli che era meglio di no. Nel 1738, quando si recò a Roma come procuratore della sua Provincia, cominciò a redigere il suo capolavoro “L’Orinoco illustrato”, pubblicato poi a Madrid nel 1741. Tornò in Sud America nel 1743, e vi restò fino al 1750, quando morì, nella missione di Los Llanos il 16 luglio.

È tutto per stasera. Noi ci si congeda qui, offrendovi in lettura un brano di don Tonino Bello, tratto dal suo libro “Maria, donna dei nostri giorni” (San Paolo). Che è per oggi il nostro

PENSIERO DEL GIORNO
Santa Maria, serva della Parola, serva a tal punto che, oltre ad ascoltarla e custodirla, l’hai accolta incarnata nel Cristo, aiutaci a mettere Gesù al centro della nostra vita. Fa’ che ne sperimentiamo le suggestioni segrete. Dacci una mano perché sappiamo essergli fedeli fino in fondo. Donaci la beatitudine di quei servi che egli, tornando nel cuore della notte, troverà ancora svegli, e che, dopo essersi cinte le vesti, lui stesso farà mettere a tavola e passerà a servire. Fa’ che il Vangelo diventi la norma ispiratrice di ogni nostra scelta quotidiana. Preservaci dalla tentazione di praticare sconti sulle sue esigenti richieste. Rendici capaci di obbedienze gaudiose. E metti, finalmente, le ali ai nostri piedi perché alla Parola possiamo rendere il servizio missionario dell’annuncio, fino agli estremi confini della terra. Santa Maria, serva del mondo, che, subito dopo esserti dichiarata ancella di Dio, sei corsa a farti ancella di Elisabetta, conferisci ai nostri passi la fretta premurosa con cui tu raggiungesti la città di Giuda, simbolo di quel mondo di fronte al quale la Chiesa è chiamata a cingersi il grembiule. Restituisci cadenze di gratuità al nostro servizio così spesso contaminato dalle scorie dell’asservimento. E fa’ che le ombre del potere non si allunghino mai sui nostri offertori. Tu che hai sperimentato le tribolazioni dei poveri, aiutaci a mettere a loro disposizione la nostra vita, con i gesti discreti del silenzio e non con gli spot pubblicitari del protagonismo. Rendici consapevoli che, sotto le mentite spoglie degli affaticati e degli oppressi, si nasconde il Re. Apri il nostro cuore alle sofferenze dei fratelli. E perché possiamo essere pronti a intuirne le necessità, donaci occhi gonfi di tenerezza e di speranza. Gli occhi che avesti tu, quel giorno. A Cana di Galilea. (Antonio Bello, Maria donna dei nostri giorni).

Ricevete l’abbraccio dei vostri fratelli e sorelle della Comunità del bairro.

Giorno per giorno – 16 Luglio 2017ultima modifica: 2017-07-16T22:31:18+00:00da fraternidade
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